Facebook per non dimenticare
Facebook per non dimenticare

Henio Zytomirski aveva solo 10 anni quando è morto nel campo di concentramento di Majdanek, in Polonia. Oggi la sua storia rivive su Facebook per iniziativa del centro culturale Brama Grodzka di Lublino. L’obiettivo è diffondere tra i più giovani il dramma della Shoah, utilizzando gli strumenti della rete.
"Ho sette anni. Ho una mamma e un papà. Ho un posto preferito. Non tutti hanno una mamma e un papà, ma tutti hanno un posto preferito. Oggi ho deciso che non lascerò mai Lublino. Starò qui per sempre. È il mio posto preferito." Così si legge in uno dei post che appare sulla bacheca di Henio Zytomirski, piccolo ebreo polacco approdato con la sua storia sul social network più popolato del mondo. A colpo d’occhio sembra un profilo tra tanti, ma Henio è nato a Lublino il 25 marzo 1933 e quelle foto, che lo ritraggono esclusivamente bambino, raccontano l’orrore di una vita spezzata agli albori dell’innocenza.
Deportato con la famiglia nel campo di concentramento di Majdanek, Henio è morto nel 1943, a soli dieci anni.
I promotori - L’Iniziativa è del centro culturale Brama Grodzka di Lublino, che da anni si occupa di tenere in vita la storia e la tradizione ebraica della città. Dal 18 agosto 2009, ogni giorno le pagine di Henio vengono aggiornate con pensieri, impressioni che descrivono la tragedia dell’olocausto, vista attraverso gli occhi di un bambino: "E’ arrivato l’inverno. Ogni ebreo deve portare una stella di Davide con scritto sopra il proprio cognome. Sono cambiate tante cose. In strada marciano delle truppe tedesche. La mamma dice che non devo aver paura, che tutto va sempre a finire per il meglio. Sempre?”.
Il social network - Henio parla al pubblico dei social network, a quei net nativi abituati a scambiarsi informazioni con post, link e tag. Racconta una storia lontana nel tempo, che la quasi totalità dei suoi destinatari non ricorda. Lo fa utilizzando il linguaggio della rete: il confine tra passato e presente cade così sotto i colpi della memoria, unico vero obiettivo dell’intera iniziativa.
Anche Facebook però ha le sue regole: se lo spazio del bambino ebreo vittima del nazismo nasce come il profilo di un utente tra tanti, la diffusione della notizia provoca imminenti provvedimenti. Il social network infatti consente la realizzazione di profili solo da parte di persone viventi, che possano mantenerli costantemente attivi. Da qualche settimana quindi, il profilo di Henio è diventato una semplice “pagina” e gli amici così detti “fan”. L’illusione di dialogare con un piccolo pezzo di storia, che emerge silenzioso tra le pieghe della rete, è quindi andata in parte perduta.
Pareri contrastanti - Storici ed educatori sono scettici. Se l’iniziativa del centro culturale di Lublino ha infatti raccolto numerosi consensi, non sono mancate le posizioni critiche. Secondo alcuni, i social network rischiano di banalizzare questioni come la guerra o il genocidio. Inoltre, la pubblicazione di post a nome di Henio contribuirebbe a far perdere agli utenti la percezione del reale, avvicinando pericolosamente la tragedia dell’Olocausto alla finzione. Adam Kopciowski, storico all’università Marie Curie-Sklodowska di Lublino e studioso della questione ebraica, in alcune dichiarazioni rilasciate all’Associated Press, ha parlato addirittura di “un abuso nei confronti di un bambino morto quasi 70 anni fa”.
Il popolo di Facebook - Eppure loro, gli utenti, rimangono fedeli a Henio. Ogni giorno, i quasi 5000 iscritti alla pagina, lasciano messaggi sulla sua bacheca: sotto la foto in bianco e nero di quel bambino in maglietta e calzoncini corti, il muro virtuale si colora di riflessioni: parole come “memoria” e “per non dimenticare” si rincorrono, ripetute centinaia, migliaia di volte in tutte le lingue del mondo. In occasione del suo compleanno, lo scorso 25 marzo, Henio ha ricevuto ben 200 messaggi di auguri. Tra i tanti post, quello di Melania: “Ti ho appena conosciuto, tu e tutti i tuoi compagni vittime di mostri... hanno fatto bene a farti conoscere al mondo nuovo, quello veloce e tecnologico, così tutti si fermeranno al pensiero del dolore che vi hanno causato, e per un momento la tecnologia sarà al servizio del passato. Per non dimenticare”.