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Fuga dalla tv

Tribune? No, grazie. I politici disertano la Rai

Fuga dalla tv

di DONATELLO LORUSSO (25 03 2010)
http://maurobiani.splinder.com

Elezioni regionali. Molti candidati presidenti rifiutano l'invito della Rai alle Tribune politiche. Preferiscono un giorno di campagna elettorale tra la gente a due minuti in tv. Gli ascolti restano bassi, la comunicazione politica latita.

Tribune farsa. Ultima settimana di campagna elettorale e ultimi giorni per le tribune politiche Rai. Il calendario prevede la presenza dei candidati alla presidenza di tutte e tredici le regioni coinvolte nel voto di fine marzo. Ma i politici non ci sono. E le tribune diventano una farsa.

La Rai, dopo la democratica sospensione dei talk-show politici, ha deciso di mandare in onda le tribune solo da quattro città: Roma, Milano, Torino e Napoli. Questo perché, spiega in una nota, l’orario di trasmissione fissato, ore 14.00, coincide nelle sedi regionali con la fase più concitata del lavoro di preparazione dei Tg Regionali delle 14.00, su Raitre che impegna giornalisti, tecnici e i mezzi di produzione. Giustificazione alquanto discutibile. Così come è discutibile il rifiuto di mandare in onda le tribune direttamente nei tg regionali (come pure qualcuno aveva proposto). Qui i candidati e i loro programmi avrebbero avuto sicuramente una visibilità maggiore e, probabilmente, il servizio pubblico sarebbe stato realmente al servizio del cittadino-elettore.
In sintesi, la maggior parte dei candidati “periferici” ha preferito un giorno di campagna elettorale per le strade a 2-3 minuti su Raidue alle due del pomeriggio, con uno share davvero risibile. Ragione questa per cui si può ipotizzare che candidati come Penati e Polverini, seppur con la sede Rai a disposizione, abbiano declinato l’invito alle tribune.
 
Questa la situazione. Lunedì 22 marzo erano attesi i candidati presidenti nelle Marche e in Lombardia. Presenti per la Lombardia Formigoni (centrodestra), Pezzotta (Unione di Centro), Agnoletto (Federazione della sinistra), Crimi (Movimento a 5 stelle) e Invernizzi (Forza Nuova). Assente illustre il candidato del centrosinistra Penati. Nessun candidato delle Marche ha accettato l’invito.
Martedì 23 invitati i candidati di Calabria, Veneto e Umbria. Per il Veneto, regione importante anche per gli equilibri nazionali a causa del possibile sorpasso della Lega ai danni del Pdl, rispondono Caratossidis (Forza Nuova) e Borrelli (Movimento a 5 stelle). Solo Fiammetta Modena (Pdl) per l’Umbria. Nessuno per la Calabria.
Mercoledì 25. Puglia, Liguria e Lazio. Presente solo Emma Bonino, candidata del centrosinistra nel Lazio. La tribuna dura appena 6 minuti.
 
Gli ascolti. Continua l’allergia dei telespettatori alle tribune politiche.
Lunedì 22 ore 14. Raidue. Davanti allo schermo ci sono 683.000 persone per uno share del 4,13 %. Erano 1.942.000 gli spettatori di Tg 2 Medicina 33 in onda subito prima e saranno 1.416.000 per Il fatto del giorno, in onda subito dopo.
Martedì 23 gli spettatori sono 730.000 per uno share del 4,32 %. Per Tg 2 Medicina 33 erano 1.627.000 spettatori, per Il fatto del giorno aumenteranno fino a 1.320.000.
Mercoledì 24, stessa storia. 1.642.000 persone seguono Medicina 33. Durante la pubblicità scappano in molti, restano in 721.000 per la tribuna politica. A seguire, Il fatto del giorno ne conterà 1.256.000.
 
Il servizio pubblico, la democrazia. Le tribune politiche nascono con l’obiettivo di permettere ai cittadini di conoscere i programmi, le alleanze e le idee delle liste in vista delle elezioni. Non è andata così. Non c’erano davvero soluzioni migliori?
Tra due giorni la battaglia finirà, chi avrà vinto? Non la Rai, che ha perso ascolti, denaro e credibilità. Non l’informazione, costretta a trovare spazio nelle piazze, reali o virtuali. Non i politici, che non sono riusciti a portare uno straccio di programma nel servizio pubblico. E neanche gli elettori, la cui stragrande maggioranza ha capito ben poco di questo voto. Forse vincerà l’astensionismo, forse. La democrazia, questo è certo, è un’altra volta sconfitta.