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Incontro di civiltà a piazza Vittorio

Viaggio tra le mille facce del quartiere di Roma Esquilino

Incontro di civiltà a piazza Vittorio

di GIOVANNI PICCIONE (13 06 2010)
Piccione Giovanni
 

L’Esquilino è forse il quartiere più multietnico della capitale.Il mercato, i negozi di cinesi, la chiesa buddista e i poster con le star di bollywood danno al quartiere un accento cosmopolita. Inoltre, da anni il quartiere ospita una sede della facoltà di Scienze della Comunicazione. Abbiamo chiesto agli abitanti come vivono l’integrazione etnica e cosa pensano di quella università in cima alla “Torre di Babele”.


 “Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio” è un film uscito di recente di Isotta Toso tratto dal romanzo di Amara Lakhous, giornalista algerino emigrato in Italia.Nel romanzo, la storia personale del protagonista s’intreccia con i mille volti del multietnico quartiere romano tra accordi e incomprensioni.
Proprio da piazza Vittorio centro del quartiere Esquilino inizio la mia passeggiata. All’uscita della metro due ragazzini cercano di rubare il portafoglio a un’ignara turista, ma ho dimenticato il flash inserito, provo a scattare una foto e richiamo l’attenzione dei due che m’insultano e scappano. La turista rimane ignara.

Giro l’angolo e mi ritrovo in via Amedeo Sani sede del famoso Mercato Esquilino. I proprietari dei box accaldati e stanchi dal lavoro non sono tanto loquaci. Molti ignorano l’università confinante, i loro pensieri sono per la crisi e le vendite che diminuiscono.
Un anziano venditore romano mi racconta che la maggioranza dei box battono la bandiera del Bangladesh.Da una decina di anni i romani sono stati sostituiti dai nuovi venditori che pian piano hanno creato un mercato variopinto e multirazziale.

Mi fermo davanti a un “Bangla Box”, i proprietari non sono tanto espansivi e  abbiamo qualche problema a capirci. Dopo un po’ mi presentano il più “italiano” del gruppo che in poche parole mi fa capire che non frequentano tanti italiani, non  vivono economicamente bene, e soprattutto abitano in periferia lontano da piazza Vittorio perché è troppo cara.
Esco dal mercato e mi ritrovo sotto i portici a passeggiare  davanti a un infinità di negozi cinesi. I Maneki Neko – gatti della fortuna cinesi- sono dappertutto all’Esquilino, tanto che i ragazzi romani quando parlano di questo quartiere lo chiamano Chinatown. La comunità cinese è tanto presente da avere in via Ferruccio il primo tempio buddista cinese d’Europa.Da fuori sembra un negozio come tanti altri, ma ha le porte spalancate e l’entrata è ti accoglie un gigantesco e benevolo Buddah dorato.

In via San Vito dovrebbe nascere anche una piccola moschea voluta fortemente dalla comunità bengalese ma osteggiata dalla Destra di Storace e Alleanza Nazionale. I lavori per la costruzione devono fronteggiare proteste e mancate autorizzazioni.
Da non dimenticare che in via Napoleone III –sempre nel cuore dell’Esquilino-  c’è la  sede di Casa Pound un’ organizzazione politica che fa sembrare Storace un moderato democristiano. Loro non vedono come una ricchezza e una risorsa il melting pot  che compone il quartiere. Lo vedono sporco e abbandonato agli stranieri. Magari la loro sede sarà un baluardo di pulizia speriamo non etnica.
I poliziotti di quartiere invece, pensano che sia un quartiere tranquillo , al massimo qualche caso di microcriminalità e qualche rissa tra ubriachi come qualunque altro quartiere romano.
Uscendo dal commissariato incontro uno spagnolo, Carlos che da un anno vive in Italia. Mi spiega che secondo i suoi studi d’economia stiamo reagendo meglio alla crisi rispetto alla Spagna (Tremonti sarà contento).Alla fine della nostra chiacchierata mi lascia con questa frase: “ Io da straniero amo l’Esquilino porche è di tutti e di nessuno”.


Giovanni Piccione