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Pluralismo in Italia sotto stretta sorveglianza

Libertà di stampa

Pluralismo in Italia sotto stretta sorveglianza

di RAFFAELLA MAZZEI (29 10 2009)

Reporters sans frontieres solleva una questione da molti condivisa: in Italia conflitto di interesse e pluralismo dell’informazione sono tematiche controverse che non sempre trovano un’univoca attuazione. E l’Europa non sta a guardare.

Europa L'indagine effettuata da Reporters sans frontieres mette in evidenza aspetti già lungamente criticati dall’Unione Europea. La legge sulle intercettazioni, in particolar modo, ha fatto riflettere la Commissione, la quale ha poi affermato di essere “pienamente solidale con i giornalisti e gli editori quando la libertà di stampa è messa in discussione”, ponendosi quindi in perfetto accordo col clamore che la questione sta sollevando in questo periodo nel nostro Paese.

Ostacolare la cronaca giudiziaria e il giornalismo d' inchiesta vietando la pubblicazione di tabulati e resoconti viene appunto giudicato da Bruxelles come “un grave attentato alla libertà di stampa” Ma le critiche dell’Unione Europea non sono affatto nuove. Risale infatti al 2003 la prima procedura volta ad appurare se l’Italia si fosse resa o meno colpevole della violazione di questo che è uno dei principi democratici fondamentali su cui si basa l’Unione Europea. L’articolo 7 del Trattato dell’Ue prevede sanzioni gravi in caso di violazioni, e quelle che all’inizio erano semplici critiche all’eccessiva concentrazione di potere nelle mani del Presidente del Consiglio Berlusconi sono diventate vera e propria materia di indagine. La pena sarebbe potuta arrivare alla sospensione del diritto di voto del Paese “incriminato”, danno certo rilevante visto che l’Italia si trovava nel suo semestre di presidenza del Consiglio. Ciò non è accaduto, ma dal 2003 ad oggi l’Unione Europea non ha affatto cambiato idee riguardo alla controversa vicenda della libertà di stampa: l’Italia viene tenuta tutt’ora sotto stretto controllo.

16 ottobre 2009 - in occasione dell’ultima Giornata dell’Informazione, celebrata al Quirinale lo scorso ottobre, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha invitato a “rispettare l'insostituibile valore del pluralismo nella stampa e nella tv, in particolare quella pubblica”. Il presidente ha inoltre sottolineato l’importanza del ricorrere al “senso della misura”. Parole efficaci per le orecchie che le dovrebbero ascoltare? I destinatari del messaggio sono apparsi chiari all’intera platea, chissà se essi stessi si saranno però riconosciuti in esso.
Nel frattempo, infatti, l’Italia continua a scendere nel ranking. 

3 ottobre 2009 – Roma, Piazza del Popolo: giornalisti, Cgil, Arci, Libera, tante associazioni della società civile, partiti politici e precari hanno manifestato per la Libertà di Stampa. Una volta di più, tuttavia, la questione politica ha rubato i riflettori alla causa scatenante della manifestazione. Il giorno dopo, infatti, i maggiori quotidiani nazionali hanno deciso di esulare dal tema specifico per dedicarsi ad un corollario di questioni tipicamente nostrane: due tra tutte, l’attacco alla giunta Alemanno per come ha gestito il traffico in occasione dell’evento e un focus sullo scrittore Saviano, simbolo di indipendenza e libertà divenuto ormai quasi eroico.
E, nel frattempo, l’Italia continua a scendere nel ranking.