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I grandi baccanali dei media

Willam e Kate, Wojtyla beato, Bin Laden: gli eventi mediali al tempo di Facebook

I grandi baccanali dei media

di PAOLA LIBERACE (10 05 2011)
www.flickr.com/photos/56380734@N05/5669711414
 

 
Il mese di maggio si è aperto con una sequenza quasi esemplare di quelli che Daniel Dayan e Elihu Katz avevano, a suo tempo, battezzato “eventi mediali”: avvenimenti di eccezionale portata storica ed estetica, di rilevanza esemplare, anche e soprattutto perché resi tali dalla loro risonanza mediatica – soprattutto televisiva. A cominciare dalle nozze del principe William del Galles con la "borghese" Catherine Middleton: unione coronata da indubbio successo, almeno dal punto di vista televisivo.

 La diretta TV ha totalizzato quasi 10 milioni di spettatori, tra quelli concentrati su Rai1 - con un picco di 7 milioni e mezzo di spettatori, il 40% di share, per l’uscita della coppia dall’Abbazia -, su Canale 5 - dove il picco è stato raggiunto con l’arrivo del principe in chiesa, visto da 3 milioni e 600 mila spettatori con il 46,58% di share - e su Sky TG24 e Sky Uno; ma oltre ad essere William e Kateseguito in diretta dalle telecamere TV su più emittenti, il matrimonio è stato anticipato e seguito da trasmissioni dedicate, che spaziavano dal talk show alla fiction, anche su canali che non avevano seguito le immagini dal vivo.


 Per continuare con la beatificazione di papa Giovanni Paolo II, altro successo televisivo diffuso. Restando ai dati Auditel, la cerimonia vera e propria ha concentrato davanti agli schermi 4 milioni e 195 mila spettatori, con uno share del 34%; meno consistenti, ma non disprezzabili, i risultati dello Speciale TG5 sulla beatificazione (seguito da 1 milione e 309 mila spettatori con uno share del 10,13%) e dello Speciale Porta a Porta andato in onda la sera della cerimonia, con 3 milioni 650 mila spettatori (per uno share del 15,75%).

L’impressionante sequenza si è chiusa con un evento “anomalo” rispetto agli altri due, vale a dire l’annuncio dell’uccisione di Osama Bin Laden, confermato in televisione dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama in persona (e in questa forma giunto anche sui piccoli schermi nostrani, sui quali ha dato origine a una nuova sequenza di trasmissioni di informazione ed approfondimento). Un avvenimento a dire il vero piuttosto anomalo, se considerato con i criteri di Dayan e Katz: non soltanto perché “in contumacia” (le immagini dei fatti raccontati non sono state mai mostrate, e la loro stessa intenzionale assenza è anzi diventata un fatto degno di note e commenti), ma anche perché la priorità assoluta nell’annuncio stavolta non è toccata alla televisione. A far sapere cosa stava succedendo a Abbottabad è stato infatti l’utente di un social network, vale a dire un iscritto di Twitter, Sohaib Athar, di professione tecnico informatico, meglio noto con il nickname “ReallyVirtual”.
La misura dell’evento in questo caso può darla, al posto della percentuale di share, il numero dei suoi “seguaci”: passati in brevissimo tempo a più di 22mila, sono attualmente attestati a più di 104mila (per dare un termine di paragone a chi sia poco familiare con il mezzo, i più seguiti twittatori si fermano a qualche migliaio di seguaci; l’utenza Twitter del Wall Street Journal ne conta circa 800mila, il Washington Post circa 400mila).

La sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di diverso dalla consueta “liturgia mediatica” officiata dalla televisione viene potentemente rafforzata da altri dettagli: come il fatto che, subito dopo la sequenza di tweet di ReallyVirtual, la conferma “ufficiale” dell’uccisione di Bin Laden è stata data, sempre su Twitter, da Keith Urbahn, capo di gabinetto dell’ex segretario alla Difesa Donald Rumsfeld. Attraverso il social network è stata insomma non solo dato il “la”, ma impostato in maniera potente il tema stesso della sinfonia che di lì a poco sarebbe risuonata nel sistema mediatico planetario. E ad impostarlo sono stati gli utenti stessi, coloro che ne sarebbero stati spettatori ed ascoltatori: se altrettanto non si può dire tout court degli altri due eventi mediali di inizio mese (anche se i potenti thread nati sui social network, come quelli sulla sorella di Kate Middleton sembrerebbero dire tutt'altro), è pur vero che la Rete li ha almeno fattivamente accompagnati, suggerendo nuove chiavi di lettura.

Parafrasando le affermazioni di Dayan e Katz, insomma, si può dubitare che senza la Rete gli eventi stessi di cui parliamo sarebbero accaduti - dove "accadere" vuol dire in pari tempo essere amplificati ed entrare a far parte della memoria condivisa. Come se dalla liturgia sacra, officiata da un solo celebrante di fronte a un’assemblea di fedeli, stessimo impercettibilmente passando a un modello diverso, più arcaico, mosso "dal basso", assimilabile semmai agli antichi baccanali: nei quali ogni partecipante era a sua volta consacrato e consacrante, coinvolto e coinvolgente. Certo, usare questo termine così potrebbe suonare profanatorio, parlando di nozze reali e beatificazioni cattoliche: ma in fondo, visto il sacrificio rituale con cui la sequenza si è chiusa, non sembra poi così improprio.