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Mostafa, senza accento: egiziano de' Roma

Al mercato: quante storie!

Mostafa, senza accento: egiziano de' Roma

di MARINA BONIFACIO, SEBASTIANO CORTESE, ISABEL DE DOMINICIS, SAMUELE SASSU (21 05 2010)
Samuele Sassu

Dal Mercato rionale alle scuole, dal parere degli esperti alle parole di chi ogni giorno affronta la realtà dell’Esquilino, crogiolo di gruppi tanto diversi tra loro, ma con un obiettivo comune: integrarsi nel complesso tessuto sociale.

Un Melting pot di razze, religioni e culture diverse, dove si incontrano/scontrano civiltà, modi di vivere e di pensare differenti con un esito del tutto particolare: è questa la realtà che si presenta ai nostri occhi quando entriamo nel variegato universo dell’Esquilino.

Uno dei quartieri più antichi e vitali della nostra Capitale, infatti, è stato teatro, negli ultimi decenni, di una mescolanza di popoli e di tradizioni non indifferente, mescolanza che ha determinato la nascita di un’interculturalità sì senza precedenti ma dagli effetti contrastanti.  Secondo il VI rapporto dell’Osservatorio Romano sulle Migrazioni, realizzato dalla Caritas di Roma nel 2010, sono 7.932 gli stranieri residenti nel quartiere dell’Esquilino. Si tratta, ovviamente, di dati precisi ma parziali in quanto fanno riferimento agli immigrati registratisi regolarmente nell’ultimo censimento effettuato dal comune capitolino. Le comunità straniere, che manifestano il più alto numero di presenze nel quartiere, provengono dall’Eritrea (che è un’ex colonia italiana dell’Africa) con il 7,9%, dal Bangladesh (6,6%), dalle Filippine (6,3%) e dalla Romania con il 5,9% di presenze; seguono poi, a dispetto delle apparenze, i cinesi, gli afgani, gli etiopi e i polacchi. Dai suddetti dati, si comprende chiaramente come la conformazione della popolazione romana di questo rione sia notevolmente cambiata: una trasformazione questa che è diretta conseguenza dei processi migratori che hanno interessato la nostra Capitale negli ultimi anni.

 
Cuore pulsante di tale miscela è rappresentato dal mercato coperto dell’Esquilino, in cui italiani e stranieri vivono quotidianamente in simbiosi gli uni con gli altri, abbattendo tutte le proprie differenze e sostenendosi reciprocamente, come ha dichiarato l’italo – egiziano Mostafa.
 
Martedì 11 Maggio 2010, il Mercato Esquilino pullula di clienti, dai banchi spiccano le voci di chi gestisce e cerca di attirare l’attenzione dei possibili compratori; ci osservano, forse per la videocamera intenta a riprendere, o, semplicemente, perché potremmo voler acquistare qualcosa. L’atmosfera è proprio quella di un centro commerciale multietnico: gli odori, le lingue parlate, la merce; una miscela di nazionalità che rendono questo posto unico nel suo genere.
La nostra attenzione si rivolge immediatamente verso Mostafa, macellaio egiziano, che con fare intraprendente ci fa avvicinare al suo banco. Tra una battuta e un cliente da servire, accetta volentieri di dedicarci il suo tempo, entusiasta di poter raccontare un po’ della sua storia e le sue impressioni su una delle realtà più singolari di Roma: quella del Mercato Esquilino. Dalla cadenza romana, intuiamo che vive nella Capitale da anni, ben 29, come ci confermerà poi. In Egitto ha conseguito un diploma in Scienze Politiche, a Roma ha imparato il mestiere di macellaio, e con evidente soddisfazione ci dice di essere riuscito ad acquistare il suo banco carni, dopo molti sacrifici. All’interno del Mercato è uno dei veterani e ha un ruolo attivo nel comitato dei commercianti. Perfettamente integrato, ma consapevole del fatto che per alcuni sarà sempre Mostafa l’egiziano, afferma: “Gli italiani? Sono miei fratelli. Mi piace il romano, perché è sempre così alla mano. I rapporti con gli altri lavoratori? Ognuno si fa i fatti suoi”.
 
 

E che cosa dire della politica
? Mostafa è cittadino italiano a tutti gli effetti, ha il diritto di voto e conosce la realtà del Paese. Si preoccupa della fuga dei cervelli all’estero, tocca i tasti dell’integrazione, della sicurezza: “Io parlo come italiano: anni fa, qui a Roma si dormiva con la porta aperta. Ora – afferma – non è più così”. Distingue nettamente tra coloro che, come lui, sono arrivati in Italia per lavorare e chi, invece, ha scelto di delinquere. Ammette che per la figlia non è stato facile in passato inserirsi nel contesto scolastico, ma ha fiducia nelle nuove generazioni, per le quali il Paese di provenienza non è più la prerogativa principale in base a cui decidere se costruire oppure no un rapporto.
 
 

 
Continuando il nostro viaggio all’interno del mercato rionale, avvolti da suoni e odori a noi in parte sconosciuti, ci imbattiamo in Pitt e Islam, due fratelli provenienti dal Bangladesh, che costituisce la seconda comunità di stranieri più numerosa presente all’Esquilino.
Parlando con Islam, capiamo che è arrivato in Italia da 5 anni circa per raggiungere il fratello; entrambi hanno dovuto frequentare un corso serale per imparare la nostra lingua, così da riuscire ad integrarsi all’interno del mercato, unico punto di contatto con gli italiani. Alla nostra domanda se intrattengano dei rapporti amicali con i romani al di fuori dell’ambiente lavorativo, Islam ci risponde: “In realtà no, perché non abbiamo tempo da dedicare allo svago”. Parole queste che lasciano intendere come la quotidianità del loro mondo non comprende un processo di integrazione totale con la comunità autoctona dell’Esquilino.
 
Spostando lo sguardo ci troviamo al reparto ittico, dove notiamo Alda, una signora settantenne di origini calabresi, che ci dà il suo punto di vista. Ormai è in pensione, ma ogni tanto torna al mercato per aiutare il nipote, a cui ha ceduto l’attività. Ci dice che da quando il mercato è stato spostato da Piazza Vittorio al coperto, le cose sono cambiate “dal giorno alla notte”.
 
 

 
L’esperta - Abbiamo voluto ascoltare il parere della dottoressa Montuori, dottoranda in Teoria e ricerca sociale ed esperta sulle tematiche dell’Esquilino. La Montuori conosce da vicino questa realtà in quanto ha preso parte in passato a una ricerca/confronto l’Esquilino e il Pigneto, due realtà simili sotto molti punti di vista.
L’Esquilino è generalmente visto come il quartiere multietnico per eccellenza, anche se bisogna saper distinguere i gruppi precisi di provenienza di questi emigrati. Negli anni ’80, si assiste ad un forte afflusso di maghrebini, bengalesi, indiani e pachistani; i cinesi arriveranno solo in un secondo momento: la loro visibilità è legata per lo più alle insegne dei loro negozi disseminati per tutto il quartiere, ma in realtà in quanto a residenzialità la loro quota è piuttosto inferiore rispetto alle altre. La stessa collocazione del rione Esquilino, a pochi passi da Termini, nodo centrale della capitale, favorirebbe il loro grado di visibilità; anzi probabilmente, se ne avessero la possibilità, andrebbero ad abitare in zona Eur, realtà più tranquilla e meno “esposta”. Piazza Vittorio, invece, è un vero e proprio “palcoscenico sociale”.
 
 

 
I cinesi - L’arrivo di questo gruppo si colloca a metà anni ’90. Hanno soldi in contanti e sono pronti a compare o affittare i palazzi esquilini, soprattutto quelli adiacenti Piazza Vittorio, occupati prevalentemente da negozi di bengalesi. Negli anni, questi ultimi sono stati surclassati dai cinesi, dando adito a un risentimento velato. Per tale motivo è molto difficile parlare di vera e propria integrazione, o piuttosto sarebbe più opportuno limitare tale processo a relazioni di tipo commerciale e pubblico.
 
Associazioni no-profit - Ne esistono alcune in ambito cittadino, composte da residenti del rione. Intervengono attivamente nelle dinamiche di quartiere, cercando di risolvere eventuali elementi di conflittualità, portando a compimento un progetto di mediazione sociale.
 
Noi stessi ci siamo casualmente imbattuti in una di queste iniziative, il progetto: A Tu per Tu, culture a confronto. “Andare all’arte con l’arte”: questo lo slogan dell’iniziativa culturale. Azioni di pittura collettiva realizzate con sei scuole elementari sul territorio nazionale. L’iniziativa, progettata dall’Agenzia Tu, in collaborazione con il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, ha preso il via a Roma il giorno 14 maggio, presso l’istituto comprensivo Daniele Manin, in via Nino Bixio (pieno Esquilino), per proseguire poi fino al 10 giugno a Verona, Bologna, Milano, Torino e Genova.


 
Più di 500 persone, tra bambini e adulti, sono coinvolte in azioni di pittura collettiva, prendendo ad ispirazione il lavoro dell’artista Alighiero Boetti “Il grande disegno della Terra”, che riconduce lo spazio del mondo a disegno, un modo per contenere la distanza e quindi il tempo in uno sguardo.
Oltre 100 mq di carta e tela sono state fatte cadere dalle finestre e poi adagiate sul grande cortile della scuola. L’esito finale sarà una fantastica mappa multietnica, saturata da colori sgargianti ed un alfabeto poliglotta.
 

 
Al nostro arrivo troviamo decine di ragazzi con il capo chino sulle tele, ciascuno intento a lasciare il proprio messaggio, ad imprimere il proprio pensiero.
Un insieme di voci e risate ci accolgono all’ingresso: c’è chi dipinge, chi preferisce giocare a palla e chi si rincorre con le manine inzuppate di colore, in un clima di festa. Le scritte che hanno lasciato sono un insieme di segni tratti dalle lingue di tutto il pianeta; scorgiamo qua e là una bandiera, un messaggio: “We want peace”.
 

 
L’attività, organizzata dall’Agenzia Tu, è finalizzata a favorire le relazioni tra i partecipanti: si lavora in armonia, nel rispetto degli elementi distintivi che ciascuno porta con sé. “Questo cortile ha dato spazio a forme, colori, ma soprattutto all’energia di bambini, genitori e insegnanti, a conferma ancora una volta che dall’azione quotidiana nasce la vera integrazione dei cittadini stranieri nel tessuto economico e sociale del nostro Paese…”, questo ci dice Antonella Ghiorso, Direttore Commerciale dell’associazione. E ancora continua: “La nostra agenzia è una rete di Unicredit Banca creata appositamente per i nuovi protagonisti del mercato economico e del lavoro, ossia i cittadini stranieri e lavoratori temporanei… siamo attivi da oltre tre anni e confermiamo giornalmente il nostro impegno perché crediamo in questo genere d’iniziative…”
 

 
In base ai dati in nostro possesso, abbiamo riscontrato l’esistenza di un significativo livello di integrazione tra le varie comunità presenti all’Esquilino, facilitato soprattutto dalla presenza di un’attività commerciale (il mercato coperto rionale) che pone in quotidiano contatto i vari gruppi etnici. Non è da escludere che per le seconde e terze generazioni, l’integrazione sarà più naturale e spontanea rispetto a quella attuale.