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Comunicare ai margini

Periferie: il vizio della capitale

Comunicare ai margini

di LORENZO BOSCATO (02 09 2009)
archivio ManaCultura

La periferia di Roma continua ad espandersi, tra vecchie e nuove dinamiche di marginalizzazione. Raccontandone storie e processi, la comunicazione può diventare strumento di cambiamento. Le iniziative culturali e una piccola inchiesta, a misura di blog.

«Esistono a Roma periferie che spesso sono un pezzo di terzo mondo, con problemi immensi». Il Sindaco di Roma Gianni Alemanno si riferisce così all'assenza di acqua corrente, fognature ed energia elettrica nella periferia romana. Ma il paragone con le condizioni dei paesi meno sviluppati è possibile anche a partire dagli indicatori di disagio sociale e infiltrazione della criminalità.

Con il passaggio Veltroni-Alemanno alla guida della città, viene istituita la “Commissione per il futuro di Roma Capitale”. Nel maggio2009, a conclusione dei lavori, i progetti per «uno sviluppo in grado di rafforzare il ruolo nazionale e internazionale della Città di Roma». L'impegno primo è ricucire centro e periferia.

Lo sviluppo della città in tempi moderni è legato ad una concezione di distanza culturale e rapporto squilibrato tra edifici residenziali, luoghi di lavoro e di aggregazione e infrastrutture di spostamento.

Favorire la cultura è una possibile risposta alle dinamiche imprenditoriali e politiche che generano un degrado sensibile delle condizioni di vita. Si tratta di lavorare sulle sensibilità dei cittadini, generando la partecipazione alle politiche sociali e abitative; offrendo situazioni e luoghi che diventino punto di incontro, dialogo e aggregazione. Le retoriche politiche di tutte le amministrazioni auspicano giustamente in questa direzione.

Tra le iniziative per la cultura nella periferia, “Visioni fuori raccordo” è un festival cinematografico cui ha dato vita il Circolo Gianni Rodari Onlus in collaborazione con l’Associazione LABnovecento.

Luca Ricciardi, direttore artistico della manifestazione, ci spiega che l'idea del festival nasce dalla constatazione di come sia oggi necessario ritrovare la capacità di documentare la vita nelle periferie.
Tra gli anni '60 e '70 le opere dei maestri del Neorealismo cinematografico riuscivano a raccontare la realtà delle borgate e dei baraccati, la parte più povera della popolazione che da regioni come Molise e Basilicata viveva negli alloggi fabbricati con mezzi di fortuna. Realtà sempre ai margini della città. Le storie di vita raccontate da Pasolini e De Sica, le analisi di Ferrarotti e gli studi di Insolera, tra gli altri, discutevano l'attualità sociale consentendo una presa di coscienza delle realtà escluse. Ponendo la questione dei margini della città quale istanza politica di prima urgenza.
Oggi cambiano i protagonisti e la loro provenienza, ma rimangono inalterate le dinamiche di isolamento e miseria. Con “Visioni fuori raccordo” si vuole indagare la percezione odierna della questione e della sua urgenza.

La partecipazione al concorso scade il 20 settembre 2009 e le proiezioni dei lavori averranno in novembre.


Periferie. Un'inchiesta a misura di blog.

Basandosi su l'urbanizzazione sregolata che genera disagio sociale, lo sviluppo delle periferie è uno dei problemi fondamentali di Roma. Consideriamo che nella periferia della città abitano i 4/5 della popolazione residente.

Le problematiche storiche sono legate alla mancanza di un piano regolatore preciso.Interventi urbanistici in periferia risultano per lo più condoni edilizi e agevolazioni per l'autocostruzione di servizi essenziali.

Nuove questioni sono convivenza multietnica e gestione delle marginalità sociali. Una delle immagini più vivide sono le decine di campi nomadi su cui le amministrazioni della città si avvicendano senza praticare una soluzione strutturale. Il disagio degenera quindi nelle tipiche spirali di insofferenza e inconvivialità che sfociano anche in episodi criminali di violenza.

Ma quali sono le dinamiche imprenditoriali e politiche che generano degrado, anziché sviluppo?

Per farsene un idea è sufficiente leggere il rapporto della Commissione Marzano. Tra i suoi progetti c'è quello di migliorare il “decoro urbano”: “sicurezza, aggregazione sociale, solidarietà con le categorie disagiate”. La strategia indicata è di «istituire una cabina di regia che coordini con efficacia gli interventi dei soggetti la cui azione ha sensibili riflessi sul decoro della città». Il soggetto proponente è ACEA spa.

ACEA spa è la municipalizzata che gestisce i servizi essenziali a Roma e nel Lazio. L'azienda è in parte responsabile del degrado da superarsi con una coordinazione dei soggetti che operano sul territorio. Diverse zone della città mancano dei servizi essenziali come luce, acqua e gas. Lo sviluppo urbanistico in termini di vera e propria cementificazione selvaggia non è accompagnato dai servizi minimi che garantiscono un'esistenza civile.

La stessa Commissione calcola che ogni giorno 800 mila persone si muovono dalla periferia al luogo di lavoro, impiegando per il trasporto l'equivalente di metà orario di lavorativo. Intanto continuano a svilupparsi nuove zone di urbanizzazione, come Ponte di Nona nella zona est di Roma. Una ricerca dell'istituto Cresme calcola che dentro il raccordo saranno costruiti 70 milioni di metri cubi di fabbricati, tra abitazioni, centri direzionali, commerciali e industriali. Con gli Accordi di Programma tra amministrazioni e costruttori, il Piano Regolatore Generale viene sistematicamente disatteso.

A differenza di paesi europei come Francia e Germania e città come Parigi e Berlino, nel sistema italiano è possibile nei fatti modificare il piano regolatore. Cambiano le destinazioni d'uso da agricole o industruali a edificabili e viene sconvolto l'equilibrio studiato sulle capacità infrastrutturali di trasporto.

Caso emblematico dei legami tra costruttori e aziende di fornitura dei servizi è la partecipazione del Gruppo Caltagirone alla proprietà di ACEA. Il Gruppo è uno dei più influenti soci di minoranza della società; il 51% è di proprieta del Comune di Roma, le rimanenti in mano ai privati. Dopo l'ingresso di Generali con l'acquisizione del 2% delle quote, il Gruppo Caltagirone controlla circa l'8% della proprietà.

Già la CGIL del Lazio denunciava in marzo l'intenzione dell'amministrazione di “favorire cordate legate ai costruttori romani”, nell'avvicendamento dirigenziale seguito alle dimissioni dell'AD Mangoni, del Presidente Distribuzioni Salvi e della responsabile Finanze Roberta Neri.

Il conflitto di interessi tra pubblico e privato risulta evidente e si esprime nei due momenti critici legati allo sviluppo urbano. In primo luogo per la capacità dei costruttori di aggirare le pianificazioni di urbanizzazione anche grazie ai rapporti interpersonali e di potere con le amministrazioni. In secondo luogo a causa degli interessi specifici nella fornitura dei servizi complementari l'urbanizzazione.

Queste dinamiche sono storia urbanistica romana, a partire dalla costruzione delle prime borgate ufficiali in periodo fascista: già in questo periodo le edificazioni erano estranee al Piano Regolatore del 1931. Nei centri di forte urbanizzazione più moderni della città, come Centocelle, Tor Bella Monaca, Tor Sapienza e il Pigneto, o nelle zone attuali come Ponte di Nona, i problemi delle periferie urbanizzate a massa rimangono pressoché invariati.

Nella pratica odierna le attività di partecipazione dei cittadini ai processi decisionali e alle politiche abitative, consiste nello Scomputo degli Oneri Accessori dai versamenti alle casse comunali. Dopo il secondo condono edilizio del 1994, le attività per la ristrutturazione e l'infrastrutturazione delle costruzioni vengono affidate ai Consorzi di Autorecupero. I cittadini versano quindi i contributi a questi consorzi, anziché come imposte edilizie al Comune di Roma.

I Consorzi di Autorecupero sono gestiti spesso dalle stesse imprese di costruzione che partecipano alla cementificazione selvaggia. Oppure si riconoscono le situazioni di fatto delle abitazioni abusive, che sono spesso decenni di sacrifici degli stessi baraccati dimenticati negli anni '70. L'azione politica, in perfetto “stile italiano”, rimane una risposta alle situazioni divenute ingestibili con il passare degli anni, delle amministrazioni e dei gruppi di potere che vi influiscono.

E quanto contino gli interessi specifici dei vari gruppi nello sviluppo delle periferie lo dimostra la reiterata empasse nell'approvazione del Piano Regolatore Generale del comune di Roma, depositato da mesi al TAR del Lazio per diversi ricorsi e vizi di forma. Le dinamiche di potere si ripetono negli anni e nei decenni. Gli interessi economici che gravitano intorno al mercato del mattone non risentono della crisi globale, perché i prezzi al metro quadro rimangono invariati ed altissimi, anche a diversi chilometri dalla città, e senza collegamenti.

Una soluzione è la partecipazione dei cittadini alle decisioni politiche che li riguardano.

Manca forse la sensibilità dei singoli ad organizzarsi per promuovere forme di controllo delle dinamiche di potere. E ai giornalisti la volontà di denunciare ancora una volta a piena voce questi scandali nelle pagine dei nostri giornali.