Numerose ricerche hanno dimostrato che il cittadino tende a documentarsi sempre di più e ad appropriarsi del maggior numero di informazioni possibili sulla salute e sui farmaci per trovare così una soluzione adeguata per la propria cura.
Un sondaggio del Censis di qualche anno fa evidenziava che il 60% degli intervistati apprendeva le informazioni sui farmaci e sulla salute dal medico, il restante 40% dichiarava di apprenderle da trasmissioni televisive, giornali, Internet, amici e parenti e dal farmacista. Oggi il cerchio si fa più piccolo, e i dati più recenti parlano solo di informazione attraverso il web, confermando che sono circa 15 milioni gli italiani, ad utilizzare la rete per avere informazioni sulle malattie. Importante l’intervento di Carla Collicelli, vicedirettore dell’Istituto di ricerca, che durante il Festival sulla Salute di Viareggio, ha definito tale comportamento “una scelta comunicativa immatura”.
Se si va più a fondo nella questione, si riesce facilmente a capire che la causa non è solo da attribuire ad un comportamento sbagliato dei cittadini. Anche la crisi, infatti, ha comportato un peggioramento delle possibilita' di accesso ai servizi sanitari e indotto quindi gli italiani a sviluppare un fase informativa fai da te.
Secondo il 43/0 rapporto annuale stilato dal Censis, sulla situazione sociale del Paese, nell'anno della crisi c'e' stata una crescita delle spese per la salute, per il 50,1% degli italiani e' rimasta stabile ed e' diminuita per il 2,6%.. Rilevante è, infatti, la quota di italiani (32,7%) che hanno la percezione di una recente riduzione complessiva della copertura sanitaria pubblica, quota che arriva al 40% nel livello socio-economico meno elevato.
Se si continua con l’indagine, emerge che poco meno di un terzo degli italiani ha speso di piu' per le prestazioni a carico del Ssn per le quali e' previsto il ticket, mentre il 27,8% segnala un aumento per le spese delle analisi a pagamento, il 29,4% per il dentista, il 31% per i farmaci senza ricetta, il 35,6% per le visite specialistiche a pagamento.
Queste difficoltà si traducono in maniera immediata in un ridimensionamento dei consumi: quasi il 40% degli intervistati di livello socio-economico basso dichiara di essere stato costretto a rinunciare per motivi economici a prestazioni sanitarie, ed e' di poco inferiore (37,8%) la quota di chi ha ridotto l'acquisto di farmaci a pagamento; mentre il 51,9% degli italiani con un livello di reddito basso e il 42,8% di livello medio-basso ha rinunciato a ricorrere a prestazioni private nonostante le lunghe file di attesa nel pubblico.
ARMADIETTI SEMPRE PIENI
Da una serie di sondaggi effettuati dal Movimento Consumatori è emerso che il rapporto degli italiani con i farmaci è davvero molto disinvolto perché ritengono di saperne abbastanza, spesso in virtù di informazioni televisive; non conoscono in realtà la differenza tra farmaci con obbligo o non di ricetta medica, anche senza, spesso con la complicità di farmacisti compiacenti; non conoscono la necessità dell’adesione alla posologia e alla durata della terapia, tant’è che dichiarano di modificare la terapia prescritta. Ciò spiegherebbe perché avanzano troppi farmaci negli armadietti. Spesso si pensa che dipenda dal sovradimensionamento delle confezioni rispetto alle terapie. Questo può essere vero per gli antinfiammatori, non per gli antibiotici: nelle terapie orali il numero di compresse è sempre adeguato alla durata della terapia. Mentre nella terapia iniettabile, il medico prescrive un numero di fiale singole, adattando il numero di farmaci prescritti monodose alla durata in termini di giorni della terapia. Quando avanzano compresse o fiale, dipende da una da una sospensione della terapia al primo segno di miglioramento, per l’errata convinzione che meno farmaci si assumono, meglio è. I dati presentati in occasione della campagna sull’uso corretto degli antibiotici da parte dell’Aifa, dell’Istituto Superiore di Sanità e del Welfare fanno riflettere specialmente, per ciò che riguarda le aree geografiche coinvolte (al Sud si fa un uso sproporzionato di antibiotici) e le fasce di età che sbagliano maggiormente nell’assunzione: quella pediatrica e quella degli anziani.
MEDICI E FARMACISTI EDUCATI
E’ emerso inoltre che una certa facilità di prescrizione da parte dei medici può dipendere da un desiderio di difendere maggiormente il paziente, ma anche da una sorta di condizionamento psicologico da parte degli assistiti.
Per questo motivo si ritiene utile e necessario responsabilizzare sempre più medici e farmacisti, ma anche strutturare una comunicazione più costante e diretta ai cittadini sul corretto utilizzo dei farmaci, sull’automedicazione responsabile, su una corretta spiegazione, sui rischi di uso improprio di alcuni medicinali, tra cui gli antibiotici, e sull’adozione di stili di vita finalizzati alla prevenzione.