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Giornalismo. E la democrazia?

Libertà di stampa. Annullata, violata, calpestata

Giornalismo. E la democrazia?

di CATERINA SURACE (23 11 2009)

Noi vogliamo scendere sul terreno dei giornalisti perché la classe politica si occupa troppo poco di loro, se non per controllarli. Quando abbiamo fondato l’associazione abbiamo pensato ai cittadini, per far vedere loro qual è la buona informazione. E’ il pluralismo quello che conta”.
Vittorio Roidi ha voluto immediatamente far capire gli ostacoli, i vincoli, le ragioni che limitano troppo spesso l’autonomia del giornalismo italiano nel dibattito organizzato dall’associazione “Giornalismo e democrazia” e dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione.

 

E' passato un anno dalla nascita dell’Associazione “Giornalismo e democrazia". Un anno dove il rapporto tra cittadini e potere, cittadini e stampa, potere e stampa è stato messo lungamente in discussione. Ne hanno parlato in tanti nella sala Congressi della Facoltà di Scienze della Comunicazione “Sapienza”. Il titolo incombeva sulle parole dei relatori: "Libertà di Stampa. Violata, annullata, calpestata”.

Parole però rafforzate dal sostegno di piazza riscontrato a attobre a Piazza del Popolo nel corso della manifestazione per quella tanto maltrattata libertà di stampa.


Nella sua introduzione, Vittorio Roidi coordinatore del dibattito ha ribadito l’importanza della legge n.63 del 1969, quindi l’insopprimibile libertà del giornalista - talvolta annebbiata dai cosiddetti editori “impuri” interessati prevalentemente agli aspetti economici e commerciali del loro lavoro, meno invece alla qualità dei loro prodotti.

 

Il direttore, alleato o avversario - di Vittorio Emiliani (ex Direttore del Messaggero).

“Il direttore è l’uomo di fiducia dell’editore. La sua è una figura ambigua, un uomo che sta alla frontiera tra l’editore e la redazione. Il suo compito fondamentale è quello di prestare attenzione alla completezza del suo giornale, preferibilmente adottando una tendenza obiettiva. Purtroppo, spesso ci sono stati tentativi “sbagliati” di far entrare i direttori dei quotidiani all’interno dell’organo amministrativo, ma questo determinerebbe soltanto l’indebolimento della sua autonomia. Inoltre, l’attuale presenza di molti giornalisti precari all’interno delle redazioni, rende tutto più complicato, indebolendo la convinzione di fare un buon giornale”.

 

La P2 e i poteri oscuri – di Raffaele Fiengo (direttore Ifg Urbino).

“In Italia, il rapporto tra giornalismo e democrazia versa in una situazione allarmante che nessun altro Paese Occidentale sopporterebbe. Il rapporto non funziona perché il nostro giornalismo si è perso per strada. Il giornalismo non è solo libertà o schieramenti, ma la sua essenza è l’indipendenza”.

 

La redazione ha le armi spuntate – di Marina Garbesi (del Comitato di direzione “La Repubblica”).

“In questo momento il problema più grande è decidere cosa fare, ovvero quali sono le responsabilità che si intende assumere tra colleghi. Bisogna prendere una posizione ben definita, lasciando da parte il “terzismo”. Oggi si vede il conflitto e non la completezza, ed è per questo che spesso si produce un’informazione degradata che non rispecchia affatto la democrazia. Ribadendo il fatto che oggi le redazioni sono composte da troppi precari, va sottolineato il fatto che questi hanno poca forza contrattuale ed essa incide anche nel loro lavoro. I manager spiegano che i giornali diventeranno dei Brand in quanto non mirano alla qualità e favoriscono l’allontanamento dei giovani verso il mondo dei blog”.

 

Il contratto, le regole e i limiti – di Roberto Natale (presidente Fsni).

“La manifestazione per la libertà di stampa, non è stata solo una manifestazione di giornalisti, né una manifestazione solidale. Il suo successo è legato al fatto che in molti credono nella relazione vitale tra giornalismo e democrazia. Gli strumenti attualmente a disposizione sono gli stessi di 30 anni fa e comprendono tutte le norme necessarie. Il problema è che noi non facciamo prevalere il potere sui mezzi che abbiamo. Tante sono le critiche che si possono muovere nei confronti dei contratti di lavoro, ma queste non possono diventare una sorta di alibi per nascondere l’autonomia, anche se oggi  purtroppo la figura del free-lance di “free” ha davvero poco”.

 

Internet libera tutti? – di Mario Teleschini Lalli (Kataweb).

“Anzitutto bisogna distinguere l’informazione in rete, la quale può essere professionale o non professionale. Quest’ultima è davvero importante, poiché lascia spazio a quelle notizie che non riescono ad avere accesso ai media tradizionali. E’ il caso del blog pubblicato dalla madre di un giovane arrestato e morto in carcere a cui nessuno aveva dato spazio. Il suo blog nel giro di poche ore ha ottenuto oltre 100 commenti, richiamando l’attenzione di tutti i media.

Il problema della responsabilità all’interno della comunicazione pubblica, è un problema che riguarda tutti, perché tutti parliamo in pubblico. Bisogna pertanto rompere i dogmi tra comunicazione professionale e non, affinché il mondo digitale sia di tutti.

Internet libera tutti? Si, può farlo, anche se questo al momento sta facendo nascere un’ondata reazionari,  perché le libertà spaventano - specie quando non ci sono confini”.

 

L’inviato dimezzato – di Luca Borghesan (Cdr “La Stampa”).

“La libertà di stampa è sempre stata ridotta a causa del potere che si è insediato in tutti i settori della nostra società. Fa riflettere il fatto che molte trasmissioni televisive vengono additate come programmi che “rompono”. In più, perché diversi giornalisti hanno dovuto fondare un proprio quotidiano per poter scrivere in assoluta libertà e rivendicare la loro autonomia?”.

 

 

A concludere gli interventi è stato il Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione, il Prof. Mario Morcellini, trattando  il tema: “L’abbraccio mortale della politica”.

Partendo dal “disagio” del giornalismo, il Preside ha introdotto il concetto di crisi, affermando pienamente che la libertà di stampa ha bisogno di una “stabilizzazione comunitaria”.

Le ricerche dimostrano come il 20% dei giornalisti, è figlio di giornalisti, per cui non ci troviamo nel mondo della conoscenza, ma nel mondo delle conoscenze.

Un tempo, giornalismo e politica erano due universi separati, adesso questi due mondi sono troppo vicini. Intanto, l’espansionismo dei media cresce lasciando dietro di sé troppi detriti.

Noi tendiamo a inseguire i cambiamenti della comunicazione, ma nessuno sostiene politiche attive. La rete offre una qualità che non si riscontra in tutti gli altri settori della cultura, per questo occorre mappare bene le relazioni di comunicazione”. Spesso, la crisi è legata proprio alla mancanza di autocritica. Si riscontra un’ ipertrofia della cronaca che si concentra in maniera forte su determinate tematiche e ne trascura molte altre. Come uscirne? Radicalizzando la nostra lucidità.

Con queste parole, il Preside Mario Morcellini ha concluso l’incontro, ribadendo l’importante ruolo dell’università e della collaborazione volte alla creazione della stabilità.

 

Al termine degli interventi è stato poi presentato un filmato vincitore del premio giornalistico Ilaria Alpi, dedicato ai giornalisti “scomodi” espulsi dal loro paese di origine e alla Maison de Journalistes francese realizzata nel 2002.

 

Abolire l'Ordine?

Ma perché nessuno di questi 'campioni' della libertà non propone l'abolizione dell'ordine dei giornalisti?

Ma se in questo paese la stampa è violata(?), negata(?) e calpestata (?) forse forse una riflessione su questo fascio corporativo andrebbe fatta.

Probabilmente la situazione non è così drammatica e si preferisce fare le marce di protesta piuttosto che abbandonare i privilegi di pochi.