Siete stanchi degli squilli telefonici che puntualmente disturbano durante i pasti o nei momenti di relax? Siete proprio sicuri di non voler sentire la voce di un centralinista che vi propone l’ultima offerta riservata al vostro personale piano tariffario del fisso o del cellulare? Se vi rispecchiate in queste situazioni, alcuni di voi avranno pensato ad un espediente: non rispondere più alla chiamate di utenti privati, laddove abbiate la possibilità di riconoscere chi vi chiama. Tranne poi rendersi conto che spesso tra quei “privati”, in realtà, si nascondeva un familiare o un amico. Tuttavia una soluzione finalmente c’è e si spera sia definitiva.
Con la piena attuazione del Decreto del Presidente della Repubblica n. 178, del 7 settembre 2010, sarà possibile, dopo la fine del mese di gennaio, iscriversi ad un apposito registro, il Registro delle Opposizioni. Qui ogni cittadino, il cui numero di telefono è presente negli elenchi telefonici, potrà registrarsi, dichiarando di non voler ricevere più telefonate a scopo commerciale o per ricerche di mercato.
Come funziona. Ogni abbonato può chiedere di non essere più “vittima” del telemarketing in diversi modi: compilando il modulo sul sito web, inviando posta elettronica o lettera raccomandata o fax, o infine attraverso una telefonata. Tale iscrizione è gratuita e diviene effettiva il giorno successivo alla richiesta. Nel caso in cui non si faccia esplicita domanda, varrà il principio del “silenzio assenso”. Gli operatori telefonici, invece, sono costretti ad iscriversi. Quando hanno intenzione di fare ricerche, sono costretti a comunicare al gestore del Registro quali numeri vuole utilizzare. Quest’ultimo, dal confronto tra la lista fornitagli e quella gestita, comunicherà chi può essere contattato e chi no.
Ciò che viene tutelata è la privacy del cittadino, anche se in questo modo viene avviato un sistema protettivo sconosciuto finora nel nostro Paese.
Dall’Opt-In all’Opt-Out. Nel sistema giurisdizionale europeo, per quanto riguarda la regolazione dell’acquisizione e del trattamento di dati personali, l’operatore commerciale deve comunicare preventivamente l’intenzione di acquisire e trattare i dati personali dell’utente e, ovviamente, ottenerne il consenso. Nel sistema americano Opt-Out, invece, è l’utente stesso ad avere l’onere di comunicare la propria intenzione di non essere contattato, attraverso l’iscrizione ad un registro ad hoc, definito “Robinson list” (il riferimento è a Crusoe e alla sua volontà di rimanere isolato, lontano dagli altri).
Questo passaggio giudiziario è frutto di un obbligatorio e precedente cambiamento del nostro Codice della Privacy. L’art. 20-bis, comma 1, lettere a) e b) del decreto legge 25 settembre 2009, n. 135 (il c.d. Decreto Ronchi, che tra l’altro recava normative per la privatizzazione dell’acqua), convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n.166, hanno modificato i commi 3, 3-bis, 3-ter e 3-quater dell’art. 130 del Codice in materia della protezione dei dati personali (quello appunto sulla privacy). In tali commi si prevede che
“il trattamento dei dati…mediante l'impiego del telefono per le finalità di cui all'articolo 7, comma 4, lettera b), è consentito nei confronti di chi non abbia esercitato il diritto di opposizione, con modalità semplificate e anche in via telematica, mediante l'iscrizione della numerazione della quale è intestatario in un registro pubblico delle opposizioni”.
Chi gestisce il Registro? Negli stessi commi si attribuisce l’istituzione e la gestione del registro “ad un ente o organismo pubblico titolare di competenze inerenti alla materia”, a cui viene demandato di assumersene interamente i costi finanziari ed organizzativi.
Quando è stato pubblicato il DPR istitutivo del Registro, tuttavia, il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) non aveva ancora reso noto a chi avesse chiesto di realizzare tale compito, scatenando voci contrarie da parte di cittadini e politici dell’opposizione. Solo 15 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del DPR n. 178, avvenuta il 2 novembre 2010, il MISE ha reso noto un contratto di servizio con la Fondazione Ugo Bordoni (FUB), un’Istituzione di Alta Cultura e Ricerca, sottoposta alla vigilanza dello stesso Ministero. Essa “realizza ricerche, studi scientifici e applicativi nelle materie delle comunicazioni elettroniche, dell'informatica, dell'elettronica, dei servizi pubblici a rete, della radiotelevisione e dei servizi audiovisivi e multimediali in genere, al fine di promuovere il progresso scientifico e l'innovazione tecnologica”.
Le fasi di realizzazione. In base al decreto attuativo, l’iter che avrebbe portato alla realizzazione del Registro prevedeva tre fasi, delle quali almeno le prime due sono già state portate a compimento dalla Fondazione: la prima, realizzatasi il 2 dicembre, consisteva nella consultazione dei principali operatori del settore per discutere le proposte operative per la realizzazione del Registro; nella seconda si aveva in programma la “predisposizione e attivazione delle modalità tecniche ed operative di funzionamento ed accesso al registro da parte degli operatori” e da inizio gennaio, infatti, è online il sito internet che ospita il Registro; con la terza fase, infine, ci sarà la “predisposizione ed attivazione delle modalità tecniche ed operative di iscrizione al registro da parte degli abbonati”. A tal proposito, il 13 gennaio c’è stata una riunione tra la FUB e le associazioni dei consumatori.
Le critiche all’iniziativa. Diverse voci si sono alzate, innanzitutto, contro il passaggio al sistema opt-out (il quale neanche nel mondo anglosassone, dove è maggiormente utilizzato, ha risolto completamente il fastidioso problema). Tra le più autorevoli sicuramente quella del Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, il quale durante la presentazione della relazione annuale del 2009, avvenuta il 30 giugno 2010, ha affermato:
“Il Garante ha espresso perplessità anche sulla scelta delle modalità di esercizio del diritto di opposizione, in quanto registri del tipo di quello previsto dal legislatore italiano non hanno in realtà funzionato in nessun paese dove sono stati istituiti, mentre sono facilmente prefigurabili le oggettive difficoltà che molti cittadini, soprattutto anziani, troveranno nel manifestare il loro dissenso alla comunicazione commerciale”.
I difensori della legge ritengono tuttavia che tale problema sarà risolto grazie ad una massiccia campagna informativa che troverà spazio sui principali media, nonché sulle bollette telefoniche che gli utenti ricevono a casa propria. Peccato che tale campagna, prevista dall’art.11 del DPR, sia “da attuare nel corso del primo semestre di funzionamento del registro a partire dalla sua effettiva realizzazione”. Soltanto. Farla partire già un bel po' di tempo prima avrebbe preparato meglio i cittadini a questo cambiamento rivoluzionario.
Nel sistema Opt-Out, infine, è l’utente a dover prestare particolare attenzione alla propria privacy. Sebbene l’iscrizione al Registro, una volta effettuata, sia valida per sempre, bisogna sempre stare in guardia quando firmiamo un contratto d’acquisto in cui, spesso scritto in modo illeggibile, viene chiesto il proprio consenso al trattamento dei dati personali. In tal caso l’iscrizione al Registro verrebbe di fatto annullata, il che richiederebbe una nuova registrazione.
La soluzione prospettata dal Governo probabilmente non sarà la migliore ma è comunque un passo avanti nella giusta regolamentazione del telemarketing, rispettando le reciproche esigenze da parte dei cittadini e degli operatori commerciali.