Si è riaccesa poco tempo fa (o forse non si era mai spenta) la polemica sul nucleare. Motivo di discussione stavolta lo spot che invita al confronto, o meglio, a prendere una posizione sull’energia atomica. Ma ci sono le condizioni reali per formarsi un’idea chiara? Il nucleare si sa, soprattutto dall’incidente di Chernobyl, fa paura (lo dimostrano i no che gli italiani hanno espresso nel referendum dell’87) e la disinformazione non fa che peggiorare le cose. È necessaria qualche notizia in più, ad esempio sui dati sanitari dei danni da radiazioni. Purtroppo però l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) non li può diffondere senza l’ok dell’Agenzia Atomica.
Oms e nucleare: panoramica sull’accordo.
Prima del '59. L’Oms è l’organismo che per conto delle Nazioni Unite ha il compito di occuparsi della protezione della salute fisica, mentale e sociale delle popolazioni. La Risoluzione WHA 12.40 del 28 maggio 1959 stabilisce però che i dati sui danni alla salute provocati da radiazioni non possono essere divulgati dall’Oms senza previa autorizzazione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea), sponsor del nucleare. Eppure l’Oms ha tra i suoi nobili scopi “fornire ogni informazione, dare ogni consiglio e ogni assistenza nel campo della salute; aiutare a formare, tra i popoli, un’opinione pubblica illuminata per quel che concerne la salute”. Proprio in nome di questi obiettivi, nel 1956 l’Oms riunì un gruppo di eccellenti studiosi di genetica, compreso il Premio Nobel Herman Joseph Muller, per discutere sull’energia atomica. “In qualità di esperti – scrissero nella relazione finale dell’incontro – noi affermiamo che la salute delle future generazioni è minacciata dallo sviluppo crescente dell’industria nucleare e dalle fonti di irraggiamento nucleari…Noi reputiamo che le nuove mutazioni che compariranno negli esseri umani avranno un effetto nefasto su di loro e sulla loro discendenza”.
Dopo il '59. E poi invece che è successo? L’Oms ha cambiato radicalmente idea? Tre anni dopo infatti l’Oms sigla un accordo con l’Aiea, finendo per diventare sua complice. Solo quattro mesi l’incidente di Chernobyl, ad esempio, ciò ha permesso all’allora direttore generale dell’Aiea, Hans Blix, di affermare che il mondo potrebbe sopportare un incidente uguale a Chernobyl ogni anno. Nel 1995 inoltre l’Aiea, in base al patto, blocca gli atti della conferenza dell’OMS a Ginevra sull’incidente di Chernobyl nella quale si dimostrava il notevole aumento dei tumori e di varie altre patologie nella popolazione generale colpita da Chernobyl.
L'ultimo decennio. Addirittura il 7 settembre 2005 a Vienna viene presentato uno studio realizzato dal Chernobyl Forum, costituito dall’Aiea, dall’Oms ed altre organizzazioni dell’Onu, in collaborazione con i governi di Bielorussia, Russia e Ucraina, intitolato “l’eredità di Chernobyl: impatti sanitari, ambientali e socio- economici”. In esso si sostiene che l’incidente di Chernobyl, in vent’anni, ha causato solamente la morte di 50 persone tra pompieri e operatori della centrale nei primi giorni successivi alla catastrofe, 200 cancri da irradiazione acuta e 4.000 tumori alla tiroide di cui solamente nove fatali. Si nega inoltre qualsiasi aumento delle varie patologie nella popolazione colpita, e dove esiste un aumento, non è da attribuire alle radiazioni ma alla povertà e allo stress psicologico che subiscono le persone a causa del “mito persistente della presenza di radiazioni che determina un fatalismo paralizzante tra la popolazione colpita”. Il rapporto termina affermando persino che i governi di Bielorussia, Ucraina e Russia devono ridurre il budget destinato al risarcimento delle vittime e alla liquidazione dei danni e delle conseguenze dell’incidente, perché il problema Chernobyl non sussiste più. Ancora una volta si sottovaluta in sostanza la questione del nucleare, in maniera del tutto contraria rispetto al 1956.
E oggi?È tutto sintomo di una complicità con l’Aiea che ha spinto l’Oms a tacere su vari altri incidenti. Ne è un esempio recente quello accaduto lo scorso 11 dicembre presso la miniera d’uranio Somair in Niger in mano all’Areva, la compagnia francese che dovrebbe costruire le centrali in Italia. Oltre 200.000 litri di fango radioattivo sono fuorisciti da tre piscine lesionate riversandosi nell’ambiente, ma la catastrofe è passata in sordina: nessun telegiornale infatti ne ha dato notizia. L’accordo tra Aiea e Oms ha portato insomma al sovvertimento del fine stesso dell’OMS che è quello di fornire tutte le informazioni, i consigli e l’assistenza nel campo della salute, ma ha portato anche al conflitto di interessi legato alla funzione stessa dell’Aiea, visto che un’agenzia deputata allo sviluppo e alla sponsorizzazione dell’energia atomica non dirà mai che il nucleare danneggia gravemente e irrimediabilmente la salute e l’ambiente. Un accordo su cui si battono varie associazioni, esempio Greenaction Transitional con la campagna nucleare Denuclearizziamo l’Oms (
http://www.greenaction-transnational.org/).
In un clima come questo, su quali basi si chiede agli italiani di farsi un’idea più chiara sul nucleare? Sono necessarie più informazioni che abbattano il muro di omertà che si è creato su questa fonte di energia e facciano avere a tutti un quadro più completo della situazione grazie al quale prendere eventualmente una decisione. Anche se una decisione gli italiani, nell’87, l’hanno già presa.