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Leggere e narrare la città

Un seminario, quattro racconti

Leggere e narrare la città

di REDAZIONE COMUNICLAB (12 06 2009)
http://www.flickr.com/photos/jody_art

La città vive in me come un poema
Che non m’è riuscito di fissare in parole. 

Jorge Luis Borges, Carme presunto

Seconda edizione del seminario “Leggere e narrare la città” ideato dal gruppo di ricerca  “Scriptorium Osservatorio sul romanzo” del laboratorio di scrittura e cultura della comunicazione, della facoltà di Scienze della Comunicazione de La Sapienza.
Il percorso si è concluso con la realizzazione, da parte degli studenti, di un racconto breve su un quartiere e alcune strade della città di Roma.

Attraverso le letture di Simmel, Park, Benjamin e Musil, le strade diventano “dimora della collettività” e lo stesso labirinto diviene immagine dello spaesamento urbano. Nell’aggirarsi senza metà del flâneur si ritrova il rifiuto del modello di una città indifferente, la città degli shopping center, delle strade che diventano spazi interni di socializzazione. La città moderna viene a caratterizzarsi, così, come luogo di comunicazione, oltre che di scambio e di conflitti. Dove l’uomo deve mettere alla prova la propria capacità di dialogare con l’altro e costruire relazioni culturali, oltre che di osservare.
Ma è il romanzo che narra, legge ed interpreta la città. Dalla lettura dei classici (e di alcuni moderni) si comprende la necessità di riappropriarsi della città come luogo, (ri)pensarla come spazio di progettazione culturale; ciò significa promuovere una nuova idea dell’abitare che implica l’abilità di costruire ma anche di prendere le misure al mondo, di riposizionare i luoghi del quotidiano e, al tempo stesso, ascoltarli. Si deve, allora, pensare la città come organismo a tre elementi composto dallo sguardo che la osserva, l’animo che la vive e il testo che la narra.
Ecco i migliori quattro racconti realizzati dagli studenti

La banda cinese dell’Esquilino di Samuele Perotti

Il bit  di Chiara Palmieri

L’arte oltre il muro di MirkoVenturi

La scelta di Paolo Orabona