Sanremo, l'isola dei non famosi
Sanremo, l'isola dei non famosi

Se Sanremo è lo specchio del paese l’immagine di noi stessi che vediamo riflessa da questa 60° edizione è di un’Italia che ha deciso di autosospendersi. Spegnere l’interruttore del malumore generale e naufragare in una festicciola dove tutto scorre lento con qualche guizzo di follia. Una allegria contenuta, la stessa che si ritrova nelle rituali feste in famiglia dove si partecipa scevri da qualsiasi ansia da prestazione, tanto ci si conosce già tutti. E tutti siamo sulla stessa barca mossa da un’ indolente e temporanea spensieratezza
A tessere le fila non poteva che essere la Clerici con il suo stile di conduzione (sospettiamo volutamente) per nulla enfatico, spesso goffo e a tratti ingenuo nel tentativo di normalizzare persino le altezze reali. Una perfetta padrona di casa che chiede alla regina Rania la ricetta per i biscotti al cioccolato, lamenta la fatica di muoversi su tacchi vertiginosi e improbabili abiti, si informa presso dirigenti e parenti presenti in sala su “come sta andando”. Con la sua aria paciosa non impegna emotivamente e fa compagnia, senza vuoto a rendere. Attraverso Antonella il festival recupera la tradizione e celebra se stesso nella terza serata significativamente dedicata alla “leggenda di Sanremo”.
Un amarcord dei brani più noti riproposti da noti cantanti fuori gara fino all’apoteosi con la consegna del premio alla carriera a Nilla Pizzi, protagonista assoluta del festival negli anni 50.
Il passato mescolato all’espressioni più popolari dell’attuale televisione con la partecipazione di alcuni protagonisti dei talent show e televoti che annullano i verdetti di giurie demoscopiche e giurie tecniche. Elementi che possono spiegare il notevole riscontro di pubblico, bissando e in qualche caso superando il successo della scorsa edizione firmata Paolo Bonolis. L’ultima serata ha svettato sopra al 53%, qualcosa in meno della passata edizione, ma con un pubblico tra i 15 e i 34 anni in netta crescita. Definito il “popolo del televoto”, contro cui anche la Codacons si è attivata spinta da circa duemila richieste di cittadini chiedendo alle autorità competenti un controllo sui tabulati telefonici. Il consueto strascico di polemiche che contribuisce come ogni anno a rendere leggendario Sanremo.
L’unico rischio è che qualcuno interpreti i lusinghieri risultati di ascolto come un’inversione di rotta dei “gusti” del pubblico. Un’idea semplicistica che non tiene conto dei limiti e pregi del festival di Sanremo, strutturalmente incapace a lanciare tendenze nei meccanismi di produzione televisiva e inesorabilmente condannato all’hic et nunc. Una sorta di ecografia annuale dello stato del paese che non per questo il giorno dopo abdica alle sue abitudini e cambia dieta.
L’avvertimento vale soprattutto per quella parte politica che ha impiegato ben 60 anni per eleggere il festival della canzone italiana tra i territori su cui “rincorrere la gente”. Per tutta la settimana sanremese su Youdem (canale 813 di Sky) si è dato vita ad un “dopo festival alternativo” con “musica, ospiti e tante rubriche” mentre sul sito http://www.partitodemocratico.it/dopofestival/ era possibile partecipare al sondaggio “Vota la coppia”, rappresentata da un cantante in gara e un esponente del PD. Non abbiamo capito chi e come sono stati decisi gli abbinamenti. Nel caso l’intento fosse quello di sondare i possibili trionfatori delle prossime primarie rendiamo noto che la “vittoria a sorpresa” va ad Angela Finocchiaro, abbinata a Valerio Scanu, seguita da Massimo D’Alema accoppiato a Pupo, Emanuele Filiberto, Luca Canonici. Terzo posto a Nichi Vendola collegato a Marco Mengoni.
“Dove c’è la gente ci siamo noi”, ha dichiarato Bersani a sostegno dell’iniziativa. Purtroppo non basta accendere un programma per stabilire una connessione con la pancia del paese, almeno non con quella parte che tele-vota. Bisogna essere in sintonia, parlare la stessa lingua, guardare le stesse trasmissioni. I fischi della platea dell’Ariston che hanno zittito il segretario del PD chiamato in causa da Costanzo a commentare l’intervista sul palco dell’Ariston ai tre operai di Termini Imerese danno la misura dell'impossibilità a capire il nazional popolare