Che la tecnologia potesse cambiare il mondo è confermato ormai da diversi secoli e tanti sono gli esempi attorno a noi che ce lo dimostrano: telefono, televisione, computer, ecc.. Ma che la tecnologia potesse profilarsi strumento di comunicazione e integrazione culturale anche laddove la povertà e la guerra primeggiano, no questo non potevamo immaginarlo. E invece sembra proprio che all’orizzonte, almeno di alcuni cieli africani, si stia affacciando il bagliore di una nuova speranza. È la tecnologia che tante volte fa miracoli.
Un computer per combattere la fame. No, non è un nuovo rimedio dimagrante, ma un progetto serio in cui crede l’Associazione
Movimento per la Lotta contro la Fame nel Mondo: avvicinare l’Africa al mondo virtuale, portando la connessione ad internet in Congo, Etiopia e Ruanda per iniziare a sfidare la povertà e la guerra dalla radice, costruendo un ponte tecnologico a beneficio delle generazioni a venire. L’organizzazione si avvale della partnership italiana del
centro Metid del Politecnico di Milano, affinché anche le zone rurali e isolate possano usufruire della rete.
Da dove si parte. È soprattutto nelle scuole secondarie che centinaia di studenti e professori provenienti da aree piuttosto ampie si riversano ed è proprio tra quelle mura che la Ong vuole piantare i primi semi dell’iniziativa. Per accedervi, infatti, basta averne di robuste con le finestre munite di inferriate, che serviranno a proteggere i computer da eventuali furti. Corrente e linea telefonica, se mancano, verranno fornite mediante generatori di elettricità a gasolio e connessioni ad Internet via satellite. Soluzioni non proprio economiche, ma le uniche possibili per mettere in moto le tecnologie in questi contesti.
Ci si autofinanzia. Dopo l'impianto e l'assistenza iniziale, poi, si cerca di rendere il più autonome possibile le comunità: l'obiettivo è la creazione di una micro – impresa di servizi informatici che possa generare occupazione e contribuire alla sostenibilità finanziaria del progetto. In che modo? Aprendo degli internet café, accessibili a tutti ma con tariffe ridotte per gli studenti. Mentre tra gli obiettivi di lungo termine spiccano l’aumento della conoscenza e la diffusione della tecnologia, ma soprattutto stimolare la formazione e migliorare il livello di istruzione delle aree interessate dai progetti, attraverso corsi a distanza.
Il rapporto con le realtà locali. La messa in pratica del progetto, a detta del responsabile dei progetti di cooperazione allo sviluppo del Metid, Stefano Scotti, non è stata facile, poiché, pur appoggiandosi l’associazione a reti religiose già inserite nel paese, bisogna tener presente una serie di regole che non spesso non favoriscono lo sviluppo della comunicazione, ma al contrario la ostacolano. In Etiopia, ad esempio, non è stato possibile installare l'antenna VSAT, perché qui la connessione ad Internet può essere fornita solo dall'azienda di Stato, che cerca di controllarne massicciamente l'utilizzo. Mentre per sdoganare i pc destinati ad una scuola primaria, ci sono voluti 3000 euro di tasse di importazione, che poi le autorità doganali avrebbero restituito dopo il riconoscimento del progetto da parte del Governo. Promessa non mantenuta.
Le comunità locali ed in particolare i giovani hanno accolto con tanto entusiasmo e curiosità l’arrivo della tecnologia. Capita ormai frequentemente che sciami di studenti raccolgano i 200 franchi ruandesi (25 centesimi di euro) necessari alla connessione, per trascorrere un’ora delle loro serate in quell’universo parallelo che è il web. Auspichiamo che la comunicazione, rivestita di tecnologia, svolga appieno il suo ruolo di educatrice sociale per giungere a piccoli passi verso un autentico processo democratico. In Africa, dove c’è n’è bisogno.