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Una serata a Ballarò

Racconto da dietro le quinte del popolare talk show

Una serata a Ballarò

di LUCA MATTEI (03 11 2010)
Luca Mattei
 

 Avete mai pensato a cosa accade nel magico mondo della televisione, dietro lo schermo di quella scatola nel soggiorno? Dopo tante ricerche e contatti siamo riusciti ad inserirci nel pubblico di una famosa trasmissione Rai. E negli studi di via Teulada non sono mancate le novità.

Il desiderio è sempre stato forte. Vedere con i propri occhi persone e ambienti che l’obiettivo della telecamera ci propina quotidianamente. Ma se non ti adoperi con le tue mani, qualsiasi sogno non verrà mai realizzato. E allora cosa aspetti? Conoscenze e amicizie, contatti personali, telefonate e messaggi sui social network. Così presto, ti ritrovi a varcare la soglia degli studi Rai.

Arrivi in anticipo e noti che lo spiazzale dinnanzi all’entrata comincia pian piano a riempirsi di persone, le più diverse possibili, per età, per modo di vestire, per gli argomenti di cui parlano in gruppo. Ti rechi all’ingresso e lasci un documento d’identità affinché tu possa essere “schedato”. Dopo un po’ ti sembra di tornare ai tempi della scuola: un addetto al personale ha tra le mani un bel gruppetto di carte d’identità, patenti di guida e passaporti e attendi trepidante che chiami il tuo nome, come l’appello delle professoresse al liceo. Già lì ti rendi conto che le persone presenti, nella maggior parte dei casi, non sono mai ad una loro “prima volta”. Se il responsabile ti riconosce senza neanche controllare la foto interna e ti saluta a mo’ di ben tornato, vuol dire che ti ha già visto passare di là parecchie volte. Manca ancora un’oretta all’inizio della trasmissione e bisogna intrattenere gli spettatori. Consapevoli del fatto che alla fine di tutto si sarà fatto tardi, non c’è idea migliore di offrire loro un buffet. E come accade sempre, per noi del popolo italiano, scoperto il tesoro comincia la zuffa a chi riesce a mangiare di più. Tramezzini farciti, rustici fantasiosi, buona scelta tra bevande analcoliche e per finire piccoli dolcetti. Se vuoi il caffè, il bar è lì aperto per te, ma questo è a pagamento; se lo preferisci decaffeinato c’è una lieve maggiorazione sul prezzo. La sala è accogliente: ti abbracciano quadri raffiguranti alcune scene di programmi tv e film che hanno fatto grande la storia della Rai e del cinema italiano. Comode poltrone ti danno la possibilità di scambiare una chiacchiera con il vicino, tra un boccone e l’altro. Il gruppo è sempre più vasto e provi ad entrare in empatia con delle persone che tra poco vivranno con te una serata a Ballarò.
 
Lo studio non sembra il solito. Eppure è soltanto una tua impressione. Il televisore da casa te lo fa sembrare più ordinato e tranquillo, più grande. Scenograficamente perfetto. In realtà è un luogo in continuo movimento, un andirivieni di tecnici specializzati, registi e assistenti alla regia, segretari/e e redattori, cameraman e responsabili logistici. Il tuo “cielo” in quel momento è di una fioca luce tra l’arancione e il rosso per le file più in alto, fino ad arrivare al bianco-giallo che sovrasta le file iniziali e i visi degli ospiti. Alzi la testa e ti ritrovi invaso da innumerevoli fari, orientati ad arte per dare la giusta illuminazione a tutto l’ambiente. Intanto, la corsa alla poltrona in prima fila è inevitabile (non solo in politica) perché in fondo a tutti fa piacere stare tra i primi banchi per essere inquadrati e dire a tutto il mondo: “Quella sera io c’ero”. A proposito di banchi e poltrone, quelli sono ricordi o sogni lontani. Per il pubblico ci sono “comodi” scalini di cemento dove sedersi. E della loro “morbidezza” te ne rendi conto dopo un po’, quando cominci a desiderare come mai prima nella tua vita di tele spettare l’inizio della pubblicità. Un’ottima occasione, l’unica per alzarti e sgranchirti le gambe. Peccato duri sempre troppo poco. La fine del programma è, da questo punto di vista, una liberazione. I politici, i giornalisti, gli esperti che prendono parte al dibattito godono, invece, di un sostegno più soffice e questo ti porta ad invidiarli un po’. Ma torniamo alla scelta dei posti: non è che ci sia completa libertà. Alcuni di loro sono riservati ai giornalisti accreditati o ai vari accompagnatori che seguono il politico di turno, spesso suggeritori nei suoi interventi. E poi spesso si è divisi in base alla propria preferenza politica: se ti senti più vicino al rappresentante di un determinato partito o di una parte politica andrai a far parte delle file che rinforzano le sue spalle, in modo da poter guardare dritto negli occhi il tuo “avversario”. Tuttavia questa suddivisione non è proprio schematica: te ne rendi conto dagli applausi bipartisan durante il corso della trasmissione. Ormai manca poco all’inizio: giusto il tempo per confermare e meno la tua presenza alla puntata della prossima settimana. La persona con cui trovi un accordo è un ragazzo giovane; con un suo collega rappresentano il punto di incontro tra la Rai e il mondo esterno. Pagati con contratto per riempire lo studio. Uno di loro è più vicino al centro-destra, l’altro al centro-sinistra e le persone che chiamano a partecipare seguono più o meno il loro rispettivo orientamento. Tra gli invitati, poi, trovi uno specchio della società italiana: dalla casalinga al pensionato, dalla matricola universitaria al fresco laureato, dal disoccupato al precario al lavoratore con posto fisso, dal single alla famiglia (senza bambini).
 
L’applauso. Lo staff te lo ricorda ogni volta prima di iniziare: battere le mani non serve a denigrare o a coprire la voce degli ospiti (anche nel caso in cui le loro affermazioni non siano gradite) e soprattutto è un’azione non imposta, volontaria e spontanea: se ti viene naturale apprezzare in qualche modo una frase, una battuta, di un ospite o del conduttore, hai tutta la libertà di farlo. All'interno dello studio, in pratica, mancano del tutto quegli apparecchi che, illuminandosi, indicano agli spettatori quando far partire le mani. Gli unici casi in cui l’applauso parte da qualcuno dello staff è quando la messa in onda parte e riparte: ad inizio trasmissione e dopo ogni pausa pubblicitaria. E ciò con il fine di segnalare al telespettatore che segue da casa il bisogno di riportare l‘attenzione al programma tv.
 
Inizia la trasmissione. L’emozione la senti nell’aria, finalmente l’attesa è terminata. Tutto scorre con disinvoltura e autenticità. Sotto il controllo attento della regia che osserva secondo dopo secondo il regolare svolgimento della puntata. Numerose le risate nella parte iniziale riservata al comico che dà il benvenuto. Fragorosi gli applausi di solito, mentre a volte nascono timidi e non trovano altri consensi. Piacevole poi sentire le persone al tuo fianco: a bassa voce discutono sugli argomenti trattati o sulle dichiarazioni di questo o quel politico; non mancano i commenti di gossip sugli ospiti, sulle persone che portano con sé, sul loro abbigliamento.
 
Giunge la fine. Alla prossima settimana? Quando termina la messa in onda lo studio si trasforma in una bolgia di assaltatori, assetati di un autografo o di una foto. Man mano si svuota, torna la tranquillità e rimangono solo i tecnici che continueranno a lavorare ancora a lungo. Ti allontani dalla sede della Rai e fai ritorno verso casa pensando alla possibilità ripetere l’esperienza. Ormai fai parte della tribù, sarebbe come tornare in famiglia.