Blogger: i nuovi padroni dell’informazione made in Usa
Blogger: i nuovi padroni dell’informazione made in Usa

Le nuove tecnologie elettroniche e digitali se da un lato favoriscono la concentrazione mediatica, dall’altro hanno consentito il sorgere di una molteplicità di voci nuove provenienti “dal basso”. Voci “minori” e “marginali” capaci però di salire alla ribalta e di fungere da stimolo all’informazione dominante. Basti pensare, appunto, ad Internet, con il suo universo di giornali on line, blog e siti di controinformazione
Come si fa a ignorare i blogger? Se solo qualche anno fa erano considerati un fenomeno di serie B, oggi , invece, rappresentano i trionfatori della informazione made in Usa. Sono diventati i soggetti fondamentali per questo nuovo tipo di comunicazione basato sui siti di posta elettronica e sui social network.
Le nuove tecnologie elettroniche e digitali se da un lato favoriscono la concentrazione mediatica, dall’altro hanno consentito il sorgere di una molteplicità di voci nuove provenienti “dal basso”. Voci “minori” e “marginali” capaci però di salire alla ribalta e di fungere da stimolo all’informazione dominante. Basti pensare, appunto, ad Internet, con il suo universo di giornali on line, blog e siti di controinformazione.
E’ evidente che qualcosa sta cambiando se anche nella conferenza stampa Barack Obama di fronte a una selva di mani alzate sceglie di dare la parola al corrispondente di Politico. com, un blog. Questo è solo uno dei piccoli segnali di rispetto che non fanno altro che ratificare un dato di fatto: l'intero establishment di Washington si sveglia al mattino seguendo le regole di un rituale nuovo. Mentre sulla radiosveglia gracchia il notiziario di Npr, mentre lo schermo tv è acceso sulle cable-news di Fox o Msnbc, gli occhi assonnati s'incollano prima di tutto all'iPhone o all'iPad per scorrere la prima email mattutina proveniente dal prestigioso blog di Mike Allen: è il condensato delle notizie (e qualche volta degli scoop esclusivi) che segneranno l'agenda politica del giorno. Il successo è tale che ha costretto anche le testate più importanti ad aprire loro le porte.
Perfino il New York Times celebra il trionfo degli ex-outsider, diventati delle autentiche potenze. I nuovi Vip del giornalismo americano si chiamano Brian Beutler, 28 anni, reporter per il sito Talking Points Memo. Dave Weigel, 29 anni, inviato politico del blog Slate. Matt Yglesias, 29 anni, che creò il suo blog quando era ancora studente a Harvard e oggi è una star dell'informazione online. Tutti giovani, tutti ventenni: sono loro la vera forza d'urto di questo fenomeno. Sbarcati a Washington 4 anni fa come dei bohémien, squattrinati e privi di accesso alle fonti politiche importanti, da allora sono stati proiettati ai vertici dell'establishment mediatico.
Qual è l'impatto reale di questa generazione di ventenni sull'informazione politica americana? Nessuno mette in discussione il loro talento, né il fatto che abbiano riempito uno spazio di mercato: a cominciare dai lettori della loro stessa generazione, che consumano notizie sotto la forma abbreviata, sincopata, dei messaggi su Twitter e su Facebook. I media tradizionali ne hanno preso atto, cooptando come nuove firme alcuni di questi blogger. Ma se da un lato molti esponenti del establishment mediatico esaltano il fenomeno dei blogger che fanno opinione nella capitale "perché ha spalancato la professione del giornalista ai giovani, imponendo nuovi linguaggi", dall’altro il direttore del New York Times, Bill Keller, scende in campo personalmente per difendere la centralità della stampa ), in quella che lui definisce "l'èra dell'informazione-guerriglia" con un'allusione anche al fenomeno-WikiLeaks (altro terremoto recente di questo settore).
Il formato online avrà sicuramente un vantaggio indubbio: lo spazio non costa come sulla carta, quindi chi ha tempo e voglia e talento può approfondire temi complicati (la riforma sanitaria, il deficit di bilancio). Ma i blog nascono e muoiono, la selezione della specie fa emergere i soggetti più resistenti: e anche quando non finiscono per essere cooptati dai media tradizionali, l'idea di doversi misurare continuamente con un "giornale di riferimento" come il New York Times non è affatto morta. In conclusione, il Web, con la sua struttura multicentrica e caotica non può sfidare direttamente la concentrazione comunicativa dei network principali, ma può condizionarla con effetti dirompenti.