«Sono cresciuto convinto che ci fosse una sorta di barriera intorno a me: un muro impenetrabile che non avrei mai potuto superare. Per quanto mi fossi impegnato nella vita, sapevo che non avrei potuto costruire il destino con le mie mani». Saed Nashef.
Queste parole aprono l’articolo I4P: Saed Nashef di Gianluca Dettori su Wired di luglio. Venture capitalist tornato dagli Stati Uniti in Palestina per far decollare a Ramallah una delle comunità tecnologiche più giovani e talentuose del mondo. Nonostante le affermazioni iniziali, che hanno caratterizzato la sua adolescenza, Saed Nashef è riuscito a fare quello che sognava da bambino: il programmatore. Per farlo, però, è stato costretto ad emigrare negli Stati Uniti.
Ma per chi rimane in Palestina quanto è difficile coltivare i propri sogni, renderli una professione e, più semplicemente, quanto è difficile vivere tutti i giorni senza essere privati della propria libertà e dei propri diritti?
Safe Passage / Passaggio Sicuro è un gioco che permette di sperimentare quali siano effettivamente tutte le difficoltà nel passaggio tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania. Creato dalla ong israeliana Gisha (centro legale per la libertà di movimento) www.gisha.org , prende tale nome per ricordare che gli accordi di Oslo del 1993 prevedevano un corridoio di 30 km il quale avrebbe unito la Striscia di Gaza alla Cisgiordania. Ad oggi, però, è tutto ancora un semplice progetto. Il gioco tende a sottolineare proprio questo, infatti non c’è possibilità di vittoria.
I percorsi che è possibile sperimentare sono tre:
3. La storia di un padre di famiglia, con un figlio di 7 anni, che viene rimandato a Gaza a dieci anni di distanza dal suo trasferimento a Qalqilia (Cisgiordania) e che non riuscirà a raggiungere la sua famiglia in quanto sprovvisto della residenza nell'altra regione del suo Paese.
La Striscia di Gaza ed il West Bank, teoricamente, costituiscono un’unica entità: lo Stato Palestinese. Qui i palestinesi avrebbero tutto il diritto di muoversi tranquillamente ma le cavillose ed articolate procedure burocratiche dello Stato di Israele bloccano tale passaggio. Unica eccezione, che permette l’attraversamento, è la motivazione umanitaria. Proprio per ribadire l’importanza dei diritti negati e i doveri che uno Stato ha, gli sviluppatori del gioco non hanno tralasciato l’inserimento di documenti sui diritti, infranti sistematicamente, dei personaggi. Dichiarazioni, più o meno solenni, dove si sanciscono il diritto al lavoro, a godere di adeguati standard di vita, all'educazione, all'esame di una richiesta, alla vita famigliare, alla libertà di movimento, a scegliere la propria residenza e, infine, i vari diritti dei bambini. Dunque, Safe the Passage è un gioco che attraverso personaggi e storie inventate permette di far vivere la realtà palestinese.