Tempi recenti
Non serve andare troppo indietro:
7 aprile 2009, edizione delle 13 e 30 del Tg1. La conduttrice sciorina con fierezza i dati relativi agli ascolti per gli speciali sul terremoto a L’Aquila. E' l'ultimo atto della gestione Riotta: soddisfazione interna per gli ascolti, indignazione all'esterno per il cinismo.
Cambia direzione, arriva Augusto Minzolini da La Stampa ed è subito polemica: dal caso Noemi Letizia (col racconto dell’ex fidanzato) al giro di escort e le dichiarazioni di Patrizia D’Addario che sostiene di essere stata più volte invitata a pagamento a casa del premier è tutto un susseguirsi di accuse e difese su insabbiamenti, notizie non-notizie: si nasconde l’inchiesta giudiziaria di Bari o la si accenna, nel migliore dei casi, in maniera indiretta.
L’Agcom avverte
La
Relazione annuale dell’ Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, presentata al Parlamento il 7 luglio, fa un po' di luce sulla situazione Rai e non solo. Le parole del Presidente Calabrò sullo stato della nostra informazione televisiva sono chiare: “emerge un problema di completezza e obiettività dell’informazione, specie nei telegiornali, anche fuori dal periodo elettorale”. Si considera “l’influenza che i telegiornali e le trasmissioni di approfondimento informativo esercitano sull’elettorato. La politica è ormai telepolitica.” E ancora:“in televisione si assiste ad un proliferare di trasmissioni di approfondimento informativo che utilizzano format analoghi a quelli della comunicazione politica vera e propria, il che rende davvero difficoltoso coniugare i principi di autonomia editoriale e giornalistica e di attualità della cronaca – tipici dell’informazione – con quelli di parità di accesso e trattamento – tipici della comunicazione politica.”
Calabrò parla di tutto. Dall’ obiettivo di ”investire parte delle risorse derivanti dal canone per migliorare la qualità dell’informazione televisiva Rai” all’ “opportuna riflessione su una riforma della par condicio, che garantisca pluralismo ed equilibrio”. “La TV è una finestra aperta sul pianeta. La nostra è spesso una finestra sul cortile. È ripiegata sui fatti di casa nostra, specie di cronaca nera. E’ una grande TV locale. Il che induce un effetto di chiusura mentale da considerare, poiché per una gran parte dei telespettatori la televisione ha una funzione di validazione della realtà: i fatti non riportati in televisione vengono ritenuti per ciò stesso irrilevanti. E viceversa.”
Dai dati del monitoraggio dell’Autorità emerge che nel 2008 (periodo 1° gennaio – 31 dicembre) i telegiornali di tutte le emittenti radiotelevisive nazionali, pubbliche e private, hanno dedicato alla cronaca il 25,2% del tempo di diffusione. Segue la politica col 25%, l’economia e lavoro con l’8,4%, lo sport con il 6,9%, lo spettacolo con il 4,1%, costume e società con il 2,4%. Alla cultura è dedicato l’1,6%.
“Si ha un crescente divario tra le nostre televisioni e le migliori straniere, per la ricchezza di informazioni sui vari paesi del mondo e per l’approfondimento qualificato dei temi trattati”.
Tg1 ci si accorge che qualcosa non va
Una nota del comitato di redazione del tg1 legge allarmato le parole del presidente dell'Agcom: “Il calo degli ascolti del Tg1 e’ preoccupante. Dall’inizio del mese per diversi giorni siamo stati superati dal Tg5 e si e’ sensibilmente ridotto, in assoluto, il divario mantenuto negli ultimi anni nei dati di ascolto tra le due testate. Preoccupante e’ anche il calo sensibile - sia negli ascolti che nei contatti - del Tg1 rispetto all’anno scorso.”
Il vicepresidente della Commissione vigilanza Rai, Giorgio Merlo, ammonisce: “La denuncia del Cdr del Tg1 sul preoccupante calo di ascolti della testata non può passare sotto silenzio ne può essere rubricata come un semplice comunicato sindacale. Il Tg1, il suo ruolo e la sua funzione sono un patrimonio non solo della Rai e di chi paga il canone ma, semmai, di tutti gli italiani”.
Audience al posto della qualità, acnhe se poi il cdr del Tg1 chiarisce: "Completezza, pluralismo e autonomia dell'informazione; no a reticenze e a notizie nascoste o velate: sono i cardini della storica credibilità della testata".