Tour of the universe: possibile mancare?
Tour of the universe: possibile mancare?

E' stata la prima data italiana del Tour of the Universe dei Depeche Mode.
Erano sette mesi che aspettavo questo concerto. Mi ero quasi dimenticata di avere il biglietto. Ogni tanto andavo persino a controllare se ci fosse ancora. Penso mi abbia ringraziato quando l’ho tirato fuori dalla pila di libri in cui l’avevo nascosto. Ma il momento era finalmente arrivato.
Dopo gli inevitabili fraintendimenti su orari ed appuntamenti. La mia premessa era stata “Non mi fate aspettare!”, ma potete ben immaginare come sia andata a finire. Ero lì. Sotto l’obelisco, davanti allo Stadio Olimpico di Roma e attendevo. Non soltanto le mie amiche, ma il mio primo vero concerto all’Olimpico (anche se ufficioso visto che i gli annali annoverano un altro concerto, quello di Antonello Venditti. Ma non conta.) e soprattutto il mio primissimo concerto dei Depeche Mode.
Uno dei “gruppi capaci di portare la cosiddetta musica elettronica a livelli di successo su scala planetaria”. O almeno così c’è scritto su Wikipedia. Per me sono una delle poche band simbolo del synth-pop made in Britain con un’anima molto rock n’roll. Il loro stile ormai è inconfondibile. Melodie accattivanti ed inconfondibili.Testi introspettivi e dalle intense atmosfere.
Sarà che i Depeche Mode hanno trovato la formula perfetta per unire la freddezza della musica elettronica con la calda e suadente voce di Dave Gahan . Sarà la loro capacità nel rinnovarsi. Sarà l’incredibile talento di Martin Gore, vera mente musicale del gruppo. Sarà che sono passati 20 anni e loro sono ancora lì a riempire stadi e ad emozionare il loro pubblico.
Dopo code, tornelli e carabinieri pronti ad accertarsi che nessun tappo di bottiglia oltrepassi i loro blocchi, ci siamo. Lo stadio visto dal parterre è grandissimo e quasi intimidatorio. Ad attenderci con la loro musica un gruppo francese di Antibes, si chiamano M83. Una band di musica elettronica, anzi shoegaze per la precisione, che non ha però scaldato molto i cuori dei fan. Ho sentito gente stupirsi e chiedersi: “Ah! Ma c’è un gruppo che sta suonando?!”.
I primi dubbi compaiono alla vista del palco. Apparentemente semplice. Un grande schermo sullo sfondo dal quale fuoriesce un'enorme sfera. Il problema però era un altro: “Secondo voi riusciremo a vedere qualcosa? Il palco mi sembra un è un po’ troppo basso!”.
In effetti nessuna di noi, a parte sporadici allungamenti sulle punte dei piedi, è riuscita a vedere qualcosa. Dave Gahan, Martin Gore e Andrew Fletcher, erano per noi come delle presenze-assenze che potevamo sentire ma non potevamo vedere (eppure non sono messa così male con il mio 1,70!).
Ma non importa. Lo spettacolo aveva inizio. Si abbassano le luci. Sugli schermi appaiono due figure, un bambino di colore ed un uomo anziano con un lunga barba bianca. Urla, applausi ed ecco che ha inizio lo spettacolo.
Ad aprire il concerto tre nuove canzoni tratte dal nuovo album Sounds of the Universe; In Chains, Wrong (primo singolo estratto) ed Hole to Feed. Dopodiché un salto nel passato con Walking In My Shoes , A Question Of Time, Fly On The Windscreen e le più recenti ed indimenticabili It’s No Good e Precious. Di colpo spariscono gli altri componenti del gruppo ed ecco che appare, solo, con il suo completo luccicante, Martin Gore. Inizia ad intonare Jezebel, tra le mani una chitarra, anch’essa ricoperta di lucenti strass. Ma il suo “assolo” non è finito. Si sentono delle note, è l’inizio di Home. Dalle prime strofe il pubblico diventa un unico grande coro e Martin Gore ne è il direttore d‘orchestra. Indimenticabile.
Ed ecco di nuovo i Depeche Mode al completo per Come Back e Peace. A scaldare nuovamente gli animi dei 50 mila fan saranno In Your Room, I Feel You , Policy Of Truth e le storiche ed emozionanti Enjoy The Silence e Never Let Me Down Again. Un “Goodnight Roma!” urlato a gran voce da Dave Gahan fà presagire la fine. Ma lo spettacolo continua.
Dal backstage si vedono tornare sul palco per un primo bis. Stripped e Master and Servant riaccendono l’atmosfera. Subito dopo una fantastica Stange Love, accompagnata da un video molto sensuale, tra l‘hard ed il fetish.
Dopo un’altra breve pausa la "blasfema" Personal Jesus e la romantica Waiting for the Night ci fanno sperare. Invece, dopo aver salutato il pubblico romano, i Depeche Mode si congedano dai loro fan un‘ultima volta. Neanche una I Just Can’t Get Enough invocata a gran voce dall’intero pubblico ha convinto il trio inglese ad un ultimo e definitivo bis.
Le luci di riaccendono. A quel punto è chiaro che il concerto era veramente finito.Ma nonostante la stanchezza, il sudore e la calca, è stato un concerto indimenticabile. Una miscela di odori e profumi (non sempre legali). Un mare di persone esaltate ed eccitate, unite insieme nel nome della buona musica. E pensare che avevamo rischiato di non poter vivere tutto questo. Poche settimane fa il frontman del gruppo Dave Gahan è stato operato per un tumore alla vescica. Questo però non gli ha impedito di essere sul quel palco e dare il meglio si sé. In fondo si sa, “The Show Must Go On”.