Tra tendenza e disagio. Al centro dell’incontro, organizzato da
Informagiovani Europea , la relazione tra individuo e nuovi media declinato sotto due aspetti d’uso: la tutela e la promozione di se stessi. Simone Mulargia, Dottore di ricerca in Scienze della Comunicazione presso l’università “La Sapienza” di Roma, spiega che il fenomeno in questione è stato spesso bersaglio di numerose polemiche per via dei disagi che ne derivano. In realtà ciò su cui è necessario riflettere sono le modalità di fruizione da parte degli utenti. “Le persone – continua Mulargia - piegano le tecnologie ai propri bisogni”.
Viene da pensare, quindi, che l’elemento di criticità non sia da ricercare nella tecnologia in sé, ma più probabilmente in coloro che se ne servono. Tuttavia queste modalità possono essere il campanello d’allarme di un disagio più profondo.
Identità costruite. Nelle comunità che si costituiscono in rete, si assiste da una parte alla costruzione di legami formalizzati dalle regole della piattaforma; dall’altra alla salvaguardia dell’individuo che pur entrando in un social network mantiene la sua soggettività. Si tratta infatti di servizi che consentono di costruire una pagina - il profilo -, di gestire dei contenuti al suo interno e di navigare tra le pagine dei propri contatti e quelle dei loro amici. Questi elementi contribuiscono alla formazione e al racconto, per se stessi e per gli altri, di una identità virtuale in modo dinamico, come se per ogni azione si mettesse in scena un pezzo di noi. Le attività pubblicate sul profilo, ma anche i consumi culturali – la condivisione di link o video e quant’altro – mettono in atto meccanismi di identificazione. Sapere
di chi sono amico e
che cosa sto facendo in questo momento sembrano quasi “un esame di coscienza utile a prendere consapevolezza di alcuni atti che altrimenti tenderebbero ad essere dimenticati”.
Identità inseguite. Con Facebook è possibile esprimere anche il proprio grado di apprezzamento verso un link, una dichiarazione, un’immagine e qualsiasi altro elemento pubblicato da altri. Anche questo contribuisce alla costruzione dell’identità virtuale e risulta essere un ottimo strumento per monitorare i gusti dell’utente. Tant’è che negli ultimi giorni il magico tastino con il pollice in su sta invadendo le pagine di numerosi colossi del web d’oltreoceano come Cnn.com e imdb.com (Internet Movie Database) e si prepara a fare la sua apparizione anche all’interno dei siti italiani grazie ad una applicazione chiamata "Open Graph" che consentirà l’abilitazione di questa funzione. Tramite il tasto “Mi piace” sarà come essere inseguiti, durante la navigazione, dai nostri contatti Facebook che sapranno quali cose apprezziamo mentre navighiamo su altri siti. Ma l’enorme database che si verrebbe a creare diventerebbe soprattutto oggetto del desiderio di ogni investitore pubblicitario che potrebbe finalmente sfruttare gratuitamente i gusti e le inclinazioni degli utenti della rete.

Occhio alle impostazioni sulla privacy. Ma a fronte di questo modo quasi compulsivo di comunicare la propria identità, quali sono i dati che, forse a volte in maniera superficiale, inseriamo nei nostri profili e quali i rischi di un uso sconsiderato del social networking? Marco Volante, dell’
Associazione Difesa Consumatori e Ambiente, risponde “è fondamentale un uso corretto dei social network soprattutto da parte dei minori, ma ciò che conta in modo significativo è sensibilizzare i genitori e gli adulti in generale, ad una maggiore vigilanza durante la navigazione dei più piccoli”. Infatti, nonostante la fruizione da parte dei minori sia spesso vietata dai regolamenti di alcuni social network (per es. Facebook), in molti casi la regola non viene considerata e un numero crescente di bambini, ma anche di adulti, ignorando i pericoli di un errato settaggio delle impostazioni sulla privacy, si trova ad inserire foto e altri contenuti la cui proprietà, una volta in rete, non è più controllabile. Si rischia di essere facilmente identificabili, localizzabili e di trovarsi vittime di adescamenti da parte di malintenzionati che agiscono subdolamente on line.
La prevenzione. La violazione della privacy ha altre pericolose sfaccettature. Prosegue Volante “sono sempre più numerosi i casi di cyber bullismo - azioni ripetute e continuative che tendono a diminuire la capacità di reazione della vittima attraverso i mezzi di comunicazione - o di furto di identità che consiste nell’ottenere indebitamente le informazioni personali di un soggetto al fine di sostituirsi ad esso e compiere azioni illecite in suo nome o ottenere credito tramite false credenziali”. Adiconsum ha realizzato alcune guide per la prevenzione del furto di identità, per un utilizzo sicuro di internet e per spiegare ai più piccoli i rischi di un uso improprio delle nuove tecnologie e della rete.
Navigare con prudenza. Ad illustrare il lato più tecnico e giuridico sui rischi della rete ha provveduto Marco Campagna, agente della Polizia Postale, sottolineando che molto spesso coloro che commettono reati informatici, protetti da un’illusione di anonimato, perdono le remore etiche e commettono azioni che normalmente non commetterebbero. “Diversi i metodi usati per raggirare le vittime – aggiunge Campagna - dall’offrire doni fittizi, al fingere di rappresentare istituti di credito (
pharming) o autorità governative”. Diverso il caso dei
malware (
worm,
rootkit o
spyware) software in grado di catturare e diffondere dati personali all’interno del computer, per i quali è necessario l’aggiornamento costante del sistema operativo, l’installazione di antivirus e antispyware. Una navigazione prudente include anche la limitazione di quelle pratiche molto comuni di
file sharing che - sfatando il mito secondo il quale sarebbe permesso scaricare canzoni o film per uso personale – sono vietate dal Codice Penale, che prevede pene pecuniarie per il solo download e pene anche detentive se il materiale scaricato è usato a scopo di lucro. La Polizia Postale si occupa anche e soprattutto di pedofilia e pedo-pornografia. Fenomeni, in costante crescita, spesso dovuti a una scarsa attenzione dei genitori nei confronti di bambini che per noia o solitudine si confrontano con improbabili amicizie strette in chat. La Polizia di Stato ha sviluppato strategie di individuazione dei pedofili sia passive (mediante indagini approfondite frutto di segnalazioni) sia attive (“adescare” on line i malintenzionati, fingendosi bambini). Campagna ha invitato a denunciare sempre i reati, anche in forma anonima attraverso il
sito dedicato o tramite uno qualsiasi dei commissariati sparsi sul territorio nazionale.
L’altra faccia della medaglia. La rete è sfruttabile in modo intelligente. Lo dimostra Alessandro Prunesti, consulente nel campo dell’innovazione imprenditoriale e della comunicazione di marketing applicata ai social media, che illustra come sia possibile usare Internet per migliorare il proprio posizionamento ai fini della ricerca di un’attività lavorativa. Citando il Commissario dell’Unione Europea
Viviane Reding, Prunesti sottolinea che “un utilizzo consapevole dei social media unito alla diffusione della banda larga, può generare ricchezza, creare nuove opportunità relazionali e professionali”. Ciò che occorre è costruirsi un profilo professionale e una attività on line attraverso l’utilizzo in chiave imprenditoriale degli strumenti relazionali offerti dalla rete: pianificare, insomma, una vera strategia di
selfbranding. Può essere utile, suggerisce Prunesti, condividere i propri interessi e attività con WordPress, aprire un account in quei social network, come LinkedIn o Viadeo, in cui i professionisti si aggregano e le aziende cercano candidati con un profilo adeguato alle loro esigenze; può tornare utile anche creare un canale video su YouTube inserendo il proprio video-curriculum, condividere le proprie ricerche e i propri appunti su Slide Share, ma soprattutto essere, alla fine, fisicamente presenti ai
barcamp perché è importante dare concretezza all’identità virtuale che ci si è costruiti.
Il reale nel virtuale. In sostanza, mentre da un lato è fondamentale per tutelare la nostra privacy e in alcuni casi la nostra incolumità, non diffondere troppe informazioni personali che potrebbero trasformarci in una facile preda per criminali informatici, è altrettanto importante imparare a usare la rete con criteri diversi dal semplice svago e che ci aiutino invece ad aumentare le possibilità di proporci nel mondo professionale. In entrambi i casi, come spiegano gli esperti “occorre tener conto che nell’astrattezza del virtuale si consumano esperienze di vita reale. La tecnologia è solo un mezzo che, a seconda dell’uso che se ne fa, può offrire grandi possibilità o privare di diritti fondamentali”.