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"Comunque più ricchi"

Il parere degli intellettuali

"Comunque più ricchi"

di REDAZIONE COMUNICLAB (27 01 2010)
 
 

 

Tullio De Mauro, uno dei maggiori linguisti italiani, presidente del Comitato direttivo del Premio Strega, guarda con curiosità al lancio del Tablet, il nuovo dispositivo multimediale della Apple, oggi a San Francisco. "La porta d'entrata è sempre il nostro cervello e non è che si allarghi per questo, e la porta d'uscita è la nostra capacità verbale. Il nostro linguaggio non subisce grandi modifiche da una tecnologia come questa, anzi si arricchisce" dice De Mauro all'Ansa. "Le lingue - fa notare De Mauro - hanno resistito a cambiamenti ben più radicali di quanto una nuova tecnologia possa produrre. Siamo passati dalla vita tribale a quella agricola per tanti millenni e poi alla vita urbana in piccole e

grandi città, abbiamo assistito alla rivoluzione dei trasporti ma le lingue stanno lì. Non è che non vengano registrati nel vocabolario i cambiamenti ma questo non vuol dire che le lingue si distruggano". Tutte le rivoluzioni tecnologiche "dopo un pò di disorientamento - spiega il linguista - sono diventate ricchezza. Coraggio, non mi pare ci siano motivi di pessimismo, caso mai sono in altre cose". De Mauro, rispetto ai libri continua però a preferire, al momento, la carta stampata. "Allo stato attuale, non credo - spiega - che mi abituerò a leggere libri, la sera, a letto, aprendo un computer. Preferisco ancora la carta stampata. Poi vedremo, dipende dal tipo di manegevolezza dei nuovi supporti. In fondo, a un certo punto, abbiamo imparato a scrivere a mano, poi siamo passati alla macchina per scrivere. Chi avrebbe mai pensato di abbandonare le Olivetti Lettera 22 e 32, eppure oggi non sappiamo più usarle. Mi trovo in imbarazzo di fronte a una macchina per scrivere. Il computer ci ha viziato, ma non per questo la lingua italiana si è modificata". "Vediamo - conclude De Mauro - come sarà questo nuovo Tablet della Apple. Se scommettono tanto sull'oggetto è perchè avrà una sperimentata funzionalità. "Ci sono strumenti in più. Evviva" dice all'Ansa il poeta e critico Edoardo Sanguineti aspettando in lancio del Tablet, il nuovo dispositivo multimediale della Apple, oggi a San Francisco. "È difficile fare profezie su cose in corso - sottolinea Sanguineti - ma non ho preoccupazioni sul fatto che, per esempio, la letteratura cartacea venga largamente integrata e, in molti casi sostituita, da un oggetto portatile di sempre più piccole dimensioni. Se sono un nostalgico posso sempre ritornare al cartaceo. Questi nuovi strumenti sono un accrescimento". "Sarà sempre comodo - sottolinea il poeta - non dover girare con zainetti terribili, carichi di carta. Tanto di guadagnato per la spina dorsale e la salute". Semmai, secondo Sanguineti, "l'umanità è presa da ben altri problemi. Non voglio credere come dicono alcune profezie che nel 2012 finirà la storia, piuttosto non so se arriviamo al 2012. Ma se supereremo tutte le minacce e difficoltà che si prospettano, allora queste nuove tecnologie potranno aprire straordinarie possibilità". Sanguineti, prossimo agli 80 anni, spiega anche che "siamo vittime dell'illusione di venire da un mondo dove si leggeva moltissimo. Non è vero, parlo anche della mia generazione. Ai miei tempi se un ragazzo rispondeva ai genitori che stava leggendo veniva biasimato perchè si doveva studiare. Ora, in questa fase le cose si sono rovesciate. All'ossessione 'studiate, studiate!' si è sostituita la pulsione 'leggete, leggetè e questi nuovi strumenti non posso che accrescerla. Anche se lo studio dovrebbe tornare a essere un piacere. Nel bene e nel male questo comporta delle potenzialità, più o meno saggiamente sfruttate, di moltiplicare le occasioni. Vedo le nuove tecnologie in modo positivo, anche se ne parliamo tanto ma in pochi possono accedervi, e penso all'Africa o alle zone più contadine dell'Oriente". Insomma, per Sanguineti è fantastico "potersi tenere in casa la biblioteca di Babele con un piccolo oggetto" e conclude "adesso che siamo in un nuovo decennio, speriamo ci porti fortuna". "L'astronomia ci racconta che siamo fatti di materia e quindi di stelle ma anche i computer, essendo in silicio, sono fatti di stelle. Quindi siamo anche figli dei computer": è questa l'originale tesi che Margherita Hack, astrofisica di fama mondiale sull'uso delle tecnologie, espone all'ANSA a ridosso del lancio a San Francisco del tablet, il nuovo dispositivo multimediale della Apple. Margherita Hack, classe 1922, è professore emerito all'Università di Trieste, membro dell'Accademia dei Lincei, dell'Unione Astronomica internazionale, della Royal Astronomical Society e dell'Institute for Advanced Study di Princeton. In segno di apprezzamento per la sua divulgazione scientifica, le è stato anche intitolato un'asteroide, l'8558 Hack. "Personalmente preferisco la carta perchè ti permette di leggere, annotare e pensare - sottolinea all'Ansa la scienziata che di recente ha pubblico il libro per Rizzoli 'Libera scienza in libero statò-. Ma i computer e i dispositivi tecnologici ti fanno guadagnare tempo, oramai su Internet si trova di tutto. Credo sia anche un problema generazionale - aggiunge - i ragazzi hanno tanta dimestichezza con il pc e tutti i gadget tecnologici ma anche per chi è di un'altra generazione l'elettronica ha accelerato tutto". La popolare e vivace astrofisica è stata ospite di recente al festival della Scienza di Roma, dove era la voce narrante del 'Il nero delle stellè, un concerto per sei percussioni, nastro magnetico e i segnali registrati da due stelle di neutroni (pulsar); e pochi giorni fa ha aderito alla mobilitazione sul web e su Facebook per salvare il telescopio di San Basilio a Cagliari, il più grande d'Europa. "Non credo che l'uso dei social network e il fatto di essere sempre connessi alla Rete, ci portino all'isolamento - sottolinea Margherita Hack - l'uomo è un animale sociale ed è sullo scambio e l'amicizia che si basano le sue relazioni, anche nell'epoca di Facebook".