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Tutti in tv, tranne gli studenti

Ricerca: la riforma nei media

Tutti in tv, tranne gli studenti

di STEFANO D'ALESSIO, ANTONELLO DI MUCCIO, RITA MURGESE (22 02 2011)
www.flickr.com/photos/ilriccio/2197234739
 

Il grande impatto che la protesta studentesca ha avuto sulla società, tramite la mediazione dei mezzi di informazione, ci ha spinti a fare la scelta del monitoraggio. Esso nasce dalla curiosità di sapere come i media, tra giornali di carta stampata, tg nazionali e programmi di approfondimento, abbiano informato la società degli avvenimenti che stavano accadendo. Oggetto di interesse non è solo la protesta, ma anche l'evoluzione della riforma. Sotto questo ultimo profilo è utile capire se i media presi in considerazione abbiano soddisfatto con notizie chiare e complete la fame di conoscenza degli italiani.

La natura dicotomica dell'informazione nazionale ci ha portati a formulare una prima ipotesi di ricerca che non vede contemplata nelle intenzioni dei mezzi considerati la volontà di diffondere una notizia in grado di far comprendere a pieno la natura della situazione attuale. Il periodo di rilevazione si estende dal 28 novembre 2010 al 24 dicembre 2010 con l'eccezione dello stacco che riporta il monitoraggio direttamente al 31 dicembre. Tale manovra deriva dalla necessità di comprendere all'interno della ricerca la notizia della firma del Presidente della Repubblica Napolitano della Riforma in questione.


I media interessati sono per la parte cartacea:  «Il Corriere della Sera» e «La Repubblica» per via del loro primato nelle vendite a livello nazionale; Tg1, Tg5 e TgLa7 per dare una visione generalista dell'informazione televisiva; infine i programmi di approfondimento Matrix, L'infedele, Ballarò, Porta e Porta e vengono inclusi per la loro natura ideologica non sempre in linea con gli obiettivi della riforma. Il campione mediale è stato sottoposto a schede di rilevazione specifiche per singolo mezzo. Per concludere si è proceduti ad aggregazione.

Conclusioni: Carta stampata → Il Corriere della Sera – La Repubblica


Slideshow: quotidiani finale - Slideshow

«Il Corriere della Sera» e «La Repubblica» sono i quotidiani più venduti in Italia. Tale premessa ci ha portato a monitorarli nel corso del periodo di rilevazione, che va dal 29 novembre 2010 al 31 dicembre 2010.

Le ipotesi di partenza. La stampa è considerato un mezzo dedito all'approfondimento di una notizia. Gli editoriali, i commenti, le interviste ma anche i reportage presenti all'interno delle pagine dei giornali soddisfano la voglia di conoscenza degli italiani citata prima. Tra le ipotesi di partenza c'è l'approfondimento dettagliato dei vari punti della riforma, presi e ripresi dai vari mezzi di informazione ma spesso non esaustivi. Infatti le notizie, specie quelle che hanno come oggetto di interesse i rapporti tra società civile e istituzioni, sono usate all'interno di determinate routines redazionali che causano l'accantonamento o al contrario la messa a fuoco di specifici aspetti, non fornendo così ai fruitori un più ampio e completo prospetto.

Andamento articoli giornalieri. E' utile sottolineare come il periodo di rilevazione cada a ridosso di date “calde” per quel che riguarda l'iter della riforma. Il numero degli articoli inerenti la legge e la conseguente protesta si intensifica con l'avvicinarsi di giornate come il 30 novembre (giorno in cui la riforma è stata approvata alla Camera), il 14, il 22 e il 31 dicembre, interessate da appuntamenti istituzionali o manifestazioni organizzate. Lontani da questi giorni è difficile trovare seguiti di approfondimenti, a meno che gli eventi non siano stati tanto clamorosi da creare un dibattito successivo, o a meno che le proteste non siano continuate (vedi dopo il 14 dicembre). L'attenzione dei media si spegne, per poi riaccendersi al momento opportuno. In generale, come si può notare dal grafico “Andamento giornaliero degli articoli”, i due quotidiani presentano un andamento tra loro costante, dato che rileva l'uguale importanza data dai giornali alla notizia.

“Riforma” o “Protesta”. Una riflessione sul significato del termine “riforma” porterebbe alla comprensione del seguito che essa ha avuto. Proprio sulle sue conseguenze che i media, e in questo caso la carta stampata, hanno concentrato la loro attenzione. La rabbia con la quale i ragazzi si sono scagliati contro le istituzioni, frasi come “Una protesta così non la si vedeva dagli anni '70” hanno del tutto catalizzato l'attenzione dei quotidiani sugli scontri e sulle storie che ne sono susseguite: dibattito politico, scontro destra-sinistra, arresti, scarcerazioni ecc. La riforma passa automaticamente in secondo piano, viene approvata sia alla Camera che al Senato, e nessuno ne parla in maniera approfondita, la carta stampata si dedica alla narrazione dei vissuti quotidiani dei ragazzi che hanno partecipato attivamente alla manifestazione e persino scrivono del Governo, della fiducia appena ottenuta e dei commenti del Presidente del Consiglio su le ultime vicende che coinvolgono gli studenti. I dati rilevati parlano da soli: il tema della protesta ha superato di poco più del doppio il tema della riforma. Nel periodo monitorato, si è parlato in totale tra i due quotidiani 73 volte di protesta contro le 30 volte della riforma che spesso è stata relegata all'interno di qualche infografica che ne esplicava i punti salienti. 

Posizione articoli. Per quanto riguarda la collocazione all'interno della pagina, gli articoli sono concentrati per la maggior parte in apertura, indice della forte rilevanza del tema riforma/protesta nei giorni considerati. Tale posizione riguarda non solo gli articoli con richiamo in prima pagina ma anche quelli concentrati all'interno del corpus dove spesso sono accompagnati da foto di grandezze significative. In seconda posizione, con una percentuale del 20%, si piazzano gli articoli con taglio basso. Tale postazione non è legata alla scarsa importanza delle notizie ma alla presenza in una pagina di più articoli sul tema. Spesso i pezzi posizionati in taglio basso sono servizi di approfondimento che prendono in considerazione un aspetto specifico della protesta o della riforma. In altri termini essi si pongono come continuazione logica di notizie che, se riportate tutte per intero, sarebbero troppo lunghe. Spesso infatti gli autori dei pezzi sono gli stessi. Con percentuali basse, ma lo stesso significative si collocano gli articoli in spalla (7%) e in taglio medio (6%).

Sottotemi “riforma”. L'iter della riforma risulta essere il sottotema più trattato proprio per la generalità dell'oggetto, infatti gli altri argomenti presentano una rilevanza che seppur significativa si pone in secondo piano rispetto al percorso della legge. Si tratta di aspetti riguardanti la riforma come le baronie, gli sprechi, il diritto allo studio, temi insomma direttamente proporzionali all'intero corpus legislativo. Interessanti appaiono le differenze riscontrate tra i due quotidiani: mentre “l'iter della riforma” rimane costante in entrambi, temi come il “precariato” e la “meritocrazia” vengono evidenziati maggiormente da Il Corriere della Sera rispetto a La Repubblica che tratta di “risorse” e “baronie”. La scelta di parlare di alcuni temi piuttosto che di altri è indice della diversa linea seguita dai quotidiani: La Repubblica essendo un giornale dichiaratamente schierato a livello politico preferisce approfondire aspetti legati alla riforma, mentre Il Corriere della Sera, più generalista, tratta la cronaca di quei giorni, e quindi scrive della protesta e dei suoi sottotemi come il precariato, che nell'opinione comune appare essere una delle prime conseguenze dell'attuazione della riforma universitaria, e infine la meritocrazia, tema tanto dibattuto e centrale nella propaganda della legge Gelmini.

Sottotemi “protesta”. La protesta, compagna indiscussa dell'ultimo step legislativo, è un sottotema trattato in maniera costante e uguale da entrambi i quotidiani. Nei due giornali si è scritto, attraverso semplici servizi o reportage, di quello che è successo in piazza, tra le vie del centro romano, dei vari scontri tra ragazzi e forze dell'ordine. Centrale nella trattazione risultano i danni conseguenti le manifestazioni. Nelle pagine dei quotidiani numerosa è l'infografica che fa il punto della situazione e preventiva i danni, e quindi i soldi che serviranno a rimettere su il centro della capitale e i suoi locali. Si scrive anche di “infiltrati”, tema che verrà reiterato anche in altri contenitori mediali, e che tratta maggiormente il quotidiano romano. Scarsa rilevanza viene data al sottotema “dialogo”, poco incline ad essere inserito correttamente all'interno di una protesta. In questa categoria convoglia anche il sottotema degli “slogan”, presenti ad entrambe le manifestazioni romane di dicembre. Tra queste ultime, quella del 22 dicembre, più pacifica rispetto a quella del 14, paragonata ad una vera e propria “guerra civile”, riesce a rimettere la situazione in equilibrio, in quanto il sottotema “manifestazioni pacifiche” si pone in seconda posizione dopo le “manifestazioni violente/danni”. Altro argomento trattato all'interno della categoria “protesta” è quello delle forze dell'ordine. Il grande dispiegamento di polizia, carabinieri e finanza che, con il loro servizio, sono riusciti a ristabilire l'ordine e a non far oltrepassare ai ragazzi la cosiddetta “zona rossa”.

I protagonisti. I grandi protagonisti degli articoli sono gli studenti, seguiti da professori e ricercatori, in minoranza nei giorni di manifestazione. Si registra per questo gruppo il 55% di presenze all'interno dei servizi cartacei. In seconda postazione i politici, soprattutto per la realtà di quei giorni, interessati anche alla fiducia nei confronti dell'attuale Governo. Poi a seguire, con una percentuale del 36 %, i commenti delle istituzioni sulle manifestazioni e i loro interventi sulla correttezza o meno della riforma Gelmini. Il ministro dell'interno Maroni risulta essere il protagonista indiscusso dopo il ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini, in particolare dopo gli scontri del 14 dicembre a Roma, in quanto interessato agli arresti e alle scarcerazione dei giovani più attivi.


Telegiornali → Tg1 – Tg5 – TgLa7

Slideshow: grafici tg totali + tg1 - Slideshow

Abbiamo scelto di monitorare l’edizione delle 20:00 dei tre telegiornali nazionali (TG1, TG5 e TG La7) con il maggior numero di spettatori. I dati rilevati fanno riferimento al periodo compreso tra il 29 Novembre 2010 ed il 30 Dicembre dello stesso anno. 

Le ipotesi di partenza. Le previsioni iniziali circa la copertura del tema università all’interno dei telegiornali italiani erano tutt’altro che ottimistiche, alla luce della stessa natura e durata del telegiornale, che privilegiano la copertura di notizie d’attualità (nel nostro caso gli scontri durante le manifestazioni studentesche) piuttosto che servizi di approfondimento. La tendenza, tutta italiana, ad incentrare il telegiornale sui fatti politici, ancor più in un periodo estremamente ricco di avvenimenti in tale ambito, come è stato il mese di Dicembre scorso, contribuiva al pessimismo intorno all’efficienza informativa dei nostri telegiornali sul tema università, prevedibilmente affrontato come ennesimo terreno di scontro tra rappresentanti politici. E’ il momento di vedere i risultati della nostra analisi.

Andamento dei servizi sull’università. Come prevedibile, l’andamento dei servizi giornalistici incentrati sul tema università è pressoché similare se si confrontano i tre telegiornali e conferma l’ipotesi di una copertura dell’argomento “università” soprattutto in prossimità dei momenti decisivi dell’iter della riforma (30 Novembre, 23 Dicembre, 30 Dicembre) o delle manifestazioni studentesche più rilevanti (14 Dicembre e 21 Dicembre).

“Riforma” o “Protesta”?
Nella distinzione tra servizi dedicati alla riforma e servizi che invece approfondiscono il tema della protesta studentesca appare evidente la maggiore attenzione che i telegiornali hanno prestato alle manifestazioni studentesche ed, in particolare, alle polemiche suscitate dai violenti scontri di piazza che hanno visti protagonisti gli studenti. In termini percentuali, i telegiornali nazionali si assestano su un 69% di servizi dedicati alle proteste ed un 31% dedicato alla riforma Gelmini in sé, su un totale di 119 servizi dedicati al tema università così suddivisi: 35 servizi il tg1, 35 servizi il tg5, 48 servizi per il tg di La7. Se i dati relativi al tg1 e la7 appaiono sostanzialmente omogenei per quanto riguarda la distinzione tra “riforma” e “protesta”, nel Tg5 si assiste ad una pur minima ripresa dei servizi dedicati alla riforma Gelmini.

Sottotemi “riforma”. Una volta individuate le due macrotematiche “riforma” e “protesta”, abbiamo suddiviso ciascuna delle due in diversi sottotemi, i quali presentano minime differenze rispetto a quelli individuati nell’analisi dei quotidiani e delle trasmissioni di approfondimento. Per quanto riguarda la riforma, i sottotemi individuati sono: “iter della riforma”, “precariato”, “ricerca”, “baronie”, “risorse finanziarie”, “privatizzazione”, “meritocrazia”, “sprechi” (nella cui categoria abbiamo fatto rientrare i riferimenti ai corsi di studio e alle sedi universitarie giudicate “inutili”), “diritto allo studio” (leggasi borse di studio e parità di accesso ai corsi universitari). Il dato più evidente, in linea con la natura e lo scopo dei telegiornali, è la preponderanza del sottotema “iter della riforma”, che conferma la tendenza dei tg a inseguire la stretta attualità. Seguono, a distanza, i temi “baronie” e “meritocrazia”, soprattutto all’interno del telegiornale di Canale 5 dove ampio spazio viene dato alla Gelmini e agli altri esponenti del governo per spiegare i “punti forti” della riforma. Poco sotto, inevitabilmente, il sottotema delle “risorse finanziarie” connesse alla riforma e, a distanza, gli “sprechi” e la “privatizzazione”. Del tutto marginali, all’interno dei telegiornali analizzati, i riferimenti al precariato, al diritto allo studio e alla ricerca.

Sottotemi “Protesta”. Sul versante della protesta, i sottotemi individuati sono stati: “danni/violenza”, “manifestazioni pacifiche”, “generazione precaria”, “dialogo”, “infiltrati”, “ordine pubblico/polizia”. Alcuni di questi vanno preliminarmente spiegati: innanzitutto ritorna il tema del precariato già affrontato come sottotema nella riforma, qui declinato però nelle richieste e negli slogan degli studenti e ricercatori manifestanti. Discorso simile va fatto per quanto concerne la categoria “dialogo”, qui inteso come una richiesta di confronto da parte degli studenti nei confronti delle istituzioni. L’individuazione di una categoria “infiltrati” si è resa necessaria dal clamore susseguitosi all’ipotesi, lanciata dai rappresentanti dell’opposizione, della presenza di cellule criminali o di poliziotti infiltrati nei cortei degli studenti. La categoria “ordine pubblico/polizia” fa esplicito riferimento alla solidarietà espressa nei confronti della polizia, all’ipotesi di “arresti preventivi” lanciata da Gasparri e, in generale, allo spazio concesso ai poliziotti per esporre le loro ragioni negli scontri con gli studenti. Macroscopica (e omogeneamente diffusa sulle tre reti nazionali) appare la superiorità numerica dei servizi dedicati agli scontri violenti che hanno caratterizzato alcune manifestazioni studentesche, rispetto ai servizi incentrati sul carattere pacifico e non violento dei cortei degli studenti. Più delle manifestazioni a carattere pacifico, addirittura, i servizi dei telegiornali pongono l’attenzione sull’ordine pubblico, il lavoro della polizia e la proposta di “arresti preventivi” di Gasparri che ha suscitato numerose polemiche tra i politici del nostro paese. Collegato alla scarsa copertura dedicata alle manifestazioni pacifiche degli studenti è il poco spazio riservato al loro punto di vista, in particolare alle richieste di dialogo con gli istituzioni e alla preoccupazione per il proprio futuro, aspetti, invece, come vedremo maggiormente trattati nelle trasmissioni di approfondimento andati in onda sulle stesse reti. Curioso appare il dato riscontrato sul sottotema “infiltrati” che scoppia alla luce degli scontri del 14 Dicembre ma che si esaurisce in fretta alla scoperta che il famoso “ragazzo con la pala” non era un poliziotto come precedentemente ipotizzato.

I Protagonisti. Particolarmente significativo è stato lo studio dei personaggi protagonisti dei servizi giornalistici dedicati al tema dell’università. La riflessione sulle singole persone rischia di essere piuttosto dispersiva e non dà l’idea del coinvolgimento collettivo di istituzioni, studenti e giornalisti all’interno del dibattito. Per questo motivo, abbiamo scelto di dividere i protagonisti in tre categorie (istituzioni e politici; studenti, ricercatori e professori; giornalisti, esperti e altro) ottenendo i risultati seguenti: i personaggi istituzionali e del mondo della politica sono più della metà (55%) del totale dei partecipanti al dibattito. Gli studenti ed i ricercatori rappresentano il 38% mentre il 7% dei personaggi intervenuti sono o esperti del settore o giornalisti (in questa categoria, una componente residuale è rappresentata dai commercianti di Roma intervistati sui danni degli scontri di piazza).


Programmi di approfondimento → Matrix – L'infedele – Ballarò – Porta a Porta – Annozero

Slideshow: grafici programmi di approfondimento - Slideshow

Abbiamo poi monitorato le maggiori trasmissioni d’approfondimento della televisione italiana: Porta a Porta (RaiUno), Annozero (RaiDue), Ballarò (RaiTre), Matrix (Canale5) e L’Infedele (La 7) per un totale di 25 puntate visionate nell’arco temporale 29 Novembre – 30 Dicembre.

Le ipotesi di partenza.
La scelta di analizzare le maggiori trasmissioni di approfondimento in onda nelle tv italiane era accompagnata dalla speranza di risultati più confortanti rispetto a quelli ottenuti nell’analisi dei telegiornali. La maggiore durata e la possibilità di ospitare dei dibattiti all’interno dei salotti televisivi lasciava infatti presagire un’offerta informativa migliore a proposito del mondo scolastico e universitario alla luce del varo della riforma Gelmini. Lucida riflessione, ottimismo o illusione? Vediamo i risultati.

La copertura sul tema “Università”. Il tema dell’università ricorre per il 12% dell’intero visionato e si ritaglia una porzione di spazio non del tutto irrilevante se si considera che la maggior parte delle trasmissioni, nel periodo rilevato, pongono inevitabilmente grande attenzione al voto di fiducia al Governo del 14 Dicembre scorso (in particolare, per quanto riguarda le trasmissioni maggiormente a carattere politico come le tre trasmissioni Rai). Un tema altrettanto ricorrente, ma stavolta svincolato dalla stretta attualità del periodo rilevato, è quello delle Mafie, che viene approfondito sia su Annozero che a Matrix che a L’Infedele su La7. E’ Matrix, invece, a soffermarsi sull’altro tema d’attualità del Dicembre scorso: la scomparsa della piccola Yara Gambirasio. Altre tematiche affrontate dalle suddette trasmissioni sul finire del 2010, tra i tanti, sono stati il caso Fiat, il tema dell’eutanasia e quello delle malattie gravi, ma anche argomenti più leggeri come puntate monografiche su Eros Ramazzotti (Matrix) o su Vittorio Feltri (L’Infedele).

“Riforma” o “Protesta”? Abbiamo detto che il tema dell’università si ritaglia un discreto spazio all’interno delle trasmissioni di approfondimento. E’ il momento di vedere, però, nella macrocategoria “università”, i temi maggiormente sviscerati: si assiste qui ad un superamento della tematica “riforma” ai danni del tema “protesta”, in discontinuità con i risultati trovati nell’analisi sui quotidiani e sui tg nazionali. La “riforma”, infatti, raggiunge una percentuale del 60% all’interno delle puntate dedicate alla scuola e all’università, relegando la “protesta” ad un minore (ma comunque significativo) 40%. Questo dato, paragonato alla copertura dei temi da parte dei telegiornali sulle stesse reti, è spiegabile, come anticipato, dal diverso scopo e natura che le trasmissioni d’approfondimento ricoprono nel palinsesto delle televisioni. Mentre i tg nazionali devono necessariamente rincorrere l’attualità e hanno una struttura temporale che limita enormemente la possibilità di trattare diffusamente una tematica, le trasmissioni d’approfondimento, pur partendo sostanzialmente dai fatti di attualità, hanno a disposizione un minutaggio molto maggiore e la possibilità di ospitare un dibattito all’interno del quale sviscerare interamente il tema trattato. E’ il caso (esemplare) della trasmissione L’Infedele che, il 29 Novembre, dedica il finale della trasmissione al collegamento in esterna con i ricercatori sui tetti della Facoltà di Architettura della Sapienza di Roma; un tema estremamente attuale (classificabile nella categoria “protesta”) che diviene, nella trasmissione di Gad Lerner, il pretesto per approfondire con gli stessi ricercatori i punti critici della riforma. Anche Porta a Porta e Matrix danno ampio spazio a tematiche connesse alla riforma piuttosto che alla protesta, ma, a differenza de L’Infedele, i punti della riforma vengono discussi all’interno di un salotto televisivo che vede protagonisti in larga maggioranza personaggi politici ed istituzionali e, in misura decisamente minore, studenti o ricercatori. Le trasmissioni Rai Ballarò ed Annozero, invece, si distinguono dalle altre trasmissioni, perché all’interno dei loro salotti televisivi vengono discussi in misura maggiore gli scontri e le manifestazioni degli studenti e dei ricercatori, piuttosto che la riforma Gelmini in sé.

Sottotemi “Riforma”. Una volta individuate le due macrotematiche “riforma” e “protesta”, abbiamo suddiviso ciascuna delle due in diversi sottotemi, i quali presentano minime differenze rispetto a quelli individuati nell’analisi dei quotidiani e dei telegiornali. Sul versante della riforma, i sottotemi individuati sono: “iter della riforma”, “precariato”, “ricerca”, “baronie”, “risorse finanziarie”, “privatizzazione”, “meritocrazia”, “sprechi” (nella cui categoria abbiamo fatto rientrare i riferimenti ai corsi di studio e alle sedi universitarie giudicate “inutili”), “diritto allo studio” (leggasi borse di studio e parità di accesso ai corsi universitari) e una categoria residuale “altro” in cui sono rientrati gli accenni alle spese di funzionamento e agli insegnanti di sostegno. Il dato che balza subito all’occhio, confrontando i risultati con quelli ottenuti nell’analisi dei tg nazionali, è il calo di rilevanza che assume il sottotema “iter” nelle trasmissioni d’approfondimento. Ancora una volta, è la diversa natura delle trasmissioni di approfondimento a spiegare questo allontanamento dall’estrema attualità per prediligere una riflessione meno “frenetica”. I due sottotemi più diffusi risultano essere, invece, il “precariato” e le “risorse”, veri e propri nodi cruciali della riforma Gelmini. Il tema del precariato (che, non a caso, ritroveremo anche come sottotema della protesta, nelle richieste dei giovani e dei ricercatori) è inevitabilmente connesso alla presenza dei ricercatori in diverse trasmissioni (su tutte, come già detto, L’Infedele di Gad Lerner), mentre il tema delle risorse finanziarie è un aspetto sollevato in misura maggiore dai rappresentanti politici, perlopiù dell’opposizione, uniti nel coro “Non si può fare una riforma senza soldi”. I rappresentanti del governo presenti nei salotti televisivi, Gelmini su tutti, hanno preferito indirizzare, invece, la discussione sulle sottotematiche delle baronie, della meritocrazia e degli sprechi, slogan portati avanti con forza e reiterazione da parte del Governo (curioso è apparso l’accanimento contro il povero asino dell’Amiata, i cui fondi per la conservazione sono presi ad emblema degli sprechi attuati dall’Università italiana negli anni precedenti). Non è solo il governo ad utilizzare slogan, però, se si considera il rifiuto reiterato, da parte dei contrari alla riforma (studenti su tutti), della privatizzazione delle università e, in misura minore del diritto allo studio, termini usati troppo retoricamente e, solo raramente, circostanziati dagli stessi studenti.

Sottotemi “Protesta”. Per quanto riguarda la protesta, i sottotemi individuati sono invece: “danni/violenza”, “manifestazioni pacifiche”, “generazione precaria”, “dialogo”, “infiltrati”, “ordine pubblico/polizia” e “anni di piombo”. Alcuni di questi vanno preliminarmente spiegati: innanzitutto, ritorna il tema del precariato già affrontato come sottotema nella riforma, qui declinato però nelle richieste e negli slogan degli studenti e ricercatori manifestanti. Discorso simile va fatto per quanto concerne la categoria “dialogo”, qui inteso come una richiesta di confronto da parte degli studenti nei confronti delle istituzioni. L’individuazione di una categoria “infiltrati” si è resa necessaria dal clamore susseguitosi all’ipotesi, lanciata dai rappresentanti dell’opposizione, della presenza di poliziotti o cellule criminali infiltrate nei cortei degli studenti. La categoria ordine pubblico/polizia fa esplicito riferimento alla solidarietà espressa nei confronti della polizia, all’ipotesi di “arresti preventivi” lanciata da Gasparri e, in generale, allo spazio concesso ai poliziotti per esporre le loro ragioni negli scontri con gli studenti. Infine, la categoria “anni di piombo”, non prevista inizialmente, è stata inserita in un secondo momento alla luce della presenza nei dibattiti televisivi di reiterati paragoni con la situazione che ha vissuto il paese in quei terribili anni. Nella dicotomia tra manifestazioni violente (danni/violenza) e manifestazioni pacifiche, maggiore spazio è dato agli scontri violenti tra studenti e poliziotti. Se i numeri sembrano rivelare un sostanziale pareggio, bisogna considerare ancora una volta la peculiarità de L’Infedele, la cui (parte di) trasmissione dedicata ai ricercatori sui tetti vizia parzialmente i risultati dell’analisi. Tra gli slogan dei manifestanti maggiormente rilanciati dalle trasmissioni d’approfondimento, svetta la richiesta di dialogo da parte degli studenti e, in misura minore, il precariato. Come detto precedentemente, particolarmente frequente è il paragone che i rappresentanti delle istituzioni fanno tra la situazione di oggi e le lotte di piazza degli anni di piombo. Minoritari, ma comunque significativi, sono gli spazi dedicati dalle trasmissioni all’ordine pubblico e al lavoro dei poliziotti. Figurano all’ultimo posto della nostra classificazione le discussioni inerenti al tema degli infiltrati.

I protagonisti dei salotti televisivi. Particolarmente significativa è anche lo studio dei protagonisti intervenuti nei vari salotti televisivi dedicati al tema dell’università. La riflessione sulle singole persone rischia di essere piuttosto dispersiva e non dà l’idea del coinvolgimento collettivo di istituzioni, studenti e giornalisti all’interno del dibattito. Soffermandoci sui singoli personaggi, balza all’occhio come le richieste di dialogo degli studenti non sono state accolte nei salotti televisivi. Il ministro Gelmini, infatti, a Matrix è stata intervistata senza contraddittorio e nei suoi due interventi a Porta a Porta il confronto con i studenti ed i ricercatori è parso sbrigativo e del tutto insoddisfacente. Dividendo i protagonisti dei dibattiti televisivi in tre categorie (istituzioni e politici; studenti, ricercatori e professori; giornalisti, esperti e altro) abbiamo ottenuto i risultati seguenti: i personaggi istituzionali e del mondo della politica sono più della metà (51%) del totale dei partecipanti al dibattito. Gli studenti ed i ricercatori rappresentano il 32% mentre il 17% dei personaggi intervenuti sono o esperti del settore o giornalisti. Per quanto riguarda l’ultima categoria, il dato lascia trasparire la maggiore disponibilità delle trasmissioni di approfondimento ad ospitare in studio esperti in grado di diffondere la propria competenza sul tema.