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Il mercato della comunicazione

Inchiesta: studiare all'Esquilino tra sapori e saperi

Il mercato della comunicazione

di REDAZIONE COMUNICLAB (19 05 2010)
http://www.flickr.com/photos/matteo_dudek/2262334827

Siamo all'Esquilino. Non sembra, ma è il più alto dei sette colli romani. Esquilino: qualcuno sostiene che il nome possa derivare da "ex-quilini", quelli che arrivano da fuori. Chissà se è vero, certo che a vederlo oggi, il quartiere, mai derivazione fu più appropriata. Siamo nel bel mezzo di un coloratissimo laboratorio multiculturale. Un'architettura umbertina, squadrata, lineare che contiene il più caotico, confuso, incerto panorama cosmopolita.
Basta fare un giro per piazza Vittorio per incrociare buona parte del pianeta.
Che poi il nome della piazza sarebbe Vittorio Emanuele II. Ma chi l'ha mai chiamata così! Per tutti è semplicemente e familiarmente piazza Vittorio.
Un nome da zio, per la piazza più grande di Roma. Incredibile, vero? Piazza Vittorio è la piazza più grande di Roma, molto più di San Pietro.

Un tempo qui c'era un bellissimo mercato, regno delle massaie romane. Poi il mercato si è spostato un po' più in là, al posto della Centrale del Latte.

Odori, sapori, colori, sussurri e grida, tutto rinchiuso in uno spazio più igienico e un po' più triste. Sterilizzato, più o meno. E le massaie romane hanno lasciato il posto allo united colors delle massaie. Un po' meno piazza Vittorio un po' più Ex-quilino. E da fuori, molto da fuori, è arrivata accanto, ma proprio accanto, anzi praticamente sovrapposta, anche l'Università. In quello spazio tra la Centrale del Latte e la ex caserma Sani, si sono piazzate le facoltà di Scienze della Comunicazione e di Studi Orientali. Wittgenstein e baccalà, zenzero e Umberto Eco. Attraversi il cortile e scopri contemporaneamente a quanto va la zucchina e quanto hai preso a sociolinguistica.

Strana atmosfera, ma decisamente suggestiva. Potevamo lasciarcela scappare? Giammai. E allora stavolta siamo entrati dentro, dentro l'Esquilino e dentro piazza Vittorio per raccontarvi qualche storia. Siamo o no scienze della comunicazione?



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