Reduci da un Primo maggio capitolino all’insegna di due eventi: sacro e profano si sono coniugati per accogliere nella Città eterna un fiume umano. Così, in questi giorni è capitato di vedere allegre combriccole di suore Filippine capeggiate da bandiere rosse, kefieh al collo di fedeli polacchi, ragazzi con cani in una mano e rosari nell’altra, avvistare pellegrini che intonavano ‘O bella Ciao’ e comitive di giovani fischiettanti ‘Lode a te’ in Piazza San Giovanni. E se qualche svista c'è stata nella cronoca dei fatti, be’ perdonerete la confusione.
La curiosità circa la decisione singolare di confondere i due eventi ha colpito anche noi. Ci siamo chiesti il perché di questa scelta. Documentandoci, non si sono escluse ipotesi di marketing religioso, facendo rabbrividire tutti i cattolici all’ascolto. Si è pensato che la beatificazione del Papa, fissata in una data come quella della Festa dei Lavoratori, avesse voluto oscurare la massa laica che si sarebbe riversata nelle strade della Capitale. Non è nostra pretesa sciogliere i dubbi circa il singolo evento che potrebbe trascendere simili operazioni commerciali. Non si può negare, però, che negli ultimi anni le strategie del mercato hanno colpito persino il sacro, facendo convolare a nozze marketing e religione. Vediamo insieme qualche esempio.
Contest-Santa spot. In occasione del bicentenario dalla nascita di Santa Giuseppa Rossello, l’Istituto delle figlie di Nostra Signora Misericordia, fondato dalla stessa, lancia un contest, proponendo una sfida a tutti i creativi: realizzare uno spot pubblicitario grazie al supporto dei nuovi media. Al vincitore del concorso un premio in denaro.
Merchandising. Prendete un brand qualsiasi, ponetelo su un prodotto qualunque. Il prodotto qualunque avrà un’impennata delle vendite grazie alla riconoscibilità e al valore che il brand qualsiasi veicola. E allora rosari, tazzine, tazzoni, tovaglie, ventagli, quaderni, portachiavi, borse, borsette, agende, penne, ombrelli, maglie e via dicendo. Tutti associati a marchi religiosi noti e meno noti, amati e meno amati. E sono i consumatori...pardon, i fedeli a dettare le regole del mercato. “Papa Giovanni m ‘o chiedono de più, ce so’ più affezionati..nun sò perché, però io m'adeguo e ariordino sempre cosette sue a vorta dopo” racconta Alberto. Vende souvenirs in Piazza Risorgimento ed è lui che ci rivela, con folklore ed esperienza, l’arcano e i segreti di un marketing religioso efficace.
E le nuove piattaforme? I tempi corrono, si sa. E una comunicazione orchestrata a dovere deve passare attraverso i giusti canali per raggiungere i pubblici adatti. E allora largo ad apps specifiche per creare più touchpoints possibili con i fedeli: iBibbia, iVangeli, iMessali. E poi ancora, social networks appositi come MyChurch.
D’altronde,
“nessuno diventò grande senza comunicazione”. Lo sottolinea, in chiave ironica e provocatoria, un
video messo in rete da un’agenzia di comunicazione spagnola qualche tempo fa, con il quale vi lasciamo augurandoci di suggerire qualche spunto di riflessione. Il pezzo è finito, andate in pace.