Una storia fatta di una politica che censura in nome del Partito che regna nella Repubblica Popolare Cinese. Apparentemente non vi è alcuna limitazione a quello che il governo cinese può far trasparire ai suoi cittadini. Anche la grave malattia "Sars", anni fa, rischiò di essere cancellata dalla memoria dei cinesi. Ed internet non riesce (ancora) a vincere.
“La Repubblica popolare cinese è uno Stato socialista guidato dalla dittatura democratica del popolo, dalla classe dei lavoratori e dall’alleanza tra lavoratori e contadini. Il sistema socialista è il sistema fondamentale della Repubblica popolare cinese. La sovversione dello Stato socialista da parte di organizzazioni o individui è proibita.” Queste le parole che recita la costituzione cinese, quasi a descrivere una continua lotta ed un confronto tra il vecchio ed il nuovo, il moderno e l’antico, con il collante storico rappresentato dal Socialismo.
La Repubblica Popolare cinese conta un miliardo e trecento milioni di abitanti, troppi per non rappresentare un ghiotto mercato, specialmente per internet, mezzo di comunicazione che i cinesi tendono ad usare frequentemente.
Un po’ di storia - L’inizio della modernizzazione cinese nacque nel 1978, con l’avvento al potere di Deng Xiaoping, che fece nascere il nuovo ideale della ricerca della ricchezza, prima mai considerata dal popolo cinese. Xiaoping avviò una politica dedita all’apertura delle frontiere cinesi verso altri paesi per creare sodalizi economici. La Cina per molti secoli infatti fu un paese chiuso in se stesso, restio ad interessarsi alla cultura occidentale, sicuro della sua superiorità morale e tecnica. La liberalizzazione economica non ha cambiato il pensiero politico preminente: il Partito Comunista è sempre alla guida del paese, con il più alto numero di iscritti al mondo. L’economia della Cina iniziò il suo periodo d’oro con il lancio del piano economico chiamato “Quattro Modernizzazioni”, varato nel 1978, destinato a riformare i quattro cardini dell’economia ritenuti fondamentali: l’agricoltura, la scienza, la tecnologia, l’industria e la difesa nazionale.
Gli anni ottanta videro anche lo sviluppo e l’interesse della Cina per la rivoluzione dell’informazione, che divenne il punto fisso su cui i leader politici, sia riformisti che conservatori, incentrarono il modus operandi che avrebbe permesso alla nazione di competere e di superare il gap tecnologico esistente con il vicino oriente e con il mondo occidentale. Queste riforme economiche permisero alla Cina, il 21 Dicembre del 2001, di assicurarsi l’ingresso nella “World Trading Organization”, l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Questo gesto dimostrò come anche le altre nazioni ritenessero la Cina un gigante economico, dopo quindici anni in cui vi erano seri dubbi affinché potesse riuscire nella sua impresa.
I media in Cina - Quando nacque la Repubblica Popolare Cinese, nel 1949, la società intera era gestita attraverso il lavoro sul pensiero, e si arrivò alla fondazione del moderno stato cinese di propaganda. Il Dipartimento della Propaganda del Partito Comunista divenne protagonista del controllo del servizio radiofonico nazionale. Solo una ristretta porzione della popolazione cinese aveva capacità culturali per poter leggere i numerosi giornali cinesi, anch’essi centralizzati tramite il Dipartimento. Piccolo gruppi furono istituiti per controllare il flusso di informazioni che proveniva dagli opinion leader rappresentati, all’interno di questi piccoli gruppi, da una persona più acculturata.
Questo tipo di controllo fu attivo soprattutto durante la Riforma Culturale, la campagna proletaria iniziata nel 1966 e durata fino alla morte di Mao nel 1976. Pechino era il centro nevralgico in cui vigeva una forte componente gerarchica che investiva tutto il sistema dei mass-media e le telecomunicazioni, assieme ai compiti di controllo nella società civile che spettava al Partito. Un giornalista od un editore dell’epoca viveva il suo lavoro sotto una costante minaccia di ridimensionamento del suo stipendio oppure, nei casi più gravi, di essere licenziato, per la stesura di articoli che contenevano terminologie poco gradite al partito.
L’ingresso della Cina nell’organizzazione mondiale del commercio, diede inizio al nuovo sodalizio con l’universo di internet e le sue nuove regole sociali che il paese riuscì ad associare alla gestione di questo promettente medium. I media in Cina sono stati usati come strumenti politici dediti al mantenimento ed alla gestione del potere. Prima delle riforme economiche l’utilizzo dei media era destinato alla propaganda di massa e della persuasione. Questi ultimi sono ritenuti strumenti, sotto controllo, di indottrinamento politico e di mobilitazione di massa: il Partito Comunista sfruttò i vantaggi della radio e della stampa per cambiare le abitudini e i comportamenti del popolo cinese.
Secondo questa concezione i media sono i portavoce del governo. I processi della comunicazione sono sempre stati gestiti dal governo. In questo modo l’ordine politico era accettato più facilmente, proprio come avveniva nell’Ex Unione Sovietica di Stalin, da cui la Cina difatti ereditò il concetto di uno stato che si erge a gestore della propaganda del partito.
Il tempo delle riforme e la voglia di libertà - Con l’avvento al potere del leader Deng Xiaoping nel 1978 arrivò il tempo delle riforme, in favore di un’apertura della mentalità della Cina nel campo culturale e delle comunicazioni. Esempio lampante di come la mentalità cinese stava mutando furono diverse dimostrazioni che si verificarono, tra il 1986 ed 1987, contro il regime in quasi tutta la nazione, culminando in violenti scontri verificatesi nella piazza Tiananmen del 4 Giugno del 1989.
La censura era ancora viva in quegli anni, basti pensare a come prima del triste massacro del 4 Giugno, diversi giornalisti collaborarono affinché gli studenti diffondessero il dissenso imperante verso il regime, servendosi della stesura perfino di editoriali all’interno della testata ufficiale People’s Daily. Diverse sono le cause che portarono a questo cambiamento del modo di pensare di molti connazionali cinesi. La prima causa è un intenzionale spostamento di potere dal centro (Pechino) al locale, iniziato fin dagli anni ottanta.
La seconda causa fu la riforma del diritto di proprietà, che diede la possibilità di avviare una privatizzazione formale dei diritti di proprietà economiche a manager e lavoratori. La terza causa è da ricercarsi nella crescita nel settore tecnologico, con la presenza, all’interno della società cinese, di diversi tipi di tecnologie della comunicazione, che hanno posto seri problemi allo stato nella loro gestione multipla. Questi tre fattori, legati ai processi di globalizzazione, pluralismo e commercializzazione, spiegano l’esaurimento dello stato propaganda della Cina.
La censura in internet - Il filtro dei contenuti web è lo strumento predominante per escludere dalla navigazione dell’utente cinese la lettura di contenuti ritenuti sgradevoli. Il blocco di contenuti si attua soprattutto su siti stranieri del Washington Post, del New York Times, della CNN, di Human Right Watch o di Playboy. Caratteristica curiosa, è il fatto che il blocco duri alcuni periodi di tempo, e, senza particolari regole scritte, si orienti secondo tematiche sociali particolarmente sentite al momento.
La regola generale è che in internet vengano bloccati contenuti che il governo ritiene pericolosi o sgradevoli, senza una lista ufficiale dei contenuti banditi: differentemente, altri paesi autoritari come Singapore, Arabia Saudita e Vietnam, offrono chiarezza sui contenuti ritenuti impossibili da rendere pubblici sulla rete. Una serie di tematiche sono considerate sovversive dal governo e per tale motivo bloccate e filtrate: “Democrazia”, “Taiwan”, “Diritti umani”, “Falun Gong” (particolare religione cinese diffusa moltissimo tra la popolazione cinese).
Un’altra strategia del governo per censurare la grande rete è il reindirizzamento: se qualcuno cerca di connettersi ad un sito viene automaticamente reindirizzato verso un’ altra pagina web od un indirizzo non valido. L’utente a questo punto pensa di aver immesso un indirizzo non valido o che sia vittima di un errore del server su cui il sito (dovrebbe) essere ospitato.
La censura di Google ed altri motori di ricerca - Uno degli episodi più eclatanti che ha colpito la questione della censura cinese è stato il periodo in cui i navigatori del web cinesi, per due settimane, non poterono accedere a Google. Era il 2002 quando il colosso statunitense fu chiuso, assieme ad Altavista, e fu riaperto solo grazie alle violente proteste a livello nazionale. Le cause di tale chiusura furono, molto probabilmente, attribuite al fatto che Google, a causa della sua semplicità d’uso nel trovare ogni tipo di sito, veniva usato molto dall’utenza cinese. Il motore di ricerca Yahoo era stato modificato per offrire solamente risultati parziali, se non addirittura alcuno, proprio riguardo a tematiche scottanti come il Falun Long. Google non è stato più oscurato dal 2002, ma ancora oggi durante la ricerca di particolari nomi o parole, come i nomi dei leader cinesi, il sito ha un blocco di diversi minuti.
Da una ricercaGoogle risulta essere il motore di ricerca più permissivo in Cina: lascia filtrare quasi l'85 per cento dei risultati che il ricercatore ha condotto in rete, e ne rende inaccessibile il 15,2 per cento. Il motore di ricerca locale cinese Baidu censura il 26,4 per cento dei siti monitorati. La posizione di Microsoft (che usa Bing come motore di ricerca per la rete) e Yahoo si attestano su di un piano intermedio, con il 15,7 per cento e il 20,8 per cento dei siti.
La censura che può uccidere - Nel Marzo del 2003 la censura della Cina ha avuto risvolti davvero irresponsabili, quando per diversi mesi le notizie relative alla gravissima polmonite “Sars”, sono state taciute da parte del governo, ed in prima battuta fu addirittura negata l’esistenza di questo ceppo virale. La popolazione durante quattro mesi, nei quali le notizie della comparsa della malattia furono taciute, iniziò a scambiarsi messaggi tramite cellulare, e soprattutto scrisse notizie sul web, finché al presidente Hu Jintao e al primo ministro Wen Jiabao toccò porre in atto una serie di misure fortemente restrittive per debellare il virus, che ora sembra essere completamente sconfitto.