Il rapporto Censis - E’ stato presentato l’8° rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione “
I media tra crisi e metamorfosi”. Dall’indagine emerge che 19 milioni di Italiani sono stati contagiati dal fenomeno Social Network.In testa alla classifica troviamo
Facebook noto al 61,6% degli Italiani, seguono:
Youtube con il 60,9%,
Messenger con il 50,5%,
Skype con il 37,6% e
MySpace con il 31,8%.
Ma come sempre, c’è chi scende e c’è chi sale. Infatti, la crescita esponenziale di questo genere di consumo ha sacrificato lo spazio dedicato ad altre attività. Prima fra tutti la lettura, poi la consultazione di altri siti internet, la fruizione cinematografica o dei film in dvd, lo shopping e l’ascolto della radio. La crisi ha continuato ad indebolire la carta stampata e la lettura dei quotidiani è scesa dal 59,4% del 2007 al 56,5% del 2009. Difatti, gli anni 2007-2009 hanno segnato l’espansione dei media gratuiti e la sostanziale battuta d’arresto dei mezzi a pagamento, evidenziando il fenomeno del “press divide”, ovvero l’abbandono dei giornali a favore dei mezzi digitali.
L’indagine ha analizzato anche il caso dei pacchetti a pagamento. Oltre il 60% degli Italiani guarda la Tv digitale satellitare o terrestre, con una contrazione significativa tra gli anziani oltre i 65 anni. Le motivazioni principali che spingono all’utilizzo della tv pay-perwiev è connessa agli eventi sportivi, in particolare alle partite di calcio e alla ricezione dei film in prima visione. Seguono i cartoni animati e i canali specializzati su viaggi, storia e scienze.
Osservando complessivamente i dati, affiora una diminuzione del “
digital divide” poiché cresce il consumo di Internet (+ 26,9%) e dei telefoni cellulari (+ 12,2%), insieme al costante andamento positivo della Tv, mentre cresce la “press divide” con la diminuzione della lettura di quotidiani e della carta stampata in genere.
In tutto questo, i social network si presentano come fenomeni massa.Nell’universo giovanile ricoprono un ruolo considerevole. I giovani hanno preso l’abitudine a “vivere connessi”, dato che l’uso congiunto dei cellulari e di Internet li ha messi nella condizione di essere continuamente in rapporto con tutti coloro che condividono la loro stessa esperienza di vita quotidiana. Nell'insieme, si può stimare che circa 33 milioni di Italiani conoscano almeno un social network mentre 19,8 milioni sono utenti attivi.Il web 2.0 ha avuto uno sviluppo esponenziale favorendo la costruzione della conoscenza diffusa, per esempio attraverso l’enciclopedia condivisa
Wikipedia, le opportunità di lavoro e carriera offerte da
LinkedIn, lo scambio di merci su
E-Bay, le informazioni e i pettegolezzi scambiati su Messenger e
Twitter, nonché i prodotti audiovisivi barattati su
Emule.
Il caso Facebook – La principale motivazione che spinge gli utenti ad iscriversi è il desiderio di mantenere i rapporti con gli amici (70,5%) di ritrovare vecchi amici, colleghi o compagni di scuola (57,8%). La maggioranza degli utenti preferisce accedere nelle ore serali. Le attività preferite? Guardare i contenuti nelle bacheche degli amici, inviare messaggi personali e inserire commenti. Il 54,6% degli utenti fa parte di gruppi di interesse o ha sottoscritto citazioni apparse su Facebook, mentre il 10% ha effettivamente partecipato a eventi sociali, manifestazioni politiche e spettacoli di cui è venuto a conoscenza mediante la comunità virtuale.
In questo mondo ciò che preoccupa maggiormente è la violazione dalla privacy, come affermato dal 72,1% degli utenti. Il 35,1% teme l’eventualità di conoscere persone pericolose, il 23,4% indica l’indebolimento delle relazioni dirette, il 13,4% l’abbassamento del rendimento nel lavoro o nello studio e il 9,3% teme che dall’utilizzo di Facebook possano derivare problemi per la propria reputazione.