Gli stagisti italiani, o meglio sarebbe dire l’esercito dei 400mila stagisti italiani, cominciano ad avere un volto. Chi sono, quanti anni hanno, cosa sognano e cosa ottengono? A tracciarne un identikit ci hanno pensato la testata online “
La Repubblica degli Stagisti” e l’Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) attraverso un sondaggio.
L’indagine on line aperta il 6 maggio 2009 si è chiusa il 6 ottobre scorso. Sono stati raccolti quasi tremila questionari. I risultati sono ora al vaglio dei ricercatori dell’Isfol, e l’identikit definitivo verrà reso noto a gennaio 2010. Nel frattempo lo scorso 26 novembre in occasione della fiera Job&Orienta svoltasi a Verona, Ginevra Benini, ricercatrice dell’Isfol, ed Eleonora Voltolina, direttore della Repubblica degli Stagisti, hanno tratteggiato un'anteprima degli elementi più interessanti finora emersi.
"Giulia: ho fatto uno stage di 200 ore alla fine del Master in un ufficio comunale, alla fine del quale ho avuto solo una fredda stretta di mano e un augurio di trovarmi un lavoro”*. Il sondaggio ha visto una partecipazione nettamente superiore delle donne (68,9%) e di ragazzi/e di età compresa tra i 25 e i 30 anni (65,2%). Oltre la metà del campione è del Nord Italia. La metà dei partecipanti (44,6%) ha una laurea specialistica o di vecchio ordinamento, il 27,1% ha una laurea triennale, infine il 13,7% un diploma di master.
“Elena: di stage non ne può più. A 27 anni ne sta facendo un altro, l'ennesimo: il quarto. Il primo a soli 17 anni, quando studiava Ragioneria alle superiori. Due mesi d'estate, tra il quarto e il quinto anno, in un'azienda del suo paese”. Uno su tre ha fatto lo stage durante l’iter di studi: il 29,6% durante l'università, il 6,9% durante il master, 4,1% durante la scuola superiore, il 5,7% durante un corso di formazione professionale. Ma per due su tre lo stage è arrivato solo dopo il periodo di formazione. “Una perdita di tempo che in altri Paesi europei non si verifica” ha commentato Ginevra Benini.
“Riccardo: dopo un anno e mezzo di regolari contratti l'azienda gli propone di tornare a fare lo stagista. Oggi, a 26 anni, ha un bel tempo indeterminato in Germania che gli permette di mantenersi da solo e anche di affrontare serenamente il grande passo del matrimonio”. I “serial stagisti” come li definisce Eleonora Voltolina, riferendosi a coloro che hanno fatto tre o più stage, sono uno su cinque. Quasi la metà dei partecipanti (43,9%) dallo stage si aspettava di trovare un lavoro. Ma questa aspettativa viene puntualmente frustrata. “In quasi la metà dei casi lo stage si conclude con una stretta di mano e un arrivederci, ed è allarmante che addirittura una volta su cinque (18,5%) la proposta che arriva sia quella di una proroga dello stage – che invece dovrebbe essere una circostanza più unica che rara” dichiara ancora Voltolina. Solo per l’ 8% dei partecipanti lo stage si è trasformato in un contratto a progetto, per il 7,9% in un contratto a tempo determinato, per il 6,5% in una collaborazione occasionale. E – dato davvero sconcertante - solo 3 stage su 100 si trasformano in un contratto a tempo indeterminato.
“Io ne ho fatto uno in un ente pubblico e dopo sei mesi di stage e di finte promesse alla fine sono rimasta a casa”. In un terzo dei casi esaminati, lo stage è stato fatto in piccole imprese, con meno di 50 dipendenti. All’opposto,il 26% lo ha realizzato in una grande impresa, con più di 250 dipendenti. Per quanto concerne i settori di riferimento, il più gettonato per gli stage è “comunicazione, spettacolo e pubblicità”, seguito da "servizi alle imprese e società di consulenza" e "turismo, ospitalità e tempo libero". Uno su cinque va in un ente pubblico. Nella maggior parte dei casi gli stagisti vengono collocati nell’area “relazioni esterne, ufficio stampa, eventi" e in quella "marketing e pubblicità".
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Elena: l'azienda non mi dà niente: né un rimborso spese per il viaggio, anche se ho 40 km per raggiungere il posto di lavoro, né per il pranzo”. Fare lo stage non è sempre comodo. Uni su quattro fa il pendolare. Il 28,5% si deve trasferire in un’altra città. Spesso i costi di trasporto, vitto e alloggio sono ignorati dalle aziende che ospitano gli stagisti. Unica nota positiva: almeno i pasti solitamente vengono rimborsati, quasi due su tre hanno avuto a disposizione la mensa o i ticket restaurant.
“Emanuele, stagista presso la fondazione per i diritti umani di Vienna: non mi sono mai sentito uno “stagista” nel senso che si intende spesso qui da noi. Niente fotocopie, per capirci, ma la partecipazione attiva alle riunioni anche con i delegati dei diversi Paesi dell’Unione europea”. Il 90% porta a termine lo stage. Chi lo interrompe prima lo fa soprattutto perché è insoddisfatto o per passare a un’offerta migliore. Ma la vera nota dolente, l’ennesima a dire il vero, riguarda la figura del tutor, considerato non soddisfacente dal 50% dei partecipanti al sondaggio. In generale però gli stagisti mantengono un ricordo – almeno quello!- positivo della loro esperienza di stage. Tra coloro invece che hanno definito mediocre (18%) e pessimo (uno su dieci) il loro stage, i problemi principali riscontrati sono stati “non avere un ruolo preciso”, “aver svolto esclusivamente mansioni di basso profilo”, “essersi sentiti abbandonati da un tutor poco presente”.
Il peggio deve ancora venire? Lo scopriremo solo a gennaio!
*Tutti i virgolettati all’inizio di ogni paragrafo sono frammenti di storie di stage presi dal sito e dal blog della testata “La Repubblica degli Stagisti” diretti da Eleonora Voltolina.