Non è un Paese per laureati
Non è un Paese per laureati

Quali sono i sogni e le paure dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro? Come immaginano il loro futuro lavorativo? Università e lavoro riescono a comunicare tra loro? La redazione di effetto volta lo ha chiesto agli studenti universitari de La Sapienza di Roma.
Jenny ha 22 anni e studia Giurisprudenza. Ha le idee chiare: dopo la laurea vorrebbe iscriversi ad un master in scienze della sicurezza. Anche se per ora il mondo del lavoro è lontano, Jenny ha la triste convinzione che solo chi è “raccomandato” riesce a fare carriera. La mancanza di professionalità che si avverte in molti settori lavorativi e il tasso di disoccupazione tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni, arrivato al 29%, sembrano confermare le paure di Jenny.
Matteo ha 25 anni e frequenta la facoltà di Scienze dello sviluppo e della Cooperazione Internazionale. È un ragazzo dai mille interessi, vuole girare il mondo, conoscere nuove culture. Con un velo di nostalgia nei occhi ci racconta lo stage svolto in Africa, dove ha potuto mettere in pratica le conoscenze teoriche acquisite nel suo corso di laurea.
Anche Matteo non si illude: attualmente lavora in nero e ha costatato in prima persona la corruzione che si nasconde in certi ambienti lavorativi. Università e lavoro non riescono a comunicare fra loro: gli stage attivati all’interno dei corsi di laurea difficilmente si traducono in occasioni per crescere professionalmente.
Mario ha 20 anni ed è iscritto alla facoltà di Ingegneria. Il suo sogno: progettare una macchina che andrà nello spazio. Intanto si impegna nello studio e spera di superare l’esame di Stato che gli garantirà l’iscrizione all'Albo degli Ingegneri.
I timori di Mario per la mancanza di posti di lavoro e per l’alto grado di competizione nel settore in cui vuole specializzarsi non sono infondati: dal primo Rapporto sugli ingegneri in Italia, uscito a febbraio 2011 e redatto dal Centro studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), emerge un aumento del numero dei giovani che hanno conseguito l'abilitazione professionale. Nel 2009 sono stati 13.497, con un +3,3% rispetto al 2008. Secondo i dati Istat nel 2009 gli ingegneri erano 547 mila con un tasso di disoccupazione del 4%.
Lorenzo ha 23 anni e studia Economia. Non ha mai svolto uno stage ma crede che sia un’esperienza utile per acquisire nuove conoscenze. Come Mario anche Lorenzo pensa che le maggiori difficoltà che incontrerà nel mondo lavorativo siano rappresentate dalla mancanza di posti di lavoro e dal fenomeno sempre più dilagante delle raccomandazioni.
Migliaia di diplomati e laureati ogni anno emigrano perché non trovano in patria lavori all’altezza della loro istruzione. Solo nel 2010 sono stati 66.077 i giovani che hanno lasciato l’Italia. Il nostro è un paese vecchio, che invecchia male, dove scarseggiano le imprese ad alta tecnologia e non si producono posti di lavoro sufficienti neanche per un paese che ha la metà dei laureati dell´Ocse.
Il rallentamento economico che ha colpito l’Italia si è fatto più marcato proprio negli anni in cui il precariato ha cominciato a diffondersi. Questo significa che la precarietà non ha risolto il problema della disoccupazione giovanile né ha aumentato la crescita economica. Chi ha fra i 16 e i 24 anni continua ad avere un rischio di disoccupazione 4 volte più alto di chi ha più di 30 anni.
La maggior parte dei giovani intervistati considera un problema la presenza sul mercato di altri laureati, nonostante l’ultimo rapporto Almalaurea abbia evidenziato come ogni anno diminuisca il numero delle immatricolazioni. Non sono i laureati ad essere troppi, sono i posti di lavoro che scarseggiano.Studiare conviene ancora anche se meno di un tempo. Lo conferma anche il rapporto Unioncamere: le assunzioni di laureati e diplomati tra il 2004 e il 2009 sono cresciute dall’8,4 % all’11,9%, mentre quelli con la sola licenza dell’obbligo sono diminuiti dal 41% al 30,4%.
Gli studenti intervistati che hanno già avuto esperienze nel mondo del lavoro, mostrano poca fiducia nei confronti di stage e tirocini: con la labile speranza che un giorno lo stage si tramuti in un’assunzione i giovani lavorano gratis per mesi fino a quando non vengono rimpiazzati da altri ragazzi disposti a tanto. Un modo sicuro per garantire alle imprese manodopera a costi zero.Ecco come immaginano il loro futuro lavorativo i giovani universitari.
Eccola la generazione senza contratto a tempo indeterminato e per questo, senza sicurezza economica; una generazione che arriva a credere che il lavoro sia un privilegio più che un diritto garantito dalla nostra Costituzione. Questione di fortuna, null’altro. Una generazione che assiste sgomenta al fenomeno sempre più diffuso delle raccomandazioni, dove contano di più le conoscenze e le parentele piuttosto che le competenze. Una generazione dal futuro immobile e dal presente perennemente in bilico.