Il motore di ricerca per i dubbiosi. Sembra la definizione adatta per Hunch, servizio lanciato dalla co-fondatrice di Flickr Caterina Fake.
Un po’ come sistemi già collaudati del livello di Yahoo Answers, Hunch prova a rispondere alle nostre domande; la novità sta nel fatto che le risposte le dà tramite un algoritmo che prende in considerazione le informazioni che l’utente lascia su se stesso; prima di porre il quesito, infatti, ci vengono richieste info su dove abitiamo( città o campagna), qual è il nostro sesso e anche informazioni su come la pensiamo su determinati temi(il secondo quesito è sugli alieni!).
Dodici mesi di lavoro al
Mit di Boston per sfornare un algoritmo che sembra anticipare quello che da molti è indicato come la frontiera del futuro: il
semantic web, in grado di tarare le ricerche anche sul significato dei contenuti della rete e non solo su tag e metadati testuali. Ogni domanda può essere saltata per la successiva, ma più informazioni lasciamo più Hunch si avvicina con le sue risposte a dirci “quello che è giusto per noi” ed elimina la gran massa di risultati spesso percepiti come “rumore” dagli utenti di Google. E proprio il colosso del web viene chiamato in causa, tanto per cambiare, come colui che deve difendersi dalla concorrenza del nuovo arrivato. Ma qui bisogna andarci cauti: Google negli ultimi anni ha fatto molte vittime indicate dai più come rivoluzionarie, e Hunch con le sue 7000 risposte nel database è ancora a caccia di un solido bacino di utenza.
In ogni caso, la collaborazione con le aziende di qualsivoglia settore potrebbe innescare interessanti meccanismi, un esempio su tutti: cerchiamo un viaggio adatto a noi, dopo la risposta, si apre il mondo davanti ai nostri occhi, col sistema che dà il suo output correlato al sito di Expedia e noi che siamo già pronti a partire!