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La protesta diventa pigra

Internet e partecipazione civile

La protesta diventa pigra

di ENRICO NOCERA (03 08 2010)
www.valigiablu.it

Da un lato migliaia di iscritti ai gruppi Facebook sulla libertà di stampa, contro la legge bavaglio, per chiedere rettifiche al Tg1; dall’altro poche centinaia di persone che scendono in piazza. Nell’epoca della partecipazione virtuale, si ripongono striscioni e bandiere per armarsi di mouse e tastiera. L’analisi della giornalista di Valigia Blu Arianna Ciccone: “Più di 150mila persone iscritte al gruppo sul rispetto di un’informazione corretta, meno di 10 con me alla Rai per presentare richiesta di rettifica a Minzolini. Bisogna trovare un modo per creare sinergie tra la protesta del web e i media mainstream, come la televisione”.

Il popolo viola, la campagna dei post-it contro la legge bavaglio, i gruppi su Facebook contro le omissioni del Tg1. L’elenco delle iniziative nate sulla rete in reazione ai provvedimenti dell’attuale governo di centro-destra potrebbe continuare per pagine intere. Un immenso gruppo di persone che si incontrano, discutono, propongono e dispongono. Tutto, rigorosamente, on line. Una democratizzazione del dissenso che rischia di involversi in puro e semplice esercizio meccanico, come cliccare sul famoso (e famigerato) “mi piace” di Facebook. Anzi, secondo la giornalista e blogger Arianna Ciccone, l’involuzione è già in atto.

La redattrice di Valigia Blu, rivista-osservatorio on line sulla libertà di stampa in Italia, esprime il suo rammarico nei confronti di un pigro dissenso, espresso solo e unicamente al riparo dello schermo del proprio computer casalingo. Portando esempi concreti: “Quando siamo andati alla Rai per chiedere rettifica al Tg1 sulla prescrizione al processo Mills spacciata per assoluzione, gli iscritti al gruppo su Facebook “La dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini” erano 154mila”. Una cifra notevole per un solo gruppo, anche per il più noto social network su scala mondiale. Numeri che, almeno in teoria, avrebbero dovuto assicurare una massiccia presenza nella delegazione in Rai. “Con me a viale Mazzini c’erano 10 persone”.

Una partecipazione virtuale
– E’ ormai consuetudine, in particolar modo all’interno dei corsi in Scienze della Comunicazione, assistere a disamine sull’opposizione reale-virtuale, con un superamento della stessa in favore di una sostanziale continuità fra i due aspetti della vita sociale. In pratica, fra la realtà fisica e quella virtuale mediata dai mezzi di comunicazione digitali non vi sarebbe alcuna differenza rimarchevole, piuttosto una continuità che si stabilisce nei comportamenti degli utenti, simili sia nella realtà fisica che in quella digitale. Questa sorta di equazione vale anche per la protesta civile? “La partecipazione dei cittadini è forte – sottolinea Ciccone – costante, immensa. E virtuale”. Che non è esattamente lo stesso che dire reale? “La rete si mobilita, ma poi non scende in piazza. Anche durante la protesta contro la legge bavaglio: migliaia di adesioni su internet, poche centinaia di persone davanti Montecitorio”. A questo punto la domanda pare lecita: “Io e Guido Scorza, giornalista del Fatto Quotidiano, ce lo siamo chiesti. Ma la gente che in rete si mobilita e si ribella, qui dov’è?”

Le nuove frontiere della protesta – Ciccone però non si arrende, non accusa nessuno, non cerca alibi. Secondo la giornalista le manifestazioni di dissenso degli ultimi mesi non sono state un flop. Tutto sta nel prendere coscienza di un elemento fondamentale: le forme stesse della protesta e della partecipazione sono cambiate. “Mi sono messa in testa – dice – che 10.000 persone che firmano un appello contro la legge bavaglio valgono quanto 1.000 persone che si riuniscono in piazza. Ma l’opinione pubblica ha trovato un nuovo strumento per farsi sentire e, forse, bisognerà ottimizzare questo nuovo strumento”. Vero, ma alla prova dei fatti il dato numerico conta ancora qualcosa. Soprattutto per chi vuole trovare spazio sui media mainstream, in primis la televisione: “E’ necessaria un’alleanza della rete con i media tradizionali, perché solo così si può uscire dall’acquario e incidere sulla società”. Rendere visibile questa partecipazione dal salotto di casa è l’unico modo, secondo Ciccone, per uscire dall’impasse: “Il lavoro, la famiglia, il costo per arrivare a Roma…sono tutte motivazioni valide. Per questo la discussione che propongo è: come possiamo valorizzare la mobilitazione dei cittadini sulla rete che c’è ed è forte ed è innegabile?”