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Il 25 aprile a parole

Analisi del discorso di Silvio Berlusconi

Il 25 aprile a parole

di MARTINA SPIGNOLI (27 04 2010)

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha adottato per il discorso del 25 aprile un format molto istituzionale, diverso da quello usato l'anno scorso ad Onna. Sfruttando una serie di elementi non verbali, ha messo in piedi una strategia che gli ha permesso di arricchire il messaggio ufficiale di contenuti politici e retorici, rendendolo allo stesso tempo più efficace.


Atmosfera e scenografia istituzionale, sguardo fisso in telecamera, completo nero. Sono gli elementi principali del format che il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha scelto per il suo discorso di celebrazione del 65esimo anniversario del 25 aprile, giorno della liberazione dell'Italia dal nazifascismo. Uno stile molto diverso da quello che aveva adottato lo scorso anno, quando ha celebrato la stessa ricorrenza nella cittadina abbruzzese di Onna, da poco colpita dal terremoto. In quell'occasione il premier aveva scelto di parlare tra la folla, sfoggiando alla fine il foulard partigiano. Queste diversità di contesto non sono casuali, ma influenzano la ricezione e l'interpretazione del messaggio dato a parole, arricchendolo di varie sfumature.

Contenuto verbale. Consederiamo, innanzitutto, il contenuto verbale del discorso: la parola tutti/e è tra le più pronunciate (7 volte), a richiamare uno dei valori fondanti della liberazione: l'unità d'intenti, tanto dei cittadini quanto delle forze politiche di fronte al bene comune. Riportato al contesto attuale, l'affermazione di questo principio può essere considerato come un richiamo ad alleati ed avversari a trovare un compromesso (termine pronunciato 4 volte): il premier vuole così presentarsi come uomo aperto al confronto ed al dialogo, interessato all'interesse comune, piottosto che a quello di parte. Secondo termine più usato: libertà (6 ripetizioni). Nel contesto di una festa di liberazione non stupisce: proprio la libertà ha costituito l'obiettivo che ha unito cittadini e forze politiche negli anni quaranta. Cosa intende oggi Berlusconi per libertà e cosa vuole comunicare facendone un punto cardine del suo discorso? Lo chiarisce nella seconda parte, quella che dopo l'elogio del passato è volta a definire le esigenze dello stato moderno: il premier vuole convincere che le riforme che intende attuare sono volte a difendere la libertà dei cittadini: libertà nella gestione del territorio (federalismo); libertà della gestione dello stato (presidenzialismo) e libertà da lentezza ed errori giudiziari (separazione delle carriere e processo breve).

Contesto. Il messaggio è destinato soprattutto ai telegiornali, confezionato per “bucare il video”: la durata non supera i tre minuti (quello di Onna supera i venti), le parole sono scandite lentamente, ripetute se importanti, lo sguardo fisso in camera, senza mai abbassarsi per leggere o consultare appunti. L'istituzionalità del contesto (le bandiere e la statua alle spalle, lo studio), ha due obiettivi: inannzitutto comunicare tranquillità in un momento in cui si ventila una crisi politica. Il premier parla delle riforme e con il suo atteggiamento sembra rassicurare i cittadini sul fatto che su questo fronte non ci saranno sorprese. Il secondo obiettivo è quello di apparire come rappresentante di tutti, e di convincere che le riforme saranno orientate al bene comune e non solo a quello dei suoi elettori. Ad Onna, invece, l'obiettivo di Berlusconi era quello di emozionare, dimostrare la sua presenza anche emotiva tra la gente in un momento drammatico come quello del post-terremoto: anche lì il messaggio istituzionale si è arricchito di altri significati. In quel caso non si trattava, però, di convincere ma di coinvolgere e rassicurare con la partecipazione piuttosto che con la razionalità.


 

Enunciazione. Nel discorso di quest'anno Berlusconi usa un tono grave e costante: per rimarcare i concetti importanti non alza la voce ma rallenta l'enunciazione, scandendo meglio le parole o ripetendole. Così avviene ad esempio quando invita “tutto il popolo italiano e tutte le parti politiche a riconoscersi nel valore della libertà”, o quando parla della necessità di una “giustizia veramente giusta”. Il ritmo non è mai veloce o incalzante, come avveniva invece ad Onna: il premier parla con sicurezza, con pause regolari, con tranquillità e senza la foga che invece caratterizza il discorso dell'anno precedente. Tutte queste scelte rientrano nella volontà di presentarsi come portavoce dell'interesse collettivo, mediatore che può con razionalità evitare i conflitti, sicuro della validità dei progetti che enuncia.


Gestualità e distanza. Mentre parla, Berlusconi è seduto ad una scrivania, ha davanti un foglio di carta su cui poggia le mani: il foglio è bianco, per dimostrare che non sta leggendo un testo scritto. La stessa sensazione è data dal fatto che ha gli occhi sempre rivolti alla telecamera, elemento che dà al telespettatore l'impressione che si stia parlando personalmente a lui, catturando maggiormente la sua attenzione. Le mani sono per lo più ferme, si muovono solo a sottolineare le parti salienti del discorso, e comunque in uno spazio molto limitato. Una scelta intermedia: si evita un gesticolare eccessivo che rovinerebbe l'atmosfera di calma e distoglierebbe l'attenzione dallo sguardo, ma anche l'immobilità, segnale di indifferenza verso ciò che si dice e di innaturalezza. Anche la mimica facciale è molto controllata e moderata. L'inquadratura, infine, è a mezzo busto, la giusta distanza sia per il carattere istituzionale del discorso (il primo piano sarebbe stato inopportuno), sia per permettere allo sguardo di catturare l'attenzione (cosa che un'inquadratura più larga come quella di Onna, funzionale a mostrare la folla intorno, non avrebbe consentito).

Conclusioni.
Per l'efficacia di un messaggio, soprattutto politico, è dunque essenziale curare, oltre al contenuto, tutti gli aspetti non verbali della comunicazione, elementi preziosi per chi li sa sfruttare. In questo caso ad un messaggio istituzionale, veicolato in occasione di una celebrazione ufficiale, se ne voleva affiancare uno più puramente politico, riguardante le riforme che il governo si appresta a varare e su cui necessita un ampio consenso. L'esigenza è, quindi, quella di mostrare sicurezza per non disorientare l'elettorato, di presentare le riforme come necessarie al bene comune, di far apparire come doveroso l'appoggio delle altre forze politiche. Tutti gli elementi analizzati, dalla scenografia alla mimica, dal tono alla gestualità, sono funzionali al raggiungimento di questi obiettivi e anzi vi giocano un ruolo spesso determinante.

Analisi del discorso di Silvio Berlusconi Il 25 aprile a parole

Mi complimento con Martina Spignoli per il suo articolo di cui condivido quasi tutto. L’unica mia obiezione riguarda il passo seguente: - riportato al contesto attuale, l'affermazione di questo principio [il bene comune] può essere considerato come un richiamo ad alleati ed avversari a trovare un compromesso (termine pronunciato 4 volte): il premier vuole così presentarsi come uomo aperto al confronto ed al dialogo, interessato all'interesse comune, piuttosto che a quello di parte -. In realtà, a dispetto delle apparenze, Berlusconi non esorta affatto alleati ed avversari a trovare un nuovo e più moderno accordo costituzionale, anzi lo esclude esplicitamente. A tale proposito, al di là del computo relativo alla frequenza del termine (pronunciato 4 volte), un’attenta analisi testuale dei passaggi successivi dimostra come il premier non invochi per nulla un nuovo compromesso ma un suo puro e semplice superamento. Non è infatti un caso che in seguito ricorra all’espressione “andare oltre quel compromesso” e non, ad esempio, “trovare un nuovo punto di mediazione”. D’altra parte l’accurato apparato retorico del suo discorso è ulteriormente confermato dalla tendenziosità di frasi come “vogliamo farlo insieme a tutte quelle forze politiche che (…)non rifiutano a priori il dialogo ed hanno a cuore la libertà”: appunto una sorta di preavviso sulla inevitabilità di future iniziative di riforma tutt’altro che attente alla più ampia convergenza politica.

Contenuto verbale del messaggio di Berlusconi

Condivido pienamente l'analisi svolta da Martina Spignoli che non evidenzia però l'errore, voluto, fatto da Berlusconi sin dalla prima frase del suo discorso: "il 25 Aprile festeggiamo la Festa della LIBERTA'" e non della LIBERAZIONE!Messaggio subliminale che riporta al suo Partito, il PDL, in questo periodo di crisi e di liti interne che stanno minando in parte la credibilità del Partito stesso. Ancora una volta il Presidente del Consiglio utilizza un discorso rivolto alla Nazione nascondendo, dietro un'assonanza, un mascherato spot elettorale.