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Beamups: l’eBay dei giornalisti

Quando la rete fa incontrare citizen journalist e grandi network di informazione

Beamups: l’eBay dei giornalisti

di EMILIANA PISTILLO (20 08 2009)
www.flickr.com/photos/alessandrodimaio

Avete un’idea di quello che un giornalista deve fare per vendere un proprio servizio o un articolo, se non lavora stabilmente in qualche redazione? Telefonate su telefonate, e-mail, fax e poi parole, parole, tante parole: qualcosa che somiglia molto ad una guerra psicologica. Il 2009 cambia tutto: è arrivato Beamups.

Freelance e citizen journalism. Grazie alle immense frontiere di internet i freelance, giornalisti in erba, professionisti, fautori del tanto proclamato citizen journalism, o semplicemente chi ha notizie da “vendere” può avere un modo più semplice per distribuire i propri lavori.
 
Beamups è come un negozio aperto 24 ore su 24. E, come eBay, è un portale su cui ognuno può andare a vedere e comprare. A differenza di eBay, però, si vedono e si comprano video, fotografie, notizie e servizi finiti di tutto il mondo. Rivoluzione nella distribuzione delle notizie? Decisamente, sì.


 

Costi ridotti, diritti al sicuro. Compratori e venditori non hanno da pagare alcun costo di sottoscrizione o di registrazione. Il mercato globale delle notizie di Beamups è gratis e distrugge ogni barriera, aprendo un libero afflusso di domanda e offerta di informazione che va dal produttore a chi trasmette le notizie, dalle redazioni ai siti web, internazionali o locali che siano. Questo metodo riduce i costi di newgathering, da un lato, permettendo ai fornitori di contenuti di decidere il prezzo dei servizi e di tenere il copyright sui pezzi, dall’altro.
 
Tutto comincia nell’aprile del 2009. Quando due cameraman documentaristi, Boaz Eshtai e Yosi Romano – stanchi di dover sempre mettere da parte i diritti dei loro lavori per la BBC, APTN, Discovery Channel e National Geographic – si rendono conto che il servizio più distribuito non gli aveva reso un appropriata somma di denaro, mentre alcuni del loro miglior lavori spesso non trovano alcun spazio. Decidono quindi di fondare Beamups.
 
Beamups lancia la sua prima piattaforma in Medio Oriente ed ha visto registrarsi rapidamente i maggiori canali e uffici di informazione della regione, inclusi BBC, Sky, ABC News, Ramattan Palestinian News Agency, and Israel’s Channel 2. Nel giugno dello stesso anno è stato lanciato anche in Gran Bretagna. Dopo solo pochi mesi è risultato essere un network capace di offrire una piattaforma pienamente operativa per la vendita e l’acquisto di notizie. Tra i registrati al sito figurano, infatti, anche Amnesty International, RTL, Al Jazeera English e CTV, per dirne solo alcuni.
 
Entrare nella home page di Beamups è come entrare nello studio di regia di un telegiornale: tanti piccoli schermi, messi uno sull’altro, da cui scegliere cosa mandare in onda. Gli schemi scivolano sul monitor con una passata di mouse, e con un click sembra di avere davvero tutta l’informazione del mondo a portata di mano.
 
Ma come funziona? Il giornalista che vuole vendere un pezzo deve registrarsi, creare un portfolio personale – da cui chi acquista saprà chi è e quanta esperienza ha – e  caricare nel suo magazzino virtuale quello che vuole mettere “in vetrina”. Ma prima deve decidere il prezzo e che tipo di copyright mettere in gioco. Da parte sua Beamups si tiene il 35% della vendita.
 
Termini e prezzi delle notizie possono essere stabiliti per l’uso da più organizzazioni o in modo esclusivo. Si hanno così 5 modi di base per rilasciare la licenza sulle notizie: dall’acquisto per 90 giorni (un anno per i siti web) in un determinato territorio, senza l’esclusiva, con un guadagno di 100 dollari, alle 48 ore in tutto il mondo, con l’esclusiva, per 750 dollari. E varie altre combinazioni di licenza/prezzo.
 
Per comprare. Una volta registrato e loggato, per il compratore basta selezionare il materiale interessato dalla grande insieme di contenuti, diviso per argomenti (tutto, politica, sport, intrattenimento, cultura, scienze) e il gioco è fatto. Inutile dire chi decide di comprare un servizio dovrà attenersi rigidamente al tipo di distribuzione equivalente alla licenza acquistata.
 
La credibilità. Il problema che viene a porsi, specialmente per quanto concerne la diffusione di notizie online, rimane come sempre la credibilità. Nello spazio delle classificazioni per eccellenza, delle tag e folksonomie, non ci si dimentica di classificare la credibilità. Divisa in 5 livelli, Beamups dà un colore ad ogni livello di credibilità del giornalista/venditore. Ad ogni colore corrisponde una diversa collocazione ed un diverso spazio a disposizione per mostrare i contenuti prodotti. Si avrà così il platino per editori e canali tv, radio, etc, con 30 GB di spazio disponibile; l’oro per organizzazioni o giornalisti accreditati con 7.5 GB; e, passando da altri colori, si arriva al bianco dei novellini, dei nuovi iscritti, e che hanno meno di 10 vendite e 2 GB di spazio utilizzabile.
 
Color, color… Un venditore, ovviamente, può cambiare colore di classificazione – e quindi ampliare lo spazio per immagazzinare – semplicemente vendendo. Dall’altra parte il compratore sarà sempre informato sulla credibilità del venditore/giornalista guardando il suo profilo e… il suo colore.
 
 
Crisi? Deformazione? Problemi etici? A volte basta davvero poco per superare vecchie e annose questioni.