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Apps killed Browser Star

Tra applicazioni e abbonamenti: Jobs detta legge

Apps killed Browser Star

di LUCA MATTEI (04 03 2011)
http://www.flickr.com/photos/stuartpilbrow/3426734625/sizes/m/in/photostream/
 

 La salvezza del mondo dell'informazione online da una generale crisi dell'editoria passa attraverso un'evoluzione tecnologica-esperienzale. La fuizione della rete Internet avviene sempre meno attraverso i browser. Ormai stiamo entrando nell'era delle applicazioni. Ciò che cambia è il valore che l'utente associa ad esse: sono capaci di far provare un'esperienza più stimolante e avvincente da vivere. E per questo i lettori sono anche disposti a pagare.

 Se la rete Internet può essere considerata come uno dei mezzi che ha rivoluzionato la storia dell’umanità, al pari della ruota e della stampa, va considerato che negli ultimi tempi si sta assistendo ad un’evoluzione del suo uso. Per comprenderla meglio va innanzitutto ricordata la differenza sussistente tra Internet e Web. Troppo spesso, infatti, questi termini vengono utilizzati per indicare lo stesso servizio. In realtà il Web non è altro che uno dei tanti modi con cui è possibile utilizzare la rete. Quando navighiamo con l’iPhone o l’iPad, quando parliamo con Skype o giochiamo connessi con la XBox, ci stiamo servendo di piattaforme che utilizzano la rete ma non il browser per la visualizzazione.

E molti analisti considerano questi usi addirittura pronti a sorpassare la tradizionale esperienza del personal computer casalingo. La fine del web, tuttavia, non può essere una verità assoluta, al limite va considerata come una provocazione.

 
Ciò che è profondamente cambiato nel tempo è la fruizione dei servizi digitali, divenuta quasi funzionale: è finito il tempo in cui la rete sembrava un mare aperto senza spazi di approdo, in cui la navigazione non aveva una rotta precisa e si lasciava guidare dal caso. Le pagine venivano aperte affinché potessero occupare parte del nostro tempo, senza un fine particolare. Oggi, invece, è davvero raro navigare online senza avere qualcosa di determinato (e anche routinario) da fare. Questo cambiamento è causa e conseguenza di un nuovo incontro avvenuto nel mondo della rete: mentre prima era la tecnologia a dominare in modo assoluto lo scenario, ora lo condivide con successo con i contenuti. Provate, infatti, a pensare allo sviluppo repentino dei prodotti di Jobs, dallo smartphone all’ultimo tablet di recente uscita, l’iPad2: sarebbe stato possibile se nel binomio tecnologia-contenuti fosse mancato uno dei due elementi?
 
La fondamentale importanza che hanno assunto i contenuti ha toccato anche il mondo dei media e del giornalismo. Tale incontro si è tradotto nel reale avvicinamento tra Jobs (magnate della tecnologia) e Murdoch (magnate dei contenuti): nasce così The Daily, il primo quotidiano pensato e realizzato esclusivamente per essere letto su piattaforma iPad. Il successo o meno di questo esperimento dipenderà dall’evoluzione dell’uso delle applicazioni, in fondo la vera innovazione della Apple. Sempre più utenti, infatti, preferiscono avere sul proprio cellulare intelligente o sulla propria tavoletta un’applicazione diretta che li porta in un semplice click a leggere, ad esempio, il loro quotidiano preferito. Evitando così il passaggio da Internet, eventualmente da un motore di ricerca e infine dal sito online del giornale stesso. Un cambiamento che assume ulteriore importanza se si considera che queste applicazioni sono nella maggior parte dei casi a pagamento. Gli utenti, quindi, preferiscono pagare per vivere un’esperienza appagante come quella che il mondo delle apps è capace di far provare. Il sistema dell’informazione gratuita comincia allora a perdere terreno, a causa sia di un incentivo da parte delle media company, le quali si sono rese conto che l’editoria online gratis avrebbe portato ad una perdita di utili (vedi l’obiettivo dichiarato di Murdoch), sia, come detto, dagli utenti stessi, i quali assegnano alle applicazioni un valore tale da essere disposti a sborsare denaro che prima non avrebbero speso.
 
A cavalcare l’onda di questo trend e a imporre per primo le regole del nuovo mercato è stata l’azienda della mela sgranocchiata. Innanzitutto ha introdotto la possibilità di abbonarsi alle applicazioni: d’ora in poi l’utente non sarà più costretto a scaricare ogni volta l’uscita del nuovo numero della rivista che legge; ciò avverrà in automatico, pagando in una sola rata iniziale un abbonamento settimanale, mensile o annuale che sia. A guadagnarci saranno quindi: i lettori, i quali godranno di una maggiore libertà di fruizione; gli editori, che incrementeranno le loro vendite e ciò in tempi di crisi dell’editoria rappresenta un’occasione da non farsi scappare; infine la Apple stessa, in quanto, il 30% di ogni singola quota d’abbonamento andrà a finire nelle sue tasche.
 
Un’entrata, quest’ultima, che tuttavia, non sembra soddisfare Jobs. Per questo motivo ha deciso di dettare legge ai colossi del giornalismo, imponendo che l’abbonamento ad ogni testata venga stipulato esclusivamente attraverso lo store di iTunes. Ecco allora che l’edicola, seppur online, diventerà ora un centro commerciale: per comprare il giornale si dovrà rovistare tra musica, telefonini, film, navigatori, computer, cartelle, lettori mp3, televisori e infinite altre applicazioni. In questo modo la Apple si assicura la vera moneta che vale nel mondo digitale: i dati personali degli utenti. L’azienda da un lato mette al corrente tutti i sottoscrittori dell’abbonamento che, se vogliono, possono fornire i loro dati agli editori, affinché questi possano tenerli aggiornati sulle novità editoriali; dall’altro ha il vantaggio di conoscere non solo i loro dati ma anche la loro modalità di fruizione dei contenuti e degli altri servizi commerciali. Ciò significa avere la possibilità di personalizzare meglio il prodotto offerto, in base alle esigenze, ai comportamenti e ai gusti del consumatore. Ecco perché è facile intuire che utilizzerà i dati dei propri clienti in due direzioni: per targettizzare la pubblicità, attraverso il suo programma iAds che si occupa degli spazi pubblicitari su iPhone e iPad, e per targettizzare i contenuti venduti in base ai profili degli utenti.
 
L’armata delle applicazioni è pronta ormai a sovrastare il dominio finora inattaccabile dei browser e del web. L’ingegno di Jobs e la sua capacità di carpire in anticipo il flusso del mercato porteranno ad incrementare questo cambiamento non solo tecnologico, ma anche giornalistico per redattori ed editori, ed esperienziale per gli e-lettori.