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Metti un Fiore nell'Iphone

Pulitzer per la satira contro Apple

Metti un Fiore nell'Iphone

di MARINA BONIFACIO (18 04 2010)
Google
iphone

La Apple chiede al premio Pulitzer Mark Fiore di ripresentare la domanda per l’applicazione iPhone, rifiutata dalla stessa società alcuni mesi fa perché contraria alle sue politiche di azienda.

 

Prima di ricevere il prestigioso riconoscimento Pulitzer, il disegnatore Mark Fiore si era visto rifiutare dalla Apple la possibilità di vendere una propria applicazione sull’Apple Store. Ma l’errore era stato troppo grande (Fiore è un premio Pulitzer, mica un giornalista qualunque!) e qualcuno per fortuna se ne è accorto. Il Nieman Journalism Lab è sceso in campo incitando la Apple a fare marcia indietro sulla vicenda; a tal proposito si è espressa persino la Columbia Journalism Review, luogo di riflessione critica sullo stato del giornalismo, con un appello agli editori a non cedere troppo alle pressioni esercitate su di essi dalla grande casa di distribuzione.

Il caso – Apple si era espressa con parere negativo nei confronti del cartoonista americano già lo scorso dicembre, molti mesi prima che Fiore ricevesse il premio Pulitzer per la sezione cartoons. La società, infatti, gli aveva rifiutato la possibilità di vendere una propria applicazione sull’App Store in quanto le regole non  permettono “contenuti che mettano in ridicolo personaggi pubblici”. Tuttavia, la società, come ogni altra grande azienda di valore, ci ripensa e lo stesso Steve Jobs, fondatore di Apple, ammette che l’esclusione è stata “un errore che stiamo sistemando”. A conferma di ciò Fiore, su Wired.com, ha dichiarato che, non appena la notizia si è diffusa, attraverso l’intervista rilasciata al Nieman Journalism Lab, la Apple si è subito messa in contatto con lui invitandolo a ripresentare la domanda per inserire le proprie vignette sull’iPhone.

Il vignettistaMark Fiore è un satirista politico. Ha ricevuto il premio Pulitzer per i suoi animated cartoons apparsi su SFGate.com (San Francisco Chronicle) grazie a: “ … his biting wit, extensive research and ability to distill complex issues … that … set a high standard for an emerging form of commentary”. Tuttavia, adesso ammette di sentirsi turbato e di provare un certo imbarazzo per il trattamento di favore riservatogli. E quindi sorge spontanea la domanda: “e se non avesse vinto il Pulitzer, cosa sarebbe successo?”

La vicenda si relaziona direttamente al tema del potere di veto, esercitato nell’attuale panorama editoriale da alcuni pochi grandi intermediari dei dispositivi digitali. E ci sarebbe da chiedersi se a volte tale diritto/dovere inderogabile non corra il rischio di scivolare in sottesa pratica di censura, che la Apple esercita quotidianamente in maniera del tutto arbitraria. Nel mondo ci sono tanti altri giornalisti e vignettisti come Fiore, ma non altrettanto famosi, che cercano di esprimere il proprio punto di vista attraverso i mezzi a loro disposizione; ma se tutto deve poi passare sotto un vaglio attento e scrupoloso, il riso provocato da queste divertenti provocazioni diventa un po’ amaro.

L’i-Pad e le nuove tecnologie – Il nuovo tablet della Apple, atteso in Europa per la fine di maggio, sta avendo già un grande successo negli Usa. Si tratta di una grande novità per il panorama editoriale mondiale e il grado di favore si spiega facilmente se si pensa a questa novità come a un efficace possibilità di facili ricavi digitali. Una grande opportunità offerta agli editori, utile a sostenere  bassi costi le proprie pubblicazioni, ma che dietro può nascondere un grave rischio. Essendo infatti l’App Store l’unico modo per raggiungere in modo legale gli acquirenti degli iPhone, è necessario che la società di Copertino garantisca a tutti un maggior grado di libertà nella pubblicazione dei propri contenuti. L’applicazione di Fiore adesso sarà sicuramente approvata da Apple, ma è meno chiaro se l’incidente condurrà la società ad interrogarsi sui casi in cui sia veramente necessario esercitare questa sorta di discrezione su contenuti i carattere politico e mediatico.