3D: istruzioni per l’uso
3D: istruzioni per l’uso

E’ una tecnologia vecchia, che risale addirittura ai primi del ‘900: grazie a tecniche particolari di ripresa, le immagini di ripresa appaiono stereoscopiche, ovvero riprese da due punti di vista differenti. l’immagine stereoscopica prodotta da due telecamere appare alla vista come se fosse sdoppiata. Più l’immagine vuole apparire tridimensionale, più le due immagini si sdoppiano fra di loro. Grazie ad un paio di occhiali con lenti polarizzate (le famose lenti blu e rosse che spesso abbiamo indossato per godere dell’effetto) permettono ai nostri occhi di mettere a fuoco le immagini su schermo, simulando un effetto di profondità.
Difficile che nessuno abbia mai provato l’ebbrezza di indossare un paio di occhialini di plastica con lenti colorate, assieme a tanto entusiasmo ed una particolare voglia di provare emozioni nuove davanti ad un film un po’ diverso. Diverso perché, stavolta, in tre dimensioni. Specialmente durante gli anni ’80, qualche pellicola cinematografica e diversi programmi televisivi offrivano la possibilità di godere di uno spettacolo nuovo, che permettesse di saggiare la nuova dimensione del cinema, quella che permetteva di raffigurare, virtualmente, oggetti davanti a noi e dotati di una loro profondità.
Per non parlare, sempre durante gli anni del cantante Michael Jackson e del Commodore 64, dell’exploit dei fumetti in tre dimensioni, sempre caratterizzati dalla stessa tecnica, stavolta impressa su carta.
La tecnologia ebbe vita breve, a causa dei prezzi elevati che ogni produzione cinematografica doveva sobbarcarsi per girare (all’epoca solo spezzoni) i loro film in tre dimensioni. Oggi, nell’anno domini 2009, la situazione è destinata a cambiare, visti i prezzi più abbordabili della tecnologia e soprattutto la possibilità di distribuire il film in maniera digitale e non più su di una particolare bobina. Il funzionamento della tecnologia è praticamente rimasto invariato, ma si affina notevolmente grazie agli schermi dei cinema digitali, che possono offrire una visione maggiormente dettagliata e prossima all’alta definizione. Ecco perché ogni sala cinematografica che voglia offrire uno spettacolo in 3D deve essere munita dello schermo adatto, oppure affittarlo per un periodo di tempo limitato.
Tornano anche i famosi e buffi occhialini con lenti polarizzate, stavolta resi più desiderabili dal loro look meno spartano e dotati di una montatura in plastica e non più di carta (difatti i gestori del cinema pretendono che vengano restituiti dopo la fine del film). Il mercato sta rispondendo ottimamente alla richiesta di film in 3D, come abbiamo potuto saggiare anche in Italia: a partire dal fantasioso “Viaggio al Centro della terra 3D”, fino ad arrivare al film d’animazione “Bolt”, in questi giorni molti spettatori appassionati di film horror e di questa vecchia tecnologia, hanno potuto godersi anche il primo film con tematiche horror interamente girato con tecniche stereoscopiche: “San Valentino di Sangue in 3D”.
L’immediato futuro ci permetterà di godere di altri film con una dimensione in più, a partire dal nuovo lavoro del gruppo Pixar, con il loro”Up”, storia di un arzillo vecchietto che non rinuncia a godere alla sua età di nuove esperienze, e soprattutto il chiacchierato “Avatar” di James Cameron, il regista che ci fece emozionare con Titanic, alle prese con un progetto cinematografico da 200 milioni di dollari. Il genere del film sarà Sci-Fi, il primo vero amore del regista, e narrerà dell’esperienza di un ex-marine alle prese con una guerra sul pianeta Pandora ed un impossibile ma originalissimo amore con un’aliena. “Avatar “ sarà girato con attori veri, ma miscelerà tecniche originali e studiate dallo stesso Cameron di motion capture, tecnica usata per “carpire” le animazioni di un essere umano per poi riprodurle in ambiente digitalizzato.
Il futuro appare roseo e molto divertente per noi utenti, ma la sfida dei registi che si imbattono nelle riprese in tre dimensioni è quella di dare un senso alla tecnologia. Se le promesse del marcato sono vere, fra pochi anni l’uscita dei film tridimensionali potrebbe equipararsi a quelli girati in due dimensioni. Lo spettatore avrà oramai interiorizzato la novità tecnologica (che non è una novità poi) e si aspetterà contenuti idonei all’esperienza cinematografica. Un piccone che tenta di colpire virtualmente lo spettatore in “San Valentino di Sangue in 3D”, oppure un palloncino colorato che sfoggi la sua tridimensionalità in “Up”, non basteranno più a colmare il gap tecnologico fra un film in due ed uno in tre dimensioni.
Sicuramente questa sarà la vera sfida per ogni regista che voglia sfruttare questa tecnologia, ancora orfana di un uso veramente ispirato del media in questione e che possa descriverne il valore aggiunto. Forse James Cameron potrebbe dare il via all’uso della macchina da presa in 3D per progettare scene pensate per un film in tre dimensioni. Affinché le emozioni non rimangano, davanti ad un film in tre dimensioni, piatte come le figure in due dimensioni a cui siamo da tempo abituati.