Registrati | Login

Montalbano, Salvo fino a quando?

Il successo e i rischi dell'età che avanza

Montalbano, Salvo fino a quando?

di STEFANIA DI MARIO (16 03 2011)

Il commissario Montalbano torna nel prime time di Rai Uno e recupera ampiamente le posizioni perse nell’edizione 2008. Piace al pubblico e piace ai critici non solo nazionali. Tra le ragioni del successo quei tratti italiani che lo rendono familiare, prossimo ad ognuno con la messa in scena della sua vita privata. Proprio questa peculiarità sembra essere la debolezza strutturale della serie, ciò che ossiderà il largo seguito di pubblico.

Di questi ondivaghi tempi televisivi 9milioni e mezzo di telespettatori pari ad uno share del 32% è più di un successo clamoroso. E’ un evento che falcidia l’audience dell’offerta satellitare e la catapulta di nuovo nel reietto mainstream per seguire le gesta del commissario, "maturo, sperto, omo di ciriveddro e d'intuito".   
A seguirlo sono soprattutto donne, l’età è matura, la classa economica agiata e il livello di istruzione alto.  


gt;

Impressiona questa capacità di tenuta di Montalbano, soprattutto se si considera la debacle registra nell’ultime due puntate del 2008, quando l’affezionato pubblico per la prima volta dal 2002 scende ben al di sotto della soglia del 30%.

 

Tra le probabili cause la virata fedifraga di Salvo che cede alle lusinghe di una fanciulla di almeno 30 più giovane, proprio lui che amava ripetere  “No,  io sono fidanzato”, diventando il marito ideale di milioni di telespettatrici.

L'episodio sembra la spia di una debolezza strutturale di serie così strettamente legate alla vita del personaggio. Montalbano a differenza di altri eroi polizieschi vive il suo tempo e i suo anni e dunque rischia di risentire dell’età che avanza perché molte inclinazioni che ne fanno ora un personaggio (la passione per il cibo, le donne, le complicazioni sentimentali,etc) sono legate anche all’anagrafe.  Salvo sembra  troppo umano per reggere nei decenni, operazione riuscita finora solo all'ispettore Derrick, per oltre trent'anni seguitissimo anche nelle repliche trasmesse dalla Rai.

L’accostamento, ce ne rendiamo conto è ardito. A prima vista nulla sembra accomunare i  due eroi.

Derrick è ispettore, Montalbano commissario. Il primo è un tedesco di Baviera che opera a Monaco, il secondo siculo di Catania che agisce a Vigata, paese immaginario solo nel nome. Derrick ha i capelli (ancorché posticci), è calmo e riflessivo, parla a voce bassa e si muove nelle indagini affondando sul lato psicologico dei criminali.  Montalbano è calvo, iracondo, preferisce l’azione singola al lavoro di squadra, indaga avendo presente che il male nella sua realtà è anche un effetto culturale, sociale e politico. Mentre l’ispettore sembra non avere una vita privata (lo si vede muoversi quasi esclusivamente nel suo ufficio e sulle scene del delitto), il commissario lo conosciamo anche per la sua complicata relazione sentimentale a distanza e per le sue piccole debolezze: la buona cucina in primis. Patisce la burocrazia, disprezza i politici, rifugge dai riflettori.

Derrick è secondo Eco “la passione per la mediocrità” e  per Montanelli evasione pura “dopo averlo visto, lo si dimentica. Non lascia tracce nella memoria, non crea problemi, non pretende di trasmettere messaggi” Per la Germania diceva  Kohl “Il miglior prodotto da esportazione dopo la Volkswagen” .
La “modestia”, il basso profilo, l’assenza di una vita oltre il lavoro permette a  Derrick di durare  nel tempo. Anche se invecchia resta una gloria imperitura delle televisioni di tutto il mondo: l’avanzare dell’età non influisce sulle funzioni di ispettore irreprensibile e non cambia l’immagine coltivata dai telespettatori, che lo seguono da più di 30 anni, apprezzando persino le repliche trasmesse dalla  Rai (soprattutto in estate).

Differenze abissali, ma a ben guardare vi è un elemento comunione tra i due: il senso etico assoluto e centrale, di portata universale ed efficace a tutte le latitudini. Per entrambi c’è prima di tutto, forse ancor prima di loro stessi, la dedizione al lavoro e il raggiungimento della giustizia, perseguita e raggiunta sempre, sia pure con modi e modalità differenti.

 L’epilogo delle vicende di Derrick sono note. La fortunata serie si chiude nel più normale e coerente dei modi: il pensionamento dell’ispettore. Tapper non muore durante un’azione, semplicemente si ritira dalle scene dopo 30 anni di onorato servizio televisivo.
Sarà gloria imperitura anche per Salvo? Tutto sembra dipendere  da come saprà invecchiare senza tradire il suo pubblico.

I segni dell'eta' si sentono

I segni dell'eta' si sentono e questo vale anche per il mitico Salvo ma, in questo caso c'e' un ma, il suo appeal resiste. Quali sono le ragioni che determinano l'imperuturo fascino? ma il fascino stesso e' chiaro!!!