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Per 9,99 dollari

Editori contro i distributori di e-book

Per 9,99 dollari

di ALESSANDRA MASSA (20 08 2009)
http://www.flickr.com/photos/osiatynska

Dispositivi digitali sempre più avanzati e stores online sempre più competitivi preoccupano le case editrici.Perchè non si tratta solo di guadagni che vanno in fumo, ma c'è anche il rischio che intrepidi pirati da biblioteca trascinino il libro negli abissi del download illegale. Ma manager e dirigenti sono ancora in tempo per rimediare, nel tentativo di non patire la sorte del cd.

VECCHI EDITORI, NUOVI RIVENDITORI. Tra gli editori e i rivenditori digitali di e-book non corre buon sangue. Il motivo, facilmente intuibile: i bigliettoni. Morte tua, vita mia, dicevano i latini. Perché se gli stores come Amazon e affini guadagnano, a rimetterci sono le vecchie case editrici.


Il meccanismo abituale con il quale gli editori affidano le loro opere letterarie ai negozianti telematici è semplice. Gli e-book vengono venduti alle grandi piattaforme di distribuzione digitale dei contenuti allo stesso prezzo della versione cartacea destinata alle librerie: poco più della metà del prezzo di copertina. Il sistema comincia a scricchiolare da quando i siti destinati alla vendita dei libri digitali hanno stabilito un prezzo fisso per la maggior parte dei titoli in catalogo: per 9,99 dollari si può accedere a una vastissima biblioteca. Fino a che tale cifra è vicina al prezzo dell’edizione cartacea, nessun problema per gli editori. Ma quando la differenza comincia a farsi sentire, allora sì che i magnati dell’industria editoriale storcono il naso.

 
LA GUERRA DEI PREZZI. A cadere è un vecchio prezioso privilegio: quello di fissare il prezzo dei libri, che gli editori vogliono tenersi ben stretto. E poi, c’è la paura che il cliente, abituato ad avere con un click e con meno di 10 dollari qualsiasi testo voglia, possa cominciare a pretendere di pagare per sempre qualsiasi titolo allo stesso prezzo, con conseguenze disastrose per i margini di guadagno delle case editrici.
Il coro di lagnanze viene arricchito da agenti e autori: le fatiche letterarie in formato digitale ammazzeranno l’arte, secondo loro. Ecco perché qualche voce interessata suggerisce di dare in pasto ai bit solo i vecchi classici, di quelli che si trovano anche in versione supereconomica.
 
PIRATI DA BIBLIOTECA. Ma la richiesta di prezzi più alti, o perlomeno differenziati, seppur innegabilmente legittima, rischia di ritorcersi contro i suoi stessi estensori.
Scoraggiati da prezzi troppo elevati, i lettori 2.0 avvezzi alla versione Kindle “tutto a $ 9.99” potrebbero essere sospinti verso l’invitante mercato nero degli e-book su internet: l’allettante richiamo della pirateria libraria comincia già a farsi sentire. Basta solo digitare le parole giuste su qualsiasi motore di ricerca, ed ecco che i miracoli della rete fanno comparire a portata di mouse centinaia di titoli che aspettano solo di essere scaricati sul tecnologico dispositivo dell’avido lettore.
Gli editori, però, sono ancora in tempo a riportare la situazione sulla retta via: i pirati del libro ancora non hanno preso il largo. Colpa degli stessi supporti digitali: ancora non perfettamente rodati, penalizzano l’esperienza di lettura. Una risoluzione ancora non perfetta, un valore aggiunto non troppo chiaro, una navigazione non propriamente user friendly. Ecco perché non si fa fatica a credere che, negli ultimi tempi, i guadagni legati alla vendita dei libri in digitale siano stati pochi spiccioli per i gruppi editoriali.
E poi, la ricerca sul web del best-seller gratuito è ancora troppo complicata perché esca dalla cerchia ristretta di studenti e forti utilizzatori del PC, che hanno il tempo e la costanza di leggere pagine e pagine di risultati per riuscire a conquistare la tanto agognata copia. E pazienza se poi risulterà pressoché illeggibile: colpa degli scanner e del riconoscimento ottico. Quindi, fino a che i libri saranno disponibili legalmente per una cifra contenuta, il gioco non dovrebbe valere la candela.
 
L’ETERNO RITORNO? La storia potrebbe somigliare a quella dell’industria discografica. E dovrebbe bastare questo a preoccupare, non poco, gli editori, che dalla vertiginosa caduta dei cugini possono però sempre trarre insegnamento.
Gli audiofili hanno dovuto aspettare il 2003, anno in cui iTunes ha aperto i battenti, per poter giovare di un negozio web efficiente dove acquistare i brani preferiti. Le altre risorse offerte dalla rete erano complicate, care e limitate, tanto che l’utente percepiva subito che sotto c’era lo zampino assetato di guadagno delle case discografiche: una presenza talmente ingombrante che finiva per essere un ottimo deterrente all’acquisto.
Rubacchiare qualche brano qua e là grazie al peer to peer era il modo più semplice per aumentare la propria discoteca digitale. Anche perché, agli immobili giganti delle etichette musicali c’è voluto un bel po’ di tempo per decidere di vendere le canzoni a una cifra ragionevole, 99 centesimi. Quel tanto che è bastato a convincere gli internauti che la musica appartiene a tutti, e come tale è un bene gratuito.

VECCHI PROBLEMI IN CERCA DI NUOVE SOLUZIONI. Insomma, anche nel mondo editoriale cominciano ad affacciarsi i vecchi problemi che hanno fatto intonare il de profundis per il cd e le case discografiche. E molto spesso parte della colpa ce l’hanno gli stessi boss, rei di aver sottovalutato il peso dell’industria del digitale, fonte di guadagno scoperta troppo tardi. E poi, vanno aggiunte le vecchie antipatie dei consumatori, che faticano ancora ad affibbiare un prezzo alla proprietà intellettuale. Da nostalgici feticisti, si crede di dover pagare l’oggetto, disco o libro: non ha senso mettere mano al portafogli per acquistare un contenuto sganciato dal suo supporto fisico.
Il futuro, quindi, sta tutto nelle mani degli esperti editori: starà a loro decidere se cavalcare l’onda della digitalizzazione, o se incoraggiare con immobilismo e poca lungimiranza imprenditoriale gli intrepidi pirati del libro.

Fonti: Slate.fr, ReadWriteWeb.fr