Media education
Cittadinanza digitale
di MEDIAMASTER (05 11 2009)

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“Mano a mano che la velocità dell’informazione elettronica aumenta, la politica tende ad allontanarsi dalla rappresentanza e dalla delegazione degli elettori in favore di un coinvolgimento immediato dell’intera comunità nelle decisioni fondamentali.”
(Marshall McLuhan, Gli Strumenti del comunicare, 1964)
Le parole di Marshall McLuhan pongono il problema della cittadinanza, o meglio della cittadinanza digitale da circa 40 anni. In che modo il cittadino del XXI secolo, immerso nella realtà dei digital media riesce a partecipare attivamente alla vita sociale e politica? e come può utilizzare tutte le opportunità della Rete, in particolare quelle legate al web 2.0? Questo il quesito alla base della Orvieto Winter School che si terrà dal 5 all’8 dicembre 2009 e affronterà proprio il tema “Media education e cittadinanza digitale”.
Media education, un’espressione ormai entrata a far parte del glossario degli educatori postmoderni, certamente emblema dell’impegno e della costante attività del MED e della Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza Università di Roma. Ma qual è il legame di questo binomio con la cittadinanza?
Media education è cittadinanza quando permette di sviluppare consapevolezza dei processi comunicativi, quando stimola creatività e responsabilità produttiva negli emittenti mediali e quando consente di migliorare competenze tecnologiche nelle persone, competenze ibridate al sapere, alle virtù etiche e ai principi morali alla base della vita del cittadino. È soprattutto a scuola che la media education può esercitare lobbying per la diffusione di uno spirito democratico, poiché imprime nei più giovani la capacità di leggere l’opacità dei media, intesi come sistema industriale, come apparato tecnologico e come forma culturale.
Partecipazione o illusione di una partecipazione?
Credo che il web possa costituire potenzialmente uno straordinario strumento di partecipazione di un cittadino alla vita sociale, economica e politica di un paese. E tuttavia altrettanto vero che potrebbe portare anche ad un illusione di massa. Un luogo di esilio dove si rifugia la mia generazione perchè non riesce a trovare propri campi di espressione e partecipazione nel mondo fisico...
C'è ancora differenza tra fisico e elettronico?
Siamo sicuri che da qui ai prossimi anni il problema sia ancora di definire una frontiera tra l'on-line e la vita reale?
La pervasità della conversazione elettronica, l'utilizzo di strumenti che 'aumentano' la realtà (e non necessariamente la 'virtualizzano') disegnano scenari più complessi della semplice differenza tra mondo fisico e mondo elettronico.
Naturalmente non è tutto rosa e fiori: il ruolo (e il controllo) delle grandi aziende (google, microsoft, apple eccetera), l'egemonia dei media mainstream (giornali, tv eccetera), le decisioni di politica economica e sociale prese lontano dai processi democratici di un paese, l'ignoranza, la censura, l'attacco alle forme di espressione...
tutte questioni che possono essere occultate da una illusoria e-partecipazione.