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L'impiegato modello? Lo decide la mail!

Parola di matematici: la produttività si nasconde nei messaggi.

L'impiegato modello? Lo decide la mail!

di ALESSANDRA MASSA (04 09 2009)
http://www.flickr.com/photos/bonifaceplymouth/

C’è chi dimentica sistematicamente di controllare la posta elettronica. E chi non si stacca dal BlackBerry neanche in pausa pranzo. E poi ci sono i professionisti dell’inoltro seriale. Le mail rivelano molto più di quanto si possa credere: possono anche essere utilizzate per valutare la produttività sul lavoro e i rapporti che s’intessono tra compagni di ufficio.

Si può arrivare a determinare come un impiegato modello dovrebbe essere studiando le tracce elettroniche nascoste nei computer aziendali:è quanto sostiene Cataphora, compagnia di analisi e ricerca sul web di stanza, neanche a dirlo, nella Silicon Valley.
La compagnia si è fatta le ossa nella ricerca telematica analizzando grandi database di importanti compagnie americane : linguisti e programmatori non si accontentano di trovare parole-chiave in grado di indirizzare il loro lavoro di analisi, ma scandagliano mail, documenti e presentazioni alla ricerca di ciò che è utile e statisticamente rilevante per determinare il perfetto uomo da ufficio.


Così, l’aiuto degli esperti dell’analisi elettronica è spesso stato richiesto per valutare quanto il contributo di un impiegato fosse necessario per la crescita dell’azienda, oppure per confermare sospetti di spionaggio industriale. Da questo passato di Sherlock Holmes delle mail, gli analisti hanno tratto un insegnamento, semplice quanto efficace: l’impiegato felice lavora meglio, e non causa problemi ai suoi superiori.

E la felicità del lavoratore è tutta scritta nella posta elettronica: gli esperti studiano il normale flusso delle mail, alla ricerca dello scarto dalla norma, segnale che qualcosa non va. Merce preziosa, i messaggi scritti in maiuscolo (segno di grande emotività), oppure gli scambi epistolari tra persone distanti nell’organico dell’azienda, relazioni senza apparente senso organizzativo. Insomma, si va alla ricerca delle “reti ombra”, quel sottobosco di relazioni tra persone che sono solite scambiare informazioni tra loro.  Relazioni che spesso non sono innocue, ma vere e proprie sfide al destino dell’azienda.
E allora, tutta l’attenzione dei ricercatori si concentra sugli indizi che fanno presagire turbolenze da scrivania:per esempio, messaggi che invitano a concludere faccia a faccia una conversazione iniziata telematicamente, sono il segnale che c’è qualcosa di personale (e sospetto) in corso. Oppure, ci sono pericoli in vista  quando due impiegati eleggono la propria  lingua nativa, che non è quella parlata dai compagni d’ufficio,come codice segreto per le loro conversazioni private . E poi, c’è il classico: “Grande idea, capo!” ; seguito dal solerte invio del messaggio al compagno di scrivania: “Puoi immaginare soluzione più assurda?”

La definizione degli esempi negativi di messaggi porta alla formulazione della domanda inversa: quando si può, allora, definire un impiegato modello?
C’è un metodo statistico anche per determinare il più influente tra i collaboratori: così se combinazioni di parole inusuali cominciano ad apparire con significativa frequenza in e-mail, presentazioni PowerPoint e relazioni stilate per i superiori, se ne cerca l’origine. Il predestinato, colui che ha portato in auge tra i colleghi il tormentone linguistico, è molto spesso l’elemento più importante dell’ufficio- e, attenzione, non è detto che sia il più produttivo. Ma ha senz’altro il merito di aver coniato qualcosa che i colleghi reputano rilevante, che vale la pena di essere riutilizzato. E così,contrariamente a quanto farebbe presagire il senso comune, la persona più centrale nelle relazioni tra compagni di lavoro non è chi invia più e-mail: anche perché, molto spesso, il record spetta a chi organizza la cena di Natale.

I numeri aiutano ad analizzare quanto tempo una compagnia spende veramente per il “pensare collettivamente”: gli analisti costruiscono mappe delle conversazioni che avvengono nelle organizzazioni. I più lunghi dibattiti, i thread più movimentati, possono riguardare gli argomenti più disparati: si va dalle discussioni di massima importanza alle questioni più frivole. Elizabeth Charnok, direttore di Cathapora e matematico, spiega che la catena di mail  più lunga che le sia mai capitata di analizzare era stata iniziata da un manager, che aveva chiesto consiglio sul posto migliore dove acquistare i fiori per il matrimonio di sua figlia. Se molte discussioni nelle imprese sono routine, per le quali non vale sprecare più di tanto tempo, ecco che le dita del management si affrettano a scrivere messaggi per esprimere opinioni su casi importanti o per dire la loro su disastri in corso. Oppure, per imprescindibili questioni di bon ton, come il bouquet per le nozze. Un algoritmo ci seppellirà: impiegati fortunati, quelli che potranno dire di avere i numeri dalla loro parte.

FONTI: Slate.com, Cataphora.com