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Casalbertone: passages

Roma, un quartiere, una ricostruzione

Casalbertone: passages

di FRANCESCA FIORE (15 06 2009)
Francesca Fiore
angolo fra via di Casal bertone e via Pollio

La storia di Casal bertone è una storia simile a quella di molti altri quartieri. La trasformazione delle nostre aree urbane si intreccia a vari problemi sociali, ambientali ed economici. E’ il perenne conflitto fra i comitati di quartiere, che cercano di limitare la cementificazione dei propri spazi, sia con lotte che con iniziative sociali e culturali, e la necessità di comune e municipi di stipulare accordi con imprese private, a causa della mancanza di fondi adeguati, cedendo inevitabilmente alle richieste delle imprese. Nascono così centri commerciali e spazi abitativi spesso al di sopra delle possibilità degli abitanti del quartiere, mentre le concessioni promesse dalle aziende, quasi sempre spazi destinati a uso sociale e culturale, languiscono a metà nei cantieri.

Casal bertone ha un ulteriore problema: non è centro e non è periferia. Il concetto di centro in una città come Roma è particolare. Oltre al centro storico, lo sviluppo delle aree universitarie ad esempio, ha permesso che la definizione di centro si allargasse anche a quartieri come il Pigneto, San Lorenzo, piazza Bologna. Casal bertone, quartiere d’importanza storica fra la Tiburtina e la Prenestina, è proprio uno di quei quartieri in cui ogni giorno si lotta per limitare la “marginalizzazione”.Una marginalizzazione moderna, che si esprime in giganteschi palazzi ed aree commerciali, nella presenza di pochi servizi sociali e culturali, in aree verdi minime e ben delimitate.

Così Casal bertone, noto forse più per alcune scene di “Mamma Roma” e de “I Soliti Ignoti” che per le sue tracce storiche, è da anni un cantiere a cielo aperto.
Il comitato di quartiere, in lotta da circa sette anni, attende ancora di vedere la consegna di molte aree destinate al verde, alle associazioni, all’istruzione, ai servizi pubblici, agli anziani.
La storia di questa riqualificazione è lunga e conflittuale e vede coinvolti cittadini, associazioni, il Municipio V e diverse aziende di costruzioni.
In particolare i nuclei finanziari intorno al quale si sviluppa il progetto sono due: l’accordo Comune – CAM srl e i fondi Tav /Auchan. Ma la lotta per gli spazi del quartiere inizia prima di questi accordi, inizia con la riqualificazione autonoma del parco di via Morozzo della Rocca.

 
Il parco di via Morozzo della Rocca
Il parchetto via Morozzo ha una storia particolare, quasi grottesca. Inizia tutto nel 1994, quando il Comitato di quartiere riesce a far inserire il parco, profondamente degradato, nelle aree pubbliche da ripulire. Grazie alla partecipazione all’iniziativa di Legambiente “Puliamo il mondo” si da il via ad iniziative di pulizia e riqualificazione del parco, da parte di volontari residenti. Le iniziative proseguono quasi tutte le domeniche e in alcuni giorni infrasettimanali, con il sostegno dei rappresentanti della circoscrizione, fino alla fine del ’94, quando l’area è finalmente utilizzabile.
Ma la prima iniziativa pubblica scatena le azioni dei proprietari di parte dell’area del parchetto che ne rivendicano l’utilizzo. Tuttavia Le iniziative proseguono, mentre i cittadini collaborano con le scuole e con l’Università, con Legambiente e con le istituzioni, per inserire il parchetto e la scuola adiacente come aree da salvaguardare, nella variante che doveva precede il nuovo Piano Regolatore di Roma. I problemi si ripresentano nel 1997 quando la società Nievole, proprietaria della parte superiore dell’area che comprende l’asilo nido, chiede un risarcimento di 5 miliardi di lire al Comitato di quartiere, al Presidente della Circoscrizione e all’Assessore comunale all’Ambiente, citandoli per “danni”, nonostante abbiamo riqualificato l’area. La causa, che dura 7 anni, diventa un simbolo della lotta dei cittadini per il verde nei propri quartieri. Durante questo periodo alle persone citate viene addirittura proibito di avvicinarsi all’area. Alla fine la sentenza dimostra l’infondatezza delle accuse, perché l’area era ritenuta pubblica da tutti, perfino dalla documentazione comunale. Si avviano le procedure di esproprio e il progetto, elaborato dal Comitato di quartiere negli anni precedenti, diventa ufficiale. Ma nel 2002 i proprietari presentano un progetto di edificazione. La dura opposizione del Comitato e di alcuni esponenti politici fa si che il progetto venga discusso fino al 2003-2004, quando si cambia radicalmente: inizia il “Progetto CAM”, meglio conosciuto come progetto di riqualificazione di Casal Bertone. Il parco è salvo e verrà ristrutturato. A Casal bertone serve un piano di riqualificazione e alla CAM serve edificare.
 
Il progetto CAM
Nel 2003- 2004 il Comune e la ditta CAM s.r.l. firmano un accordo per cui si allarga il progetto iniziale e la società s’impegna a costruire determinati servizi. In particolare il progetto riguarda tre aree:
l’angolo via Pollio/ via di Casal Bertone, il parco di via Morozzo della Rocca (adiacente a via Pollio), l’area verde compresa fra via De Dominicis e via di Portonaccio.
La CAM ottiene la possibilità di edificare su questa terza area, all’epoca occupata da associazioni culturali e sociali, dal Sert, da associazioni che forniscono servizi pubblici. Ottiene inoltre un’area in via Rivisondoli, vicino Ponte Mammolo. In cambio dovrà rimediare alla riduzione delle aree verdi e procedere a ristrutturazioni ed edificazioni di spazi da adibire ai servizi pubblici e alle associazioni rimaste senza sede.
Dopo due anni di dibattito e lotte fra l’azienda e il Comitato di quartiere, si firma una delibera in cui si sottolinea l’importanza degli interventi per le opere pubbliche, giudicati come vincolanti all’accettazione della proposta da parte del Comitato. In particolare si chiede che la costruzione e la riqualificazione di queste sedi pubbliche avvenga prima dell’edificazione dei locali ad uso abitativo e commerciale, progetto che la CAM vuole sull’area verde via De Dominicis. Queste opere riguardano servizi di cui i cittadini hanno bisogno immediatamente come l’asilo nido o il parco per i bambini, come la scuola media, per non parlare delle associazioni culturali che hanno perso la loro sede. Tutto sembra premiare lo sforzo decennale dei cittadini per difendere il proprio quartiere, per renderlo vivibile.
Nella delibera del Consiglio Comunale n.155del 11/07/05 si sottolinea principio annunciato ai cittadini in lotta, cioè “prima le opere pubbliche e poi il resto”.La CAM in particolare deve a Casal bertone:
1. la trasformazione del parco di via Morozzo della Rocca in area verde di 4000 mq, per risolvere il problema causato dall’eliminazione del verde di via De Dominicis;
2. una nuova struttura per la scuola materna negli edifici occupati in via Pollio, previa sistemazione delle famiglie occupanti negli edifici di via Rivisondoli;
3. la demolizione di un edificio in disuso, in passato adibita ad uso scolastico, contenente amianto nelle strutture;
4. la riqualificazione di via Cesare Ricotti, attuale sede del mercato, ed edificazione di un mercato coperto di 32 banchi, con annesso parcheggio sotterraneo, nella zona ad angolo fra via Pollio e via di Casal bertone, in quel momento parcheggio per autoarticolati;
5. la realizzazione di edifici per uso sociale su un area di 1000 mq da destinare alle associazioni prive di sedi;
6. la realizzazione di una palestra pubblica su un area di 1000 mq;
7. Due piazze pubbliche.
 
Ma la stessa delibera contiene incongruenze che non convincono i cittadini e li portano a protestare nuovamente. In particolare, nella premessa della Delibera si sottolinea che gli interventi pubblici richiesti sono oggetto di procedimento separato. Le procedure di esproprio dell’area del parco, ad esempio, saranno attivate dal comune, senza alcuna data precisa, cosa che preoccupa i cittadini già coinvolti in una causa dalla proprietà, dimostratasi più che ostile in passato. Per quanto riguarda la scuola materna la Delibera dice che la CAM sosterrà i costi di ristrutturazione, ma “all’interno della differenza di valore fra i benefici delle parti, quale sia l’entità di tale differenza, attraverso garanzia fideiussoria”. Secondo il Comitato questo farebbe slittare la ristrutturazione a dopo l’edificazione di via De Dominicis per cui si prepara un progetto decisamente al di sopra delle possibilità di Casal bertone. Per via Ricotti si parla genericamente di fondi residui disponibili derivati dall’Accordo di Programma per il centro commerciale Auchan, a cui si accederà dopo l’eventuale scelta di pedonalizzare l’area, ma senza precisare nulla di più. Si parla poi di ulteriori residui dei fondi per l’impatto ambientale della TAV.
I cittadini chiedono un preciso cronogramma degli interventi e chiedono che i fondi di eventuali differenze di valore vengano reinvestiti nel quartiere stesso.
Sono passati 4 anni e i cantieri sono quasi tutti per lo meno avviati.
 
Girando un po’ le strade del quartiere, si vede subito che nessun cantiere è a buon punto. Nemmeno quello di via De Dominicis, dove sorgerà un complesso residenziale e un nuovo centro commerciale. I lavori sono iniziati meno di un anno fa e la consegna è prevista per Luglio 2011. La cosa che preoccupa di più i cittadini di Casabertone sono i servizi pubblici e la scuola, che saranno realizzti solo dopo la fine dei lavori di via de Dominicis.
Il Comitato di quartiere si è sciolto, a causa di problemi interni e probabilmente a causa della lotta, ormai persa, per una riqualificazione a misura d’uomo. La’ex scuola materna Randaccio, con amianto nelle pareti, è ancora lì, accanto alla scuola elementare regolarmente frequentata da bambini. Il mercato è ancora in via Ricotti. A che punto è la riqualificazione? L’abbiamo chiesto al Signor Maurizio M.   e alla signora Paola B., genitori, abitanti del quartiere e protagonisti dell’opposizione a questo progetto:
“Nessuna delle promesse fatte a noi è stata rispettata. Il mercato coperto non c’è e da quello che vedo dallo stato dei lavori, non ci sarà ancora per molto"
"La scuola elementare è ancora vicino alla ex scuola piena di amianto, questa era una cosa che doveva essere fatta immediatamente”
“Le palazzine di via De Dominicis, almeno da quanto leggo dagli annunci, saranno di gran lunga superiori alle possibilità del quartiere, con il risultato che non si risolverà sulla per l’emergenza casa, i miei figli dovranno andare a vivere fuori da Casal bertone, perché non potranno permettersi una casa lì”
“ Tutte le associazioni non hanno ancora una sede stabile, l’area di 1000 mq preomessa ancora non è stata nemmeno inizata” (Maurizio M., impiegato in una ditta di trasporti, padre di due figli adolescenti)
“I nostri bambini giocano in un parco minuscolo, con davanti il traffico dell’Auchan. Ci avevano promesso una zona verde perché hanno tagliato tutta quella di via De Dominicis, e invece siamo ancora in questo parchetto che ci è costato anche molto”
“Invece di migliorare la viabilità di via di Portonaccio, che in alcune ore del giorno è impraticabile, continuano a costruire centri commerciali, cosa che renderà ancora più pesante il traffico. E in più alle spalle di questo c’è già l’Auchan”
“Casal bertone ha una memoria storica e vorrebbero farlo assomigliare a uno qualsiasi dei quartieri periferici in cui hanno prima costruito i negozi e poi le fognature, per questo abbiamo lottato, abbiamo il diritto di negoziare la trasformazione del nostro quartiere” (Paola B., insegnante, madre di una bambina)
 
Non è quindi solo una questione puramente spaziale, ma anche di memoria storica. Questo quartiere ha visto l’avvicendarsi di varie amministrazioni, qualcuna ha sostenuto le lotte dei suoi abitanti, ma certamente questi hanno dovuto farsi sentire in altri modi. E i cittadini non sono i soli a combattere questa battaglia. E’ del 1 Aprile 2009 l’occupazione simbolica da parte di attivisti della Rete sociale, da anni in lotta per il diritto alla casa, del cantiere della ditta Bross, su via di Casalbertone. . «Chiediamo che le istituzioni locali – hanno detto gli occupanti – acquisiscano una parte (20-30 %) delle nuove costruzioni per destinarle all’emergenza abitativa del quartiere e della città, attraverso forme agevolate di affitto. Chiediamo inoltre che vengano destinati degli spazi ad uso pubblico: cinema, teatro, biblioteca. Rivendichiamo un investimento pubblico e una ‘tassa sociale’ dei profitti privati». L’azione è un’altra tappa del «censimento dal basso» degli immobili pubblici e privati che, dicono i comitati, «dovrebbero essere destinati all’edilizia popolare e non alla speculazione».
Queste richieste rimangono però inascoltate sia dalle ditte, che dal Comune. Il risultato è proprio quello di cui parlava il signor Maurizio: Casal bertone si spopola sempre di più, i giovani sono costretti ad andare in “periferia”. Si obietterà che questo è un fenomeno di qualsiasi luogo, indipendentemente dalle riqualificazioni. Si obietterà che comunque una riqualificazione ci sarà e che questo è un bene. Abbiamo rivolto le stesse obiezioni agli intervistati, che hanno risposto così:
Pensa se un giorno qualcuno arriva e dice: non puoi più avere gli alberi secolari sotto i quali sei cresciuto, qui si deve far spazio ai negozi, le case colorate devono diventare complessi residenziali e ci servono anche molti parcheggi. Ma in cambio vi concediamo un parchetto e una piscina comunale. Cosa risponderesti?” (Paola B.)
"Il nostro quartiere ha subito molto negli ultimi dieci anni, sta diventando invivibile. Può darsi che anche io dovrò andare in periferia, ma finchè resto qui, nel posto in cui vivo d 20 anni, non smetterò di cercare di difenderlo, di strappare anche un solo metro di aiuola al cemento” (Maurizio M.)