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Dacia Maraini, la scrittura, il mondo

I sabati dello scriptorium

Dacia Maraini, la scrittura, il mondo

di MASSIMILIANO NESPOLA (22 11 2010)
http://www.flickr.com/photos/boadiceafairy/394345526
 

 Un'autrice che affascina ed emoziona. È in grado di trasportare il pubblico nelle sue descrizioni accurate e di stimolare curiosità e immaginazione. Non si è smentita in questa occasione con gli studenti, per la prima lezione de "I Sabati dello Scriptorium".

 

Il fil rouge del suo intervento emerge a partire da alcune sue frasi: «La scrittura- ha affermato - migliora il rapporto con le parole. Le parole sono strettamente legate al pensiero e di ciò si dovrebbe tener conto anche quando si lavora nel sociale». A parole dotate di senso e mai afasiche corrisponde cioè una forma di pensiero umanamente alta, che riesce ad andare oltre il senso comune. Il silenzio e il distacco, in situazioni in cui l'uso della parola risulterebbe quasi necessario, sono invece indicativi di una personalità priva di queste caratteristiche. Tuttavia, l'autrice ha precisato che la scrittura può prevedere, per periodi anche lunghi, un distacco funzionale all'elaborazione dell'opera. Infatti, secondo Dacia Maraini, essere uno scrittore professionale significa lavorare per almeno sei ore al giorno e ciò può comportare lo svolgimento di un'attività solitaria. Ma al tempo stesso, se tale lavoro viene svolto con tenacia e parte da presupposti solidi, permette una profonda conoscenza dell'animo umano. Chi scrive perché spinto da un forte senso etico non si sottrae perciò a questo lavoro, certamente faticoso, ma che porta a leggere gli aspetti più interiori e profondi della realtà e delle persone. Di arrivare prima degli altri alla lettura più autentica.

 
La scrittura per Dacia Maraini è al contempo un momento conoscitivo e potenzialmente catartico rispetto ai conflitti interiori. Oppure può essere uno strumento per comunicare al mondo un proprio sogno e dargli vita in un'opera destinata a lasciare una traccia per l'eternità. Di persona, l'autrice si rivela nella sua immagine solare e nella sua eleganza. Afferma anche che non si scrive senza un talento originario, che è inutile rincorrere l'aspirazione ad essere autori se non si ha in dote una forte motivazione dettata dalla propria abilità nell'uso del linguaggio. Ma precisa anche che la scrittura è un artificio e che, in quanto tale, pur disponendo di una abilità affabulatoria personale, va tenuta in esercizio sempre, perché si fonda sulla proprietà linguistica e sull'uso sapiente delle parole. Rivolge ai tanti giovani e giovanissimi questi consigli lei, classe '36 (ma non la dimostra), che ha vissuto l'angoscia della guerra mondiale e la deportazione in un campo di concentramento. Sembra quasi un invito a sentirsi sempre e comunque testimoni e ad usare la parola in funzione della maturazione interiore e di una conoscenza approfondita della realtà. Per chi si appresta ad essere domani uno "storico del presente", certamente quello di Dacia Maraini può essere un modello narrativo a cui ispirarsi.