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L'Italiano? Se non lo sai, sallo!

Studenti "semi-analfabeti"

L'Italiano? Se non lo sai, sallo!

di CATERINA SURACE (11 12 2009)

Congiuntivi, apostrofi e punteggiatura mettono in difficoltà i giovani studenti Italiani. Una ricerca del Centro Europeo dell'Educazione rileva che l'8% dei laureati Italiani non è in grado di utilizzare pienamente le proprie capacità di scrittura. Mai sottovalutare la grammatica...

 
Mentre il Ministro Zaia porta avanti la sua battaglia sulla “rinascita” del dialetto, crescono le perplessità sull’uso della lingua Italiana da parte dei più giovani.
Secondo una ricerca del Centro Europeo dell’Educazione, l’8% dei laureati Italiani non è in grado di utilizzare pienamente la scrittura. Peggio, 21 laureati su 100 non vanno oltre il livello minimo di decifrazione di un testo.

Ivano Dionigi, rettore dell’ateneo bolognese afferma: “I giovani che arrivano dalle scuole superiori sono semi-analfabeti”.
Ci si perde facilmente davanti all’uso di un congiuntivo, di un apostrofo o semplicemente di fronte alla punteggiatura.
A parere di Tullio De Mauro, la condizione dello “studente-analfabeta” deriva a partire della scuola dell’obbligo - dove il buonismo degli insegnanti ha fatto grossi danni. Inoltre, il disprezzo per la lingua Italiana risiede anche in certi romanzi di nuovi autori, pieni di parolacce e inutili scorciatoie, e nel linguaggio sempre più sciatto dei giornali dov’è quasi scomparsa la ricchezza della punteggiatura.
Ovviamente però la colpa non può essere solo della scuola.
In Italia si leggono pochi libri e l’ampio consumo dei nuovi mezzi di comunicazione ha abituato i giovani alla pratica del “copia-incolla” e delle correzioni automatiche. Soluzioni comode e immediate, come l’uso dei  famosi 160 caratteri che hanno contribuito alla nascita di un linguaggio iper-abbreviato e talvolta incomprensibile, con testi quali: “C6? Xkè non mi risp? Baci8” (Ci sei? Perché non mi rispondi? Baciotto).
Giovanni Tesio, critico letterario e docente dell’Università del Piemonte Orientale sostiene: “La colpa è anche delle famiglie e dei modelli culturali. La prevalenza dell’immagine porta ad una disattenzione verso i testi, e comunque è vero che mancano le basi. Me ne accorgo correggendo le tesi di laurea non solo scritte male, quello sarebbe il meno, ma anche piene di strafalcioni. Perché per decenni si è demonizzata la grammatica, come se tutto dovesse essere facile e divertente. Ebbene, a scuola non tutto può né deve esserlo. Un’altra fesseria è credere che la grammatica s’impari leggendo, quello è un universo che non accetta usi strumentali”.
I dati della ricerca sono alquanto scoraggianti, soprattutto se si pensa che l’Italia continua a vantarsi di essere la patria di Dante Alighieri.
In tutto questo, non possiamo dimenticare chi invece ha fatto dell’ “incapacità” di linguaggio l’arma del proprio successo. E’ il caso del comico pugliese Checco Zalone.