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Le arance della discordia

La protesta degli immigrati a Rosarno

Le arance della discordia

di CATERINA SURACE (15 01 2010)
flickr.com

A sciogliere il silenzio sui lunghi anni di convivenza tra immigrati e Rosarnesi ci hanno pensato alcuni colpi di fucile. Gli immigrati sono scesi in strada a protestare e ancora una volta si torna a parlare di intolleranza e razzismo, ma è davvero tutto qui? Così spunta l'ombra dello sFRUTTAmento e le polemiche dilagano...

 “Eravamo tantissimi – più di 300 persone. Quando siamo arrivati abbiamo trovato sporcizia e topi, così ci siamo messi a pulire il posto in cui dormivamo. Dormivamo su qualche materasso o sui cartoni. La vita dentro la fabbrica – era molto difficile. Senza acqua, senza luce. L’acqua l’andavamo a prendere in una fontana lì vicino, dove c’era un rubinetto. Era l’unico modo per lavarsi. Poi lì dentro c’era un altro problema Quando pioveva, la pioggia entrava dentro al tetto e cadeva sulla nostra testa. Io dormivo per terra, come la maggior parte di noi. Il freddo era insopportabile”.
Uno dei tanti immigrati che ha vissuto in una delle ex-fabbriche di Rosarno.


                

Da anni un alto numero di immigrati africani viveva nella Piana di Gioia Tauro, in particolare a Rosarno, dove la loro manodopera è sempre stata essenziale per la raccolta stagionale delle arance.

Ma chi sono queste persone, da dove vengono, come e dove vivono?
A sciogliere il silenzio sui lunghi anni di convivenza tra immigrati e Rosarnesi ci hanno pensato alcuni colpi di fucile. La protesta ha preso vita e adesso parlano tutti. Nessuno può più ignorare quanto sta accadendo.
 
La protesta - Alcuni colpi sparati con un fucile ad aria compressa hanno volutamente colpito alcuni “negri” - perché è così che vengono identificati. Hanno colpito coloro che a Rosarno hanno vissuto per anni in fabbriche dismesse in condizioni a dir poco disumane. Hanno colpito i “sottomessi”, quelli che per vivere si sono dedicati alla raccolta delle arance senza orario di lavoro e senza giorni di riposo. Per non parlare delle retribuzioni. Un euro per ogni cassetta raccolta fino ad un massimo di 25 € al giorno. I colpi di fucile hanno rotto il silenzio. 

          
                                                
Dopo l’accaduto, lo spandersi della voce è stato inarrestabile e gli Africani sono scesi in strada a protestare, incendiando cassonetti, automobili, segnaletica stradale e così via.
Nel giro di poche ore, il piccolo centro della Piana di Gioia Tauro si è trasformato in un teatro di violenza, rabbia e degrado. Le Forze dell’Ordine sono intervenute per porre fine a questa guerriglia urbana, ma la tregua è durata poco. Si ricomincia.
Le spranghe riprendono vita e anche il blocco delle strade, mentre i contusi e i feriti cominciano il via-vai dagli ospedali circostanti.

                            

Le reazioni - Gli immigrati chiedono di parlare con il commissario prefettizio Francesco Bagnato, che regge il Comune dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose di due anni fa. Il governatore Agazio Loiero parla di “clima di intolleranza xenofoba e mafiosa, che non riguarda ovviamente la popolazione di Rosarno, giustamente allarmata per la situazione di tensione che si è determinata con la rivolta degli extracomunitari sfruttati, derisi, insultati e ora, due di loro, feriti con un'arma ad aria compressa”.
Il ministro Maroni incalza: “A Rosarno c'è una situazione difficile come in altre realtà, perchè in tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, un'immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall'altra ha generato situazione di forte degrado”. Roberto Maroni non ha dubbi: dietro la guerriglia urbana degli immigrati per protestare per il ferimento dei loro connazionali c'è il “lassisimo” delle politiche immigratori.
I cittadini Rosarnesi si difendono e denunciano l’abbandono dello Stato. “Abbandonati dallo Stato, criminalizzati dai mass media, 20 anni di convivenza non sono razzismo”. Questo lo striscione che ha aperto il corteo formato sia da Calabresi che da immigrati - con l’obiettivo di allontanare l’idea che Rosarno è un paese razzista, così come è stato dipinto da alcuni mezzi di informazione.
Mentre ognuno rivendica i propri diritti il clima si fa sempre più teso e le polemiche dilagano.
 
I media - Nel mondo dell’informazione a suscitare clamore è stato l’editoriale pubblicato da Vittorio Feltri, dal titolo: “Questa volta hanno ragione i negri. O quasi”.
 
Certe cose non si fanno. E se si fanno, poi non bisogna stupirsi di quanto succede. Sparare sia pure con carabine ad aria compressa su immigrati che lavorano – sfruttati – per 25 euro al dì, significa giustificare una rivolta violenta con conseguenze anche molto gravi. In questo caso la reazione degli africani di colore va sì condannata senza indugi, ma non si può sorvolare sulle cause che l’hanno provocata. E sono cause complesse, nutrite da molti fattori di cui va tenuto conto per non liquidare l’accaduto come un episodio isolato. Isolato per adesso, forse. In realtà è un segnale allarmante, il sintomo di un malessere che abbiamo sottovalutato e che pertanto è via via cresciuto fino a esplodere nei fatti di Rosarno, provincia di Reggio Calabria”.
 
Su il Corriere della Sera interviene Gian Antonio Stella, il quale proprio recentemente ha pubblicato il suo ultimo libro dal titolo: “Negri, froci e giudei”. Sulla questione Rosarno scrive:
 
“Volevamo braccia e sono arrivati uomini”, sospirò trent’anni fa lo scrittore svizzero Max Frish (…).A parte il fatto che moltissimi a Rosarno avevano il permesso di soggiorno, c’è un solo spacciatore al mondo disposto a lavorare dall’alba alla notte per 18 euro, ad accatastarsi al gelo senza acqua e luce tra l’immondizia, a contendere gli avanzi ai topi? Dice il rapporto Onu 2009 che chi lascia l’Africa per tentare la sorte in Occidente vede in media “un incremento pari a 15 volte nel reddito” e “una diminuzione pari a 16 volte nella mortalità infantile” dei figli. Questo è il punto. Certo, non possiamo accogliere tutti. Ma proprio per questo, davanti al dolore di tanti uomini, ci vuole misura nell’usare le parole. Anche la parola “legalità”.
 
Un’altra importante affermazione arriva dal noto scrittore Roberto Saviano: “Gli immigrati sembrano avere un coraggio contro le mafie che gli Italiani hanno perso”. Quella del comune reggino, prosegue Saviano, è la quarta rivolta degli africani in Italia contro le mafie: i lavoratori migranti sono più coraggiosi degli Italiani e non vanno criminalizzati, al contrario, scelti come preziosi alleati contro l’illegalità mafiosa.
 
Esplodono i punti di vista sulla questione ed esplodono le discordie. Il ricorso al termine razzismo o intolleranza diventa all’ordine del giorno. Ma di chi è la colpa? Gli immigrati si sono ribellati ad una situazione insostenibile durata decenni. In Italia vi sono molte altre comunità di stranieri che vivono in condizioni di sfruttamento e degrado.
La protesta di Rosarno ha puntato il dito sullo sfruttamento della n’drangheta, ma come definire tutti coloro che per anni hanno prestato scarsa attenzione a questa triste realtà?
In silenzio, gli immigrati hanno portato avanti il loro dovere – quello di lavorare, ma chi ha nascosto i loro diritti?   
Non è più il momento di polemizzare, ma quello di intervenire.
 
                                
 
Gli immigrati sono andati via da Rosarno con la loro delusione, i loro zaini e le loro buste di plastica. Intanto, nei comuni della Piana reggina le arance rimangono sugli alberi colorando un paese sempre meno “negro”.