“Abbiamo visto cose che voi giornalisti…” No, quella era un’altra cosa, scusate.
Il nostro esperimento è finito e prima di perdere quei momenti come lacrime nella pioggia è il caso di provare a fissare qualche riflessione finale.
Intanto: non avevamo alcuna velleità scientifica. Abbiamo cercato di essere scrupolosi e integerrimi nel rispetto delle regole imposte, ma siamo altrettanto coscienti della impossibilità di poter trarre stentoree conclusioni. A cominciare dalla ormai stantia disputa tra giornalismo professionale e giornalismo dal basso, informazione tradizionale contro social news. Insomma, non abbiamo fatto e non facciamo il tifo per i diversi soggetti in campo e non abbiamo alcun interesse a togliere di mezzo qualcuno o qualcosa dal sempre povero panorama informativo. Il nostro esperimento voleva essere un piccolo tassello nella comprensione di un fenomeno diverso: su quali notizie si concentra la “discussione” sociale? Dal punto di vista accademico potremmo battezzarla come una ricerca di sfondo sul tema “l’agenda setting al tempo di facebook”.
EFFIMERO. C’è una categoria di notizie intrinsecamente più adatta al commento “sociale”? Al solito dipende. Innanzitutto è fondamentale il nostro circuito amicale. Tutto gira attorno alla rete degli amici che funziona da rinforzo alle convinzioni condivise. Le notizie “postate” più che soddisfare l’antico desiderio di curiosità, di novità, tratteggiano un clima di conferma di opinioni date. Il mondo visto attraverso le facce dei social networks è piuttosto ideologico e rischia di radicalizzare opinioni e frequentazioni. A tutto questo occorre aggiungere l’assoluta stravaganza dei percorsi informativi: fb sembra accomodarsi attorno ad un luogo fatto di sovrapposizioni di stati d’animo e sono più questi ultimi chiamati ad intercettare l’informazione che non viceversa. Facebook e l’informazione devono fare i conti con gli individui più che con la piattaforma.
POLITICA DEL FARE. Le notizie più condivise su facebook sembrano essere quelle che chiamano all’azione. Un’azione che, impropriamente, qualcuno definisce virtuale, ma che in realtà crea sciami di opinione, gruppi, azioni politiche, movimenti. Che possono anche avere una ricaduta “in piazza” ma che contengono una buona dose di concretezza anche quando rimangono all’interno della Rete. L’Unione degli studenti di Monza ha creato il 9 febbraio il gruppo “
Scommettiamo che questo pomodoro avrà più fan di Silvio Berlusconi” e dopo venti giorni è stato ampiamente superato il muro dei cinquecentomila aderenti.
NOTIZIA FACEBOOK. Si sostiene, con sempre maggiore frequenza, che buona parte dei giornalisti usi facebook come fonte professionale. Probabile, ma l’impressione è che fb, ma anche youtube, venga usato più come valore aggiunto, come notizia in sé, piuttosto che come luogo dove raccogliere notizie. Se c’è un gruppo che pensa a dei bambini come a bersagli mobili, la notizia non è che ci sono degli imbecilli a piede libero, ma che il social network possa essere descritto come il luogo della perdizione. Uno spostamento dal contenuto al contenitore che ci fa capire come possa nascere una sentenza come quella che ha condannato i dirigenti italiani di Google (ma qui occorre attendere esattamente le motivazioni della sentenza: se c'è stato un colpevole ritardo nella rimozione del video incriminato i giudizi cambiano radicalmente).
DOV’E’ TWITTER? Nella nostra ricerca non si hanno tracce di Twitter. I giovani evidentemente lo usano poco, funziona molto nella comunicazione d’emergenza, quasi nulla nell’informazione quotidiana. Almeno dalle nostre parti, dove ha la meglio l’sms e la notizia via cellulare.
IN CONCLUSIONE. I social media si confermano come spazio di “comunicazione” piuttosto che di “informazione”: le regole della Rete non hanno a che fare con l’utilità o meno del giornalismo professionale, ma della legittimazione della presa di parola all’interno di Internet. Con un’anomalia italiana. Piuttosto che a una rimozione del gatekeeping si assiste a un doppio filtro: dopo le censure professionali arriva il setaccio delle convinzioni comunitarie. Dal basso non arrivano news ma opinioni e rilanci di particolari registri della scrittura giornalistica: satira e gossip su tutti.
Ha ragione Guillaume
Narvic (l’avatar blogger di
Novovision2): “Internet ci ha insegnato che, per allargare il cerchio dell’ espressione pubblica, è necessario tollerare delle enunciazioni in prima persona, dei punti di vista stentorei e delle voci flebili, dei colpi di tosse, delle affermazioni perentorie, delle idee azzardate, poetiche, strampalate, ridicole e vibranti. (…) La duplicità ‘’distanziata’’ fra identità civile e informazione di interesse generale, che costituisce la forma legittima di espressione pubblica nella nostra concezione dello spazio pubblico occupa su internet solo un posto molto specifico, anche se molto visibile. E sarebbe pericoloso e riduttivo considerare il web a partire da questa sola prospettiva, che ne farebbe solo uno spazio di informazione, di circolazione di idee e di valutazione critica.”
Facebook 15 febbraio 2010
Nonostante stia monitorando quotidianamente "l'informazione tradizionale" ho comunque sbirciato su facebook per sindacare quante delle notizie rilevate nei tg e sui siti web delle principali testate italiane si potevano ritrovare su uno dei social network più frequentati del momento. Con mia grande sorpresa, oggi, fra i miei contatti facebook non c'è stata una grande propensione al commento di notizie della giornata. Forse è l'effetto lunedì.