Tantissime accuse sono state fatte all’Auditel, la società che rileva gli ascolti televisivi, per imparzialità e non adeguatezza dei metodi di rilevazione. Il primo vero caso di attacco è stato un’inchiesta di Giulio Gargia sul periodo Cuore, dalle interviste fatte ad una ventina di famiglie del panel utilizzato sono emerse molte irregolarità sull’utilizzo del meter.
La società ha cercato di difendersi inserendo sul sito un sezione con le cosiddette "favole" seguite da una smentita.
Un esempio è il caso “dell’Acquazzone”:
Il 15 luglio 2000 a causa di un acquazzone la trasmissione all’aperto condotta da Katia Ricciarelli e Mara Venier fu interrotta per un quarto d’ora trasmettendo esclusivamente il segnale orario. I dati auditel, però, hanno segnato che più di tre milioni di persone erano sintonizzati in quell’arco di tempo. La notizia fece molto scalpore e ne parlarono Repulbblica e Stampa.
L’auditel ha pubblicato sul sito:
“FALSO
La semplice lettura dei dati (che sono a disposizione) dimostra come il pubblico, che mediamente vedeva il programma, cali, per effetto dell'interruzione, da 3.335.000 persone al milione e 689 mila del film che segue ("Una pistola nella borsetta") passando attraverso la visione del quadro orario, di una serie di promos e di un cartone animato della serie Popeye.
I "tre milioni" di ipnotizzati, "per un quarto d'ora" davanti al segnale orario, rappresentano dunque una mistificazione che, però, è valsa a sostenere un'aggressiva e immotivata campagna di stampa. Un'analisi più approfondita sugli individui sintonizzati avrebbe dimostrato che a formare il valore "medio" d'ascolto hanno contribuito anche telespettatori che, prima dell'interruzione, non erano su RAI 1 e vi sono arrivati, o accendendo direttamente sulla rete o facendo zapping da altri canali. In ogni caso la loro "permanenza" sull'interruzione non ha superato i 3 minuti circa di media. Sul piano psicologico non è difficile accettare che un certo numero di ascoltatori siano rimasti in ascolto, curiosi di sapere come si sarebbe risolto l'imbarazzante "infortunio": cosa avrebbe offerto RAI1? Sarebbe ripreso il collegamento? ecc.
Rimane in vita la consueta domanda: perché alcune persone possono restare sintonizzate su un non programma? La risposta è sempre la stessa: il televisore acceso in famiglia a volte fa da sottofondo ad altre attività come, ad esempio, la semplice conversazione. E' quindi del tutto normale che individui del campione che si sono dichiarati all'ascolto di una emittente la guardino anche distrattamente: per molti è ora di cena (o immediato dopo cena) un momento in cui la famiglia si riunisce per fare più cose contemporaneamente, come cenare/sparecchiare, parlare e, anche… guardare la televisione.
Non deve, pertanto, stupire che, in questo contesto, un televisore possa rimanere sintonizzato su un non programma per pochi minuti (e non il famoso quarto d'ora!) e molti - certamente meno di quanto venga raccontato per "far scandalo" - non si preoccupino di cambiare programma.”
L’attacco più tenace arriva dalle televisioni satellitari, l’amministratore delegato Tom Mockridge, durante il convegno sulla pubblicità ha lanciato una forte accusa alla società di rilevazioni. Ha dichiarato che non sarà possibile un vero studio dei dati di ascolti a fini commerciali finchè Rai e Mediaset gestiscono più del 60%. Mockridge propone di far scendere il controllo al di sotto del 50%, lasciando così la maggioranza ad altro soggetti, richiede poi il controllo di terzi sui dati rilevati.
Esistono anche altri gruppi che si scontrano con Auditel, come Megachip, l’associazione per la democrazia nella comunicazione guidata da Giulietto Chiesa. L'associazione ha esposto 4 proposte per cambiare l’auditel come l’accesso ai dati grezzi e non solo quelli elaborati dai software della società, e che l’Autorità garente delle Telecomunicazione faccia per prima i rilevazioni.
L’argomento Auditel è molto dibattuto perché attraverso i dati di ascolto si decide l’intero palisensto televisivo e l’entrate pubblicitarie, più volte la politica ha cercato di regolamentare, ad esempio la riforma proposta da Gentiloni, ma è ancora un settore da studiare a fondo e normatizzare nell’intersse degli utenti.