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Oltre Facebook, c'è Jumo

Arriva il social network attivista

Oltre Facebook, c'è Jumo

di PAOLO SPARRO (01 12 2010)
http://435digital.com/social-media/1127/facebook-co-founder-starts-social-network-for-nonprofits/
Jumo - versione beta

Ecco Jumo, l'ultima creatura di Chris Hughes fondatore di Facebook. Il nuovo social network che riunisce gli attivisti mettendoli in contatto con le associazioni no-profit di tutto il mondo. Cerchiamo di capire come è fatto,quali sono i suoi obiettivi, chi sono i suoi antenati. 

Negli ultimi giorni è stata implementata la versione beta di Jumo, nuova declinazione del fenomeno Facebook. Figlio di Chris Hughes, co-fondatore del noto social network, questo progetto nasce nel febbraio 2010 con l'ambizione di creare una grande community di attivisti in contatto con le maggiori associazioni no-profit del pianeta.


Colpito dalle reazioni del web al terremoto di Haiti, l'informatico statunitense si è riproposto di sfruttare le potenzialità della rete per incentivare un impegno civile costante, svincolato dalle grandi catastrofi. «Quando ho fondato Jumo - scrive dal suo blog - avevo una visione molto semplice: usare le tecnologie per connettere individui e organizzazioni che vogliono cambiare il mondo».

CARATTERI EREDITARI - Per evitare la concorrenza diretta con il suo predecessore la struttura di Jumo ("unirsi", in lingua Yoruba) riprende i punti di forza di Facebook. A primo impatto si nota subito un elemento di continuità: l'utente effettua il login servendosi del medesimo account, salvo poi scegliere tra le issues proposte quella che intende appoggiare. Resta intatta anche la vasta gamma di operazioni consentite agli internauti, le possibilità di condivisione, dai video di Youtube ai post di Twitter, così come la logica del feedback incentrata su commenti e notifiche.


SCACCO ALLE FRODI - Il punto critico di Jumo riguarda il flusso di denaro che scaturisce dal supporto alle cause sottoscritte. Nonostante i sovvenzionamenti off-line siano ancora una grande fetta dell'intero panorama delle donazioni, gli ultimi dati registrano un aumento delle transazioni via telematica. «A differenza di altri siti noi non siamo interessati al grande bottone rosso con scritto "donare"» spiega Hughes, che assicura come le organizzazioni iscritte al network siano certificate e sottoposte a severi controlli. L'obiettivo è quello di indicizzare la associazioni benefiche e di segnalarle agli utenti potendo contare su un database di circa 3500 nomi. La circolazione del denaro è vincolata da un meccanismo che permette donazioni solo in caso di effettiva fidelizzazione dell'utente all'organizzazione no-profit.

SELEZIONE DIGITALE - Jumo non è il primo che cerca di unire le caratteristiche del social networking alla filantropia. Nel 2006 Yahoo lanciò l'iniziativa "Yahoo for Good" uno spazio che offriva agli utenti un tesserino personale e permetteva di inserire direttamente un codice identificativo per la donazione sui loro siti web. Un fenomeno destinato a scemare quando i webmaster della società americana decisero di orientarsi verso tematiche ambientali.
Altre iniziative sono state portate avanti proprio sfruttando la popolarità di Facebook, quali ad esempio causes.com, che si serviva di un applicazione per raccogliere adesioni intorno ad un determinato tema. Tuttavia la natura prettamente ludica del social network ha indotto Hughes a creare una piattaforma dedicata per veicolare un certo tipo di messaggi.