L'arcobaleno della disperazione e della rinascita
L'arcobaleno della disperazione e della rinascita

Ecco cosa si nasconde dietro i mille colori e profumi di un chiosco di fiori in una stradina del quartiere Prenestino. Una storia a due voci, dagli entusiasmi di oggi, alle delusioni e amarezze di ieri. Una vita trascorsa tra le incertezze che comporta la perdita del posto di lavoro a quarant'anni e le speranze mai perdute.
Entro per caso... sembra quasi una situazione surreale. Mi sento trascinata da quegli odori che solo i fiori emanano e tra una rosa e un girasole, iniziamo a parlare. Flavio e Giulia aprono la mattina presto e chiudono la sera tardi, a volte senza nemmeno fare una pausa per pranzo. "Perchè questi orari così pesanti?"- domando loro.
La risposta giunge immediata e scattante. "Sappiamo cosa vuol dire rischiare e stavolta non permetteremo di perdere. Il banco sta aperto tutto il giorno, è così che ci teniamo stretti i clienti". Non subito afferro, ma presto intuisco.
Il racconto - "Da quanto tempo avete aperto questo banco?" - chiedo.
La risposta stavolta giunge lenta, riflessiva, con un alone di imbarazzo nell'aria. Il motivo è facilmente intuiblile; "non è facile raccontare tutto questo - accenna Giulia - Il banco nasce sei anni fa, per disperazione. Mio marito lavorava in una ditta, da sempre, e da un giorno all'altro, si è ritrovato alla porta, senza la possibilità di ricorso, perchè dovevano «rinnovare il personale». Abbiamo quattro figli, ancora piccoli, e all'improvviso, non sapevamo più come crescerli, come mandarli a scuola, come far quadrare i conti".
"Avete subito cercato un nuovo lavoro?" - domando - "Certo, ci siamo immediatamente mossi per cercare qualcosa di nuovo, qualsiasi cosa. Anch'io, che non lavoravo, ho iniziato a darmi da fare, ma alla nostra età, è difficile iniziare da zero, avendo quattro figli a cui badare".
"Come avete fatto a risollevarvi?"
"Dopo mesi e mesi di ricerche inutili e, non nascondo, di gente che voleva approfittare della nostra necessità, - continua Flavio - ci hanno proposto di acquistare il banco di fiori, sotto casa nostra. I proprietari, amici di famiglia, sarebbero andati in pensione di lì a poco, e non sapevano a chi tramandare la loro attività. All'inizio mi sembrava assurdo il pensiero che avrei finito con l'occuparmi di fiori, io che per una vita avevo fatto tutt'altro".
"Poi, cosa l'ha spinta a «rischiare»?". Chiedo.
"Non è stato facile, perchè, per quanto, nella necessità avrei fatto qualunque lavoro, non avevamo le possibilità economiche di acquistare il banco e di certo, era un limite non trascurabile. Stavo già pensando di lasciar perdere infatti, quando invece, dimenticavo di avere alle spalle chi poteva aiutarci e chi l'avrebbe fatto volentieri: la mia famiglia. Nei momenti di disperazione, ci si scorda di tutto, persino di chi può darci una mano, senza aspettarsi nulla in cambio. E da lì in poi tutto è stato più facile del previsto".
"Come è stato abituarsi al nuovo lavoro?". Domando.
"I primi giorni, non sapevo dove mettere le mani, confondevo i fertilizzanti e mi capitava pure di dimenticare di cambiare l'acqua ai fiori. Ma tutto sommato, è stato piacevole imparare. Era come se fossero loro stessi a guidarmi, a farmi capire come li dovevo trattare per farli star bene. So che sembra assurdo, ma oggi posso dire che probabilmente, è questo il lavoro che avrei sempre voluto fare".
"E i vostri figli? Pensate che possano, un giorno, continuare la vostra attività?"
"Non saprei, è un po' presto per dirlo. Non sanno ancora chi o cosa vorranno diventare da grandi. Se qualcuno di loro vorrà proseguire la nostra attività, ne sarei felice - prosegue Flavio - Di certo dalla mia esperienza, di cui hanno tanto sofferto anche loro, hanno imparato l'importanza di valori quali l'onestà, che a me è mancata sul posto di lavoro; e il coraggio di non abbattersi, nemmeno quando non ci sono più certezze. Visto il momento storico in cui viviamo, è importante che conoscano già le difficoltà che comporta un sistema in cui sono le aziende ad avere il coltello dalla parte del manico".
"Cosa spera per il loro futuro?". Concludo.
"C'è una cosa che spero più di qualunque altra: prego sempre che il mondo in cui diventeranno adulti loro, sarà un mondo in cui potrà essere legittimo ribellarsi e lottare per la propria dignità e i propri valori, senza che per questo si venga condannati".
Ritengo che oggi, più di un
Ritengo che oggi, più di un tempo, lavorare è un terno a lotto. Non solo. C'è da dire poi che non sempre si trova il lavoro per cui hai studiato e quindi ci si ritrova ad adattarsi a qualunque situazione e contesto lavorativo. E a questa frustrazione e insoddisfazione devi aggiungere il fatto che devi subirti favoritismi, pressioni psicologiche, turni assurdi e stipendi che non ti consentono di renderti indipendente e di costruirti un futuro. Questa è la realtà di oggi. Purtroppo,però, c'è pure chi alla fine DEVE accontentarsi per evitare di finire in mezzo alla strada come nel caso dei signori Flavio e Giulia i quali, nonostante i primi momenti di disperazione e di difficoltà, hanno dimostrato che la forza di rimettersi in gioco e l'onesta' vanno al di là di tutto e fanno la differenza in questo mondo di " lupi"