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Quando il reality si fa educativo

Usa: battaglia all'obesità

Quando il reality si fa educativo

di CHIARA PODANO (18 04 2010)
http://waynejoseph.wordpress.com/

Nella patria del super size, il cuoco britannico Jamie Oliver, attraverso il reality Jamie Oliver's Food Revolution, si fa portavoce della battaglia di Michelle Obama: insegna agli americani cosa e come cucinare.

La tv contro il "grosso fratello". Per educare la popolazione ad una sana alimentazione e  contrastare l’obesità dei giovani sbarca negli States il Jamie Oliver's Food Revolution. L’ultima trovata americana, che andrà in onda per sei settimane ogni venerdì sera sulla Abc, ha già riscosso un notevole successo. La conduzione è affidata al cuoco britannico Jamie Oliver, ideatore del format e già autore di una collana di libri di ricette e merendine salutiste.

 

Mission impossible? Non un semplice cuoco ma un superoe. Così si definisce Jamie Oliver. Il giovane cuoco inglese nel primo atto della sua Food Revolution afferma di non essere un dottore, ma di aver lavorato negli ultimi sette anni, senza sosta, per salvare vite "a modo suo". La sua battaglia parte proprio dai più giovani e in particolare dalla scuola. Già, perché il nostro chef sceglie la strada più ardua: i protagonisti del reality sono i bambini. Dopo quelli inglesi, Food Revolution conivolge gli studenti della scuola elementare di Huntington in West Virginia, la città con la maggior percentuale di obesi nel mondo occidentale.

 

Jamie Oliver's Food Revolution. Il menù della mensa della scuola elementare di Huntington, approvato dalle autorità sanitarie locali, è costuito quasi esclusivamente dal cosidetto junk food. Grasso e fritti a volontà sotto forma di patatine, pizza e crocchette di pollo, tanto per fare qualche esempio. Quando lo chef arriva alla scuola elementare della cittadina, la situazione sembra essere catastrofica. Jamie mostra alle classi di Huntington dei pomodori e i bambini li confondono per patate. Allo stesso modo le melanzane diventano pere, le rape cipolle e così via. I 6500 dollari che gli arrivano dalle autorità locali sono tutto quello che ci vuole per sostituire il cibo spazzatura al cibo fresco. La vera montagna che Oliver si trova a scalare è, in realtà, quella della cultura alimentare americana dei cibi ipercalorici, particolarmente radicata nel West Virginia. Nel reality non ci sono nomination, vincitori o vinti. Jamie Oliver una volta ad Huntington, verifica ciò che non va prendendo provvedimenti anche drastici. Non si limita, dunque, ad insegnare alle cuoche della mensa a cucinar sano o ai bambini a riconoscere i vegetali, ma compie anche il gesto estremo di gettare il junk food nell’immondizia.

 

Il contesto. Nella patria del super size, l’obesità è la prima causa di morte. Gli assassini, per lo chef, sono i grandi marchi alimentari. "Il governo deve collaborare con tutti i fornitori di fast food" dichiara il cuoco. DI contro, il Congresso si appresterebbe a tagliare i fondi per migliorare il programma alimentare dei giovani. Quanti ostacoli. Jamie Oliver dal piccolo schermo, la first Lady dall’orto di casa Washington: l’obiettivo è lo stesso, ma la battaglia combattuta con armi diverse. Quale sarà la migliore? E quanto un reality come quello proposto dalla Abc, che nella prima serata ha fatto 7 milioni di spettatori può davvero essere considerato un programma di sensibilizzazione o una macchina, come i grandi marchi assassini di cui parla Oliver, per far soldi? Se la tv è una brava maestra lo chiederemo ai 7 milioni di spettatori americani della Oliver’s Food Revolution. Chissà che intanto non abbiano già provveduto a riorganizzare le loro dispense.