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Ecocensura

Il riciclaggio delle informazioni

Ecocensura

di VALENTINA ONORI (08 04 2010)
Valentina Onori
 

Le ecomafie sono realtà che i rapporti annuali di Legambiente fotografano ogni anno. E ogni anno sono allarmanti. La legalità è un atto che si pratica, non si insegna.

Sappiamo tutti che la mafia è un grande affare, che costituisce un'impresa e che inquina il mercato, facendo concorrenza sleale, nel caso dello smaltimento dei rifiuti, quando il traffico riguarda rifiuti provenienti da privati, il prezzo complessivo dello smaltimento si riduce fino alla metà di quello di mercato; se invece le attività hanno come materia prima i rifiuti solidi urbani, il prezzo di smaltimento lievita in maniera esponenziale, tanto a pagare è lo Stato.

Come ha dimostrato l’operazione Houdini del 2004, il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi che andavano dai ventuno ai sessantadue centesimi al chilo; i clan fornivano lo stesso servizio a nove o dieci centesimi al chilo riuscendo a garantire che ottocento tonnellate di terre contaminate da idrocarburi, proprietà di un’azienda chimica, fossero trattate al prezzo di venticinque centesimi al chilo, trasporto compreso. 

Ecomafia. Il termine Eco-mafia è un neologismo coniato da Legambiente per indicare quei settori della criminalità organizzata che hanno scelto come settore di attività il business dell'illegalità ambientale. Quella dei rifiuti è una ragnatela che avvolge il nostro Paese, una holding in cui s’intrecciano interessi e attività criminali che rappresentano una minaccia seria per l’ambiente, la salute e la sicurezza dei cittadini. 
Dall'edilizia, un tempo gallina dall'uova d'oro della mafia, alla gestione dei rifiuti, (le cave per l'estrazione dei materiali per l'ediliza, una volta esaurite vengono sfruttate per depositarci rifiuti tossici).

Alcuni dati. Sono ben 258 i clan attivi nell'ecomafia. Secondo il rapporto "Ecomafia 2009", l'anno scorso 21 mila persone sono state denunciate per 25 mila reati. 221, invece, gli arresti. Gestendo lo smaltimento delle scorie industriali nel 2008 la mafia ha guadagnato 7 miliardi di euro.
L’immondizia si trasforma in azioni societarie, capitali, squadre di calcio, palazzi, flussi finanziari, imprese, voti.
Se i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati, diverrebbero una montagna di 14.600 metri con una base di tre ettari, la più grande montagna esistente sulla terra.
I “rifiuti scomparsi”, nel 2002, ammontano a 14,6 milioni di tonnellate equivalenti a una montagna con una base di tre ettari e un’altezza di 1.460 metri. A volte cambiano identità, attraverso il giro bolla, che rende un rifiuto pericoloso diventa speciale, con la complicità di un laboratorio di analisi che ne falsifica le caratteristiche. 

Salute. Gli ultimi dati pubblicati dall’Organizzazione mondiale della sanità parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro, più del dodici per cento rispetto alla media nazionale. 
La rivista medica “The Lancet Oncology” già nel 2004 parlava di un aumento del ventiquattro per cento dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. I decessi per malattie tumorali sono saliti dal ventisette virgola cinque per cento del 1994 al trentuno virgola quattro per cento del 1996, nell’agro aversano i tumori per i quali è stata chiesta l’esenzione dal ticket sono passati dai 131 casi del 1996 ai 560 del 1999. L’inquinamento procede a strati: sotto i rifiuti tossici e forse radioattivi degli anni d’oro dell’ecomafia, sopra quelli degli scarichi abusivi più recenti, in cima gli ultimi rifiuti, quelli che godono di un bollo di ufficialità che si sta appannando. 

Spiegare la mafia. Il linguaggio della mafia e le sue diramazioni seguono strade molto criptiche, che i comuni canali della comunicazione a volte non sanno interpretare, e riportare con chiarezza; con alcune eccezioni: il reportage pubblicato anni fa dell’Espresso, in cui Gaetano Vassallo racconta come per vent’anni la mafia ha gestito lo smaltimento dei rifiuti tossici delle industrie del Nord riempiendo ogni cava e ogni prato della Campania. 

Nella stampa e nei media in generale, trovano poco spazio le notizie relative alla questione campana e alla risoluzione del problema rifiuti, a partire dal rinvio a giudizio di Bassolino con l’accusa di peculato dal gup di Napoli Vincenzo Alabiso, al termine dell’udienza preliminare per la vicenda delle cosiddette “consulenze d’oro” al Commissariato straordinario per la gestione dei rifiuti in Campania (30 marzo 2010); l'arresto di padre e fratello del superlatitante Michele Zagaria, la ‘primula rossa’ del clan dei casalesi, considerato dagli inquirenti uno dei latitanti più pericolosi d’Italia famoso in tutto il Bel Paese per il business della Camorra.
I telegiornali si sono occupati della vicenda solo in occasione dell'emergenza rifiuti a Napoli.
Non sono le informazioni-spot di pochi minuti che spiegano la complessità della realtà.
Emblematico, il documentario "Biutiful Country" di Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio e Peppe Ruggiero, che approfondiscono la questione rifiuti. 83 minuti senza copione e sceneggiatura montati ad hoc, ma solo immagini senza filtro.

Le nuove generazioni devono sapersi indignare di fronte alla negazione subdola dei diritto fondamentali di ogni uomo. E sono proprio loro che devono trovare e chiedere, perchè loro diritto, sapere ed essere informati sulle responsabilità di chi commette reati a danno della loro e nostra salute.