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Esquilino, i frutti del mercato

Indagine tra bancarelle, compratori e venditori

Esquilino, i frutti del mercato

di NICOLETTA AMICO, FLAVIA GAROFALO, RAFFAELE ZANFARDINO (12 07 2010)

 Abbiamo indagato la natura essenzialmente commerciale di questo melting pot di culture e abbiamo scoperto che...

L’Esquilino è sicuramente uno dei quartieri più multiculturali di Roma e il suo mercato rappresenta l’immagine più fedele e suggestiva di questa realtà variegata. Il mercato degli alimentari in particolare rende l’idea della complessità di una convivenza non sempre pacifica, ma neanche così difficile come si potrebbe (o vorrebbe) pensare. Appena entrati, si ha l’impressione che ci sia troppa confusione, che nulla sia al proprio posto o che qualcosa sfugga al nostro occhio nella vastità dei numerosi corridoi così simili tra loro.

Eppure il mercato pullula di gente a tutte le ore del giorno, nonostante la miscela di odori di spezie e frutta tropicale a tratti nauseante, nonostante le urla in lingue diverse e sconosciute, nonostante le infinite gradazioni di colore della pelle.

Basta infatti restare pochi minuti per capire che qui il problema dell’integrazione forse c’è, o c’è stato, ma è passato in secondo piano rispetto al vero senso dell’esistenza di questo luogo: la realtà del mercato, assoggettato alle regole impietose dell’economia globalizzata e violentato dalla crisi più profonda di questa generazione. Per questo motivo abbiamo cercato di volgere uno sguardo pragmatico e disincantato a questa babele di etnie, per capire cosa c’è oltre la suggestione: chi vende, chi compra cosa e soprattutto perché. La maggior parte dei mercanti è evidentemente composta di stranieri; basta sentirli parlare per capire che non sono arrivati in Italia nemmeno da tanto tempo. Ma questo non vuol dire che gli italiani sono esclusi dal giro d’affari dell’Esquilino, anzi: ben 100 dei 133 box totali sono proprietà di italiani, ma solo 29 di questi gestiscono autonomamente l’attività commerciale. Gli altri preferiscono darla in gestione a soggetti terzi, che spesso sono stranieri, in particolare bangladesi.

 
Provenienza proprietario
Provenienza gestore
Italia
100
Italia
42
Bangladesh
18
Bangladesh
67
Egitto
6
Egitto
7
Nigeria
3
Nigeria
3
Romania
2
Romania
5
Filippine
1
Filippine
2
Cina
1
Cina
2
Altro
Italia - Bangladesh
Cina - Bangladesh
 
1
1
Altro
India
Polonia
Ecuador
Italia - Bangladesh
 
2
1
1
1
 
Rapporto tra proprietario e gestore
Il proprietario è anche il gestore
47 (di cui 29 italiani e 18 stranieri)
Proprietario italiano, gestore straniero
59
Proprietario italiano, gestore italiano
14
Proprietario straniero, gestore straniero
13
 Fonte: Municipio I – Roma centro storico
 
Un mercato, quindi, che mantiene i rapporti di forza tra autoctoni e immigrati; ma comunque un mercato frequentato anche da italiani. La nostra idea è che i punti forti del mercato siano la notevole varietà di prodotti alimentari e un importante differenziale di prezzo con i supermercati. Siamo andati a verificare entrambi gli aspetti, nell’ipotesi che l’offerta di beni non altrove reperibili e le possibilità di risparmio costituiscano la molla che spinge i clienti, anche italiani, a così folte frequentazioni del mercato.

Partiamo dalla moltitudine di cibo. Si va dal Bangladesh alle Filippine, passando per il Costa Rica e lo Sri Lanka. Insomma, il mondo in alcune centinaia di metri quadrati. Kohi Fatollah, Popaya, Poto, Joly oppure Okra. Tutti prodotti dal nome difficilmente pronunciabile, con forme buffe e dai colori vivaci, che imbandiscono le tavole non solo di chi è abituato a mangiarne, ma anche dei curiosi alla ricerca di gusti inediti, di sapori da provare. Non mancano generi alimentari più familiari, dall’ortofrutta alle macellerie. Il mercato offre una gamma di prodotti estremamente variegata per tipologia e provenienza.
 
Tipologia beni venduti
Carne
37
Riso e spezie
20
Verdura
15
Frutta
14
Pesce
14
Ortofrutta
12
Casalinghi
4
Alimentari
3
Frutti di mare
2
Surgelati
2
Prodotti rumeni
2
Prodotti cinesi
1
Prodotti sudamericani
1
Funghi
1
Frutta secca
1
Olive e varie
1
Bar
1
Panificio
1
Varie
1
Fonte: Municipio I – Roma centro storico
 
I prodotti nostrani sono certamente quelli che riservano le più singolari sorprese. I prezzi del supermercato sono infatti significativamente più alti di quelli esposti sulle bancarelle dell’Esquilino, il che ha portato a chiederci di che entità fosse il risparmio di una spesa fatta qui rispetto a una svoltasi fra gli scaffali di un supermercato qualunque. A tale scopo, abbiamo definito un paniere di beni che si riteneva essere rappresentativo dei consumi medi di una famiglia italiana, includendovi, cioè, quei generi alimentari che orientativamente tutti abbiamo nella nostra dispensa. Il paniere, dunque, comprendeva: un tipo di frutta (banane, nella fattispecie), pomodori rossi, patate, carne bovina, pane e acqua. È di seguito riportato un listino che renda più agevole la comprensione delle differenze fra i prezzi dei beni nei due punti vendita:
 
Beni del paniere
Prezzo supermercato
Prezzo Esquilino
Banane (1 kg)
1,95 €
O,65 €
Pomodori rossi (1 kg)
2,50 €
1,25 €
Patate (1kg)
1,85 €
0,60 €
Carne bovina (1 kg)
17,20 €
5,85 €
Pane (1 kg)
2,52 €
2,50 €
Acqua (1,5 l)
0,40 €
0,60 €
 
La spesa che abbiamo simulato è avvenuta fra le bancarelle dell’Esquilino e in un supermercato vicino la stazione ferroviaria di Roma Termini. I prodotti acquistati sono gli stessi nella tipologia e nella quantità, mentre per la definizione del costo del bene acquistato al mercato, vista la grande varietà di banchi di frutta e verdura, abbiamo fatto una media del prezzo riportato sui cartelli di ciascuno di essi, in modo da poter pervenire ad un’unica cifra orientativa.
Il risultato è piuttosto chiaro: i prezzi del supermercato sono per lo più maggiori di quelli dell’Esquilino, con differenza massima raggiunta con la carne bovina e le patate che vengono a costare al supermercato più del triplo. Solo l'acqua costa più all'Esquilino (abbiamo scelto la marca più economica per non falsare i dati). Prezzo quasi identico, infine, per il pane.
 
A riprova che le ragioni di una spesa all’Esquilino siano in buona parte riconducibili alle maggiori opportunità di risparmio unite alla varietà e a una accettabile qualità dei prodotti, abbiamo cercato riscontri alla nostra ipotesi nelle opinioni della gente che lo frequenta più o meno regolarmente.
Facendo un giro nel mercato abbiamo raccolto diverse testimonianze, cercando di cogliere il punto di vista non solo di chi compra ma anche di chi vende.
 
Dalla prima intervista a un commerciante è emerso che la clientela è alquanto variegata: l’Esquilino è frequentato da chiunque, dall’extracomunitario all’italiano, dall’impiegato al pensionato, tutti accomunati dalla ricerca dell’offerta, tanto più facile da rintracciare in un mercato in cui i prezzi sono competitivi. Lo straniero è il cliente tipico, mentre gli italiani che vi si servono lo fanno solo per assecondare abitudini d’acquisto ormai consolidate da anni. La realtà del mercato ha perso terreno rispetto ai supermercati a causa dei ritmi frenetici della vita di oggi che impediscono alle famiglie di andare in più luoghi appositamente per acquistare specifici beni di consumo quando possono trovarli tutti insieme in un solo posto: il supermercato è la soluzione più vantaggiosa in termini di risparmio di tempo, ma non di denaro.
 
 

Un macellaio egiziano, diplomato in Economia e commercio, dall’ ‘83 lavora all’Esquilino. Ripensa con nostalgia ai tempi in cui il mercato era allo scoperto in piazza Vittorio (fino al 2001) perché gli introiti erano favoriti dalla maggiore visibilità delle merci: essendo una zona di passaggio, anche chi non aveva intenzione di comprare e la attraversava solo per raggiungere i mezzi dall’altra parte della strada, trovando l’offerta coglieva l’occasione. Non sono stati persi clienti, i quali continuano tendenzialmente a dimostrare fedeltà ai rivenditori prediletti (salvo i primi tempi in cui non tutti erano ancora a conoscenza del trasferimento), ma le vendite complessive si sono ridotte con il venir meno dell’acquisto occasionale dell’acquirente fortuito.
 
 

Un altro rivenditore ha dichiarato di avere clienti solo stranieri, dato riconducibile alla tipologia dei suoi prodotti per l’80% africani. I clienti fissi sono difficili perché, vista la forte concorrenza interna al mercato, il cliente va alla ricerca del prezzo più basso e raramente lo trova sempre presso lo stesso esercente. 
 
La gente compra al mercato perché il prezzo è più basso, anche a discapito della qualità. Gli italiani sono in progressiva decrescita, mentre gli extracomunitari sono i clienti che vanno per la maggiore, dato prevedibile se si considera che il quartiere è a maggioranza cinese e indiano. In passato le persone erano più propense a spostarsi dalle province di Roma appositamente per comprare all’Esquilino, ma non dacché il mercato è coperto, probabilmente per via della diffusa percezione di un abbassamento della qualità delle merci.
 
Un altro intervistato ne fa una questione di igiene: nei supermercati tutto è asettico e incelophanato e il fatto che queste accortezze all’Esquilino manchino, rende facile l’accostamento mercato-scarsa igiene. Ai tempi in cui era in Piazza Vittorio le merci esibite erano più economiche e qualitativamente migliori. La gente era disposta ad allontanarsi da casa per farvi la spesa visti i vantaggi che ne traeva in termini di risparmio, abitudine caduta in disuso in coincidenza della crescita di banchi a conduzione straniera.
 
 

Una cliente del Cameron, in Italia da 10 anni, acquista all’Esquilino per via della presenza di prodotti tipici del suo paese, difficilmente reperibili altrove. Non compra prodotti italiani preferendo, per quelli, rivolgersi ai supermercati vicino casa. Il mercato è l’ideale solo per la presenza di beni stranieri, quelli propri della sua terra, pur essendo i prezzi considerevolmente più alti rispetto al suo paese d’origine. Si registra invece un certo riscontro a livello di qualità.